Curarsi con i libri, ovvero la “biblioterapia”, un rimedio miracoloso?

Traduzione di Gloria Salvatori

Secondo il filosofo inglese Alain de Botton, la letteratura non è inutile. È un modo di conoscere meglio se stessi, di affinare il buonsenso e di rinnovare la speranza.

Andare in farmacia o leggere, bisogna scegliere

 

Prima del XIX secolo si riteneva che i libri fossero fatti per insegnarci come vivere e come morire

Nel 2016, la rivista americana “Annual Review of Psychology” ha pubblicato una notizia alquanto sorprendente. Stando alle TAC del cervello, la conclusione è molto semplice: la lettura, così come “vivere un’esperienza reale”, stimola le stesse aree cerebrali. Perciò, i circuiti neuronali sollecitati durante la lettura migliorerebbero le nostre capacità di adattamento sociale, la nostra propensione a vivere e a comprendere cosa provano gli altri. Di fatto, leggere è un’esperienza di vita, che ci insegna come vivere e come morire.

 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso” (Proust)

È quello che tenta di dimostrare Alain de Botton, autore di Come Proust può cambiarvi la vita. Secondo lui, e altri studi a sostegno di questa tesi, “un libro ci permette di vivere le emozioni che la vita non ci consente di sperimentare”, è uno stimolatore della realtà, un indice rivelatore della nostra vita interiore. “Ogni grande autore è un esploratore… degli angoli più remoti, nuovi e misteriosi di noi stessi e degli altri. Gli scrittori fanno uscire allo scoperto le nostre terre interiori inesplorate, le raffigurano, le descrivono”.

 

La biblioterapia, ovvero la lettura costante di libri, è uno strumento per fare il punto su ciò che non conosciamo bene

La biblioterapia venne introdotta all’indomani della Prima guerra mondiale per “curare” i soldati che avevano subito traumi durante la Grande Guerra. Poco diffusa in Europa, la biblioterapia cozza con i pregiudizi del Paese delle lettere: il concetto di assoluto in letteratura, la sua sacralità. Sarebbe volgare trovarvi un senso oltre alla bellezza e condividerlo con la massa!

Allo stesso tempo, a volte, abbiamo una visione denigratoria della letteratura d’intrattenimento, quasi separata dalla cultura, perciò senza scopo. Fatta per le “teste vuote”.

 

Curarsi con i libri

Ed eccoci al dunque: alcuni “strizzacervelli” stimolano la psiche dei loro pazienti facendo leggere ad alta voce romanzi e poesie. Attenzione, la posologia è fondamentale. Troppi romanzi rosa, ad esempio una dose eccessiva di Harmony, possono indurci a pensare che un’infermiera carina, ma povera, sposerà sempre un primario ricco e affascinante. Fate attenzione perché la letteratura è un modello, descrive cosa può essere o deve essere una relazione. Travisare la realtà e nascondere la verità o le verità, dividere meccanicamente l’umanità in buoni e cattivi comporta dei rischi.

Pertanto, contrariamente a quanto si pensa, i “feel-good books” possono provocare nuove patologie. E non meno gravi.

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1 reply

  1. Che bello questo articolo, grazie della lettura.

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