Più libri, più liberi 2017: il nostro reportage

Anche quest’anno La Matita Rossa è tornata a Più libri più liberi (PLPL, per gli affezionati). Le novità di quest’anno sono state diverse: la più evidente, la location.

La manifestazione è stata infatti spostata al nuovo centro congressi, una struttura futuristica in vetro e acciaio, famosa perché ospita La Nuvola di Fuksas.

Partiamo dunque dalla più grande novità: editori, addetti ai lavori e visitatori si aspettavano di galleggiare tra i libri, morbidamente avvolti dalle tele della nuvola.

Nella realtà editori, addetti ai lavori e visitatori si sono trovati al piano interrato (raggiungibile solo attraverso una – una! – scala mobile), sotto un soffitto di tubi metallici neri… insomma, tutto molto bello e futuristico ma un tantino opprimente, soprattutto se ci devi passare cinque giorni.

In sintesi, ecco i pro e i contro della location.

 

Pro:

  • Diciamolo subito, la Nuvola è bella. Più che stare in mezzo a una nuvola sembra di essere in un’astronave di Star Trek, ma chi può dire che non si tratti di un bell’esempio di architettura?

  • Il nuovo centro congressi è anch’esso bello, si può migliorare l’organizzazione, ma rispetto alla vecchia location di fascista memoria qualcosa si è guadagnato.
  • Gli spazi sono più contenuti, dunque si limita l’effetto dispersione del vecchio centro congressi, con enormi stand istituzionali francamente inutili.

 

Contro:

  • Lo spaesamento. Gli addetti ai lavori dell’editoria sono creature semplici, metodiche, un po’ abitudinarie. Dopo anni e anni di monopoli sugli spazi, tutti conservavano una geografia interiore della fiera, che è stata spazzata via. Dov’è la Fazi? E la Voland, dove l’avete messa?! Dove sono? Chi sono? Sono stato risucchiato in un universo alternativo?
  • L’organizzazione ha scricchiolato. Ok che è il primo anno e che ci sono ancora i cantieri intorno, ma enne-ore di fila per entrare non si possono fare, come non è possibile avere un solo ascensore manovrato a mano in stile Ottocento, come non è assolutamente possibile non avere due tavolini per prendere un caffè al bar. (I tavolini, i tavolini, cari architetti! Come fate a disegnare una nuvola bellissima e a dimenticarvi due pulciosi tavolini da caffè?) Gli addetti ai lavori dell’editoria sono creature semplici.
  • Il bianco dona sempre, ma dopo un po’ dà la nausea, in senso letterale. La luce delle sale ricreava per i visitatori il set di un film di fantascienza, con muri bianchi ovunque, pavimenti bianchi, scale bianche: inquietante.

 

Ma insomma, direte voi, come è andata la fiera, location a parte?
A noi sembra bene. Già da giovedì si poteva vedere un bel po’ di gente in giro.

Gli editori, ci dicono, hanno venduto bene, meglio dello scorso anno. Non ci è però chiaro in quanti siano effettivamente rientrati dai costi.

 

Motivi del successo di quest’anno:

  • Semplicemente, molti sono venuti anche per vedere la Nuvola. Bisognerà dunque vedere se questo incremento di pubblico verrà confermato o meno il prossimo anno.
  • Si è fatta pulizia: l’incremento dei costi per espositore (ci dicono intorno al 30%) ha tagliato fuori un po’ di piccoli editori che però, dobbiamo dire, non giovavano alla fiera. Soprattutto i “piccoli” con un catalogo non ancora ben definito e i mai abbastanza bistrattati editori a pagamento.

Dunque un po’ perché gli editori erano di meno e in uno spazio più concentrato, un po’ perché gli ingressi sono aumentati, in certi momenti sembrava di stare a Woodstock (la massa di visitatori esulta alla vista dei libri, in una foto di repertorio, qui sotto).

 

Perplessità:

  • Non si è capito quanto l’aumento dei costi abbia inciso sull’effettivo guadagno. Gli organizzatori hanno battuto cassa proprio su tutto, non solo sugli stand (e si parla di un ulteriore aumento per il prossimo anno!). I pass erano centellinati, i biglietti per i professionali aumentati, panini e bibite venduti a prezzi che manco fossero stati preparati da Cracco con le sue stesse mani.
  • Qualche editore, anche piccolissimo, ci è mancato. I costi non hanno permesso la partecipazione dell’Ortica Editrice, ad esempio, così come di Las Vegas, che ha dato forfait.
  • Qualche editore a pagamento o a doppio binario ha resistito, purtroppo: ma è così difficile fare pulizia?

Per approfondire, su Scrittori in causa ci si è occupati dell’argomento.

 

Noi come ogni anno ci siamo divertiti moltissimo, in ogni caso. È difficile non farsi prendere dalla sindrome di Stendhal, e ci eravamo ripromessi di fare pochi acquisti (quest’anno in verità è stato più facile, perché i furbissimi architetti e organizzatori si sono dimenticati di mettere uno sportello bancomat e non tutti gli editori avevano il Pos abilitato). Comunque, a parte queste piccole dimenticanze organizzative, siamo finiti poveri pure quest’anno.

 

La cosa che amiamo di questi eventi, alla fine, è rivedere gli amati colleghi, quelli che sentiamo sempre via e-mail ma che incrociamo solo alle fiere, in coda per i panini di Cracco o in giro per gli stand. Quelli che ci offrono una sedia, un limoncello (i liquori home made della Neo sono sempre buonissimi!), una birra, una pacca sulle spalle, un abbraccio, un’ambitissima copia stampa.

 

Lista degli editori dove abbiamo lasciato il cuore e anche il portafoglio:

  • 001
  • Add
  • Atlantide
  • Donzelli
  • Emons
  • Fazi
  • Gallucci
  • Gorilla Sapiens
  • Gran via
  • laNuovafrontiera
  • Laurana
  • Neo
  • Omero
  • Sur
  • Voland

 

Ecco parte del bottino!

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