Come evitare la trappola degli anglicismi

A cura di Ester Dolei

Nell’era della globalizzazione e dell’uso sfrenato di anglicismi, è grande la tentazione, per i giornalisti italiani, di imitare le strutture sintattiche dell’inglese. Queste libertà linguistiche hanno un impatto non indifferente sull’evoluzione della nostra lingua.

In un testo, ogni parola conta e gli anglicismi possono generare confusione o, addirittura, creare dei malintesi: ad esempio, perché parlare di un cartoonist piuttosto che di un fumettista, considerato che il termine italiano è, in tal caso, preciso?

Uno dei compiti di chi scrive per lavoro è quello di “tradurre” l’informazione e presentarla con chiarezza. In particolare, deve scegliere con cura le parole, in modo da non dare adito a fraintendimenti. Non tutti gli italiani, infatti, conoscono il significato delle parole tryvertising, crowdfunding o reporting.

In italiano corretto, si dice a dire il vero e non per dire la verità (traduzione letterale di to say the truth) e si parla di un accanito sostenitore, non di un agguerrito difensore. Se l’ascoltatore o il telespettatore dovesse trascorrere il suo tempo a interpretare, il messaggio gli sfuggirebbe. Potrebbe addirittura arrivare a chiedersi se queste approssimazioni linguistiche non riflettano una mancanza di rigore.

Nonostante gli anglicismi siano presenti nella nostra lingua da più di un secolo, solo recentemente i media hanno cominciato a diffondere alcune frasi fatte quali: business intelligence, fact checking, media training. Alcune parole italiane sono persino state incorporate in queste strutture, ad esempio in un e-conto o in una e-fattura.

Secondo la linguista Henriette Walter, tale costruzione è pericolosa soprattutto a causa della sua ambiguità: la e, che corrisponde alla lettera iniziale della parola electronic, come dovrebbe essere pronunciata? Come una e o come la i di i-phone? “È più semplice, rapido, ci si lascia andare ma bisogna lottare. Bisogna interrogarsi sulle parole da utilizzare, dato che gli interlocutori ne rimangono influenzati, anche inconsapevolmente”.

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