Le nostre letture di luglio

Se ci seguite da un po’ sapete che i libri che proponiamo ogni mese hanno quasi sempre un tema comune. E il tema del mese di luglio ha a che fare con la bellezza.

La bellezza che uccide, come quella degli occhi di ghiaccio di Carla, protagonista del romanzo “Una storia nera” di Antonella Lattanzi, la bellezza dello stile di questo romanzo, delle frasi lunghe, intricate, ma chiare e trasparenti come epifanie.

La bellezza che sta nelle piccole cose e nelle scelte più difficili e liberatorie, quella che abbiamo trovato tra le pagine di “Il rumore delle cose che iniziano” di Evita Greco. Nella scelta fragile delle parole e delle immagini.

Ma anche la bellezza dell’errore, del rifiuto, del fallimento dei racconti di “Per te morirei” del grande F. Scott Fitzgerald, perché la speranza è sempre di casa quando fai lo scrittore, anche solo nel gesto del mettere su carta qualcosa che ti sfugge e che vuoi comprendere, consapevolmente o meno.

E infine la bellezza dei dettagli, le scelte di regia, diremmo, in “Il tuo nemico” di Michele Vaccari: uno sguardo e un linguaggio originali e espressionistici, da storyteller, scomodi e penetranti.

Quattro libri, quattro autori completamente distanti tra loro, ma tutti accomunati dalla bellezza.

 

In “Una storia nera” (Mondadori), Antonella Lattanzi racconta una vicenda famigliare romana segnata dalla violenza e dalla tragedia.

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Vito e Carla sono separati ormai da alcuni anni e hanno tre figli: Nicola e Rosa, che vivono insieme, in una casa condivisa con altri coinquilini, e la piccola Mara, di tre anni, che vive con la madre nella casa in cui passato la famiglia si era riunita ogni giorno.

Il matrimonio tra Vito e Carla è fallito per via della violenza. Vito è un uomo geloso e l’ha sempre picchiata, la picchia ancora, appena le capita sottomano.

Si tratta di una famiglia segnata da sempre dalla tragedia: persino i figli si attendevano che prima o poi sarebbe accaduto qualcosa, ma pensavano alla loro madre, non al padre.

Invece succede che a un certo punto Vito sparisce, in un’estate calda e infestata dai gabbiani e dall’afa, e viene ritrovato dopo pochi giorni in una discarica, senza vita.

La notizia drammatica travolge i figli di Carla, ma anche i parenti di Vito, originari della Puglia, di Massafrà; in particolare la sorella di Vito che sa dei “tradimenti” di Carla – se così si possono definire quelli di una donna separata.

Carla vedeva ormai da alcuni mesi un altro uomo, Manuel, però in pochi sanno che Vito vedeva ormai da più di quindici anni un’altra donna, Milena – anche lei dunque segnata dalla tragedia, insieme alla figlia Paola.

Dal ritrovamento del corpo in poi, una serie di fatti, indagini, interrogatori portano alla confessione dell’assassino – che qui non vi raccontiamo per non anticiparvi troppo – e che avviene circa a metà romanzo, seguita a ruota dal processo e dalle conseguenze di questo disastro nella vita delle persone coinvolte.

Dopo questa lettura, così vera, così fitta, fatta di parole piene di senso e mai scontate, sarà difficile leggere altri thriller o altri romanzi capaci di coniugare letterarietà ricerca stilistica, e trama scelte pubblico. L’asticella dell’aspettativa si è alzata a livelli pericolosamente alti.

 

18095292_430281114013032_2943050838353903616_n“Il rumore delle cose che iniziano” di Evita Greco (Rizzoli) è invece uno di quei romanzi sui quali non puoi fare a meno di sottolineare le frasi, collezionarle come citazioni, appuntarle altrove per ritornarci quando hai più bisogno di riflettere – o di conforto.

Potremmo definirlo un romanzo sulla ricerca di se stessi e della felicità, una felicità che sta nell’azione, nel sapere sempre a che punto ci troviamo della nostra esistenza.

Lasciarsi vivere può portare a conseguenze disastrose e non è quello che i personaggi devono fare per poter essere felici.

Nonostante non ci siano categorie nette tra ciò che è giusto o sbagliato, siamo alla fine in grado di capire quale strada può guidare i nostri passi verso il momento in cui guardando un ulivo in giardino o infornando dei biscotti sapremo esattamente chi siamo e cosa vogliamo.

artisti25-320x249-300x233Alle “cose” di questo romanzo vi ci affezionerete di certo, così come ai personaggi, vivrete un po’ del loro percorso tra le righe, ne siamo certi.

Per sua nipote Ada, Teresa aveva inventato un gioco quando era solo una bambina: ogni volta che una cosa bella sembrava finire, bisognava tendere le orecchie e far attenzione ai rumori. Così sarebbe stato possibile riconoscere il rumore delle cose che iniziano, anche quando sembrava difficile, anche quando saremmo stati abbandonati o feriti da qualcuno, anche adesso che nonna Teresa è ammalata di cancro e non potrà più tornare a casa e prendersi cura di Ada.

Giulia, l’infermiera che cura nonna Teresa e instaura una bella amicizia con Ada tra i corridoi dell’ospedale, e Matteo, un uomo già impegnato che però regala a Ada momenti stupendi e amore disinteressato, l’aiuteranno a capire la sua strada. Non senza colpi di scena.

La cosa più bella è che ogni personaggio è protagonista, in fondo, in questa storia e tu puoi essere chi vuoi, ricominciare quando vuoi.

 

_francis-scott-fitzgerald-1491685572“Per te morirei e altri racconti” (Rizzoli) è un’opera imperdibile se già avete amato altri libri di Fitzgerald. Una serie di short stories rifiutate, incomplete, dimenticate dallo stesso autore, con l’aggiunta di qualche soggetto per il cinema. Si tratta, in sostanza, di una cronologia del fallimento di F. S. Fitzgerald.

C’è chi li ha già ribattezzati «racconti del crepuscolo». Ma leggendo le 464 pagine del volume, tradotto in italiano da Vincenzo Latronico, riusciamo a vedere ben più di questo. Tra le righe, si insinua, di tanto in tanto, una luce verde (chiaro riferimento alla luce verde di Gatsby).

Non che i temi di queste storie siano tanto inclini al sogno: suicidio, miseria, alcolismo, furto, pazzia, malattia, corruzione – è soprattutto per questi contenuti espliciti che i racconti non furono pubblicati all’epoca, perché ritenuti troppo cupi, molto lontani dagli apparentemente scintillanti racconti e romanzi per cui Fitzgerald era riconosciuto dal pubblico.

Il punto è che, quando chiudiamo il libro, non possiamo fare a meno di notare che, ancora una volta, nonostante le brutture e le difficoltà che abbiamo letto e che intuiamo essere state parte della stessa vita dell’autore, rimane sempre una piccola apertura alla speranza.

Che Fitzgerald, sotto sotto, abbia atteso, fino alla fine, in sciarpa e cappotto in piena estate, colto da uno dei suoi ultimi attacchi di tubercolosi, la chiamata di un’ipotetica Daisy, prima di morire nella sua piscina?

I personaggi dei racconti, quasi tutti sotto i trent’anni, con l’eccezione di qualche storia, assomigliano moltissimo ai giovani di oggi, sorprendentemente: hanno le stesse paure, le stesse disillusioni, gli stessi sogni, la stessa difficoltà a comunicare.

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Vivono dunque tematiche serie, relative spesso alla propria identità e al loro posto nel mondo, ma lo fanno con la leggerezza che contraddistingue la loro età (leggerezza non vuol dire superficialità, Fitzgerald ce lo dimostra ogni volta).

Fitzgerald ci racconta ancora, a distanza di decenni, che saper fallire vuol dire avere un «dono straordinario per la speranza», vuol dire avere successo. Per il solo fatto che non smise mai di tentare di replicare la bellezza, quella profonda però, che sa di verità. E la sua nave forse poteva imbarcare acqua ogni tanto, ma rimaneva a galla dignitosamente ed era capace per questo di traversate ancor più leggendarie.

 

5438FAU000_3E infine “Il tuo nemico” di Michele Vaccari, il libro in cui apparentemente faresti più fatica a riconoscere la bellezza, in un mondo scuro e difficile come quello raccontato – che pare tanto simile al nostro di mondo.

Capita che quando il presente è così vicino, ci stai vivendo dentro, tutto si distorca. Non sei abbastanza lontano per apprezzare l’insieme, non sei abbastanza vicino per notare i dettagli minimi nella loro specificità.

La trama, sull’aletta d’apertura della copertina, pare abbastanza semplice, di primo impatto.

Gregorio, il protagonista, è un genio dell’informatica e anche il bersaglio dei bulli della scuola. La sua professoressa di economia gli comunica l’intenzione di sostenere la sua candidatura al MIT di Boston, e Gregorio è felicissimo, se non fosse che i suoi genitori non approvano, frustrano le speranze del figlio, le mettono a tacere con gesti ordinari, scelte borghesi.

In un mondo in piena crisi, Gregorio fa comunque la sua scelta, anche se obbligata, e diventa un NEET (giovani che non studiano e non lavorano).

Nel frattempo, dall’altra parte della città, una sua coetanea, Gaia, è stata arrestata per aver hackerato il sito di un noto esponente politico, sperando di farsi notare da Anonymous, in cui sogna di entrare.

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La madre, ex dirigente del ministero dell’Istruzione, la obbliga a partecipare a un’operazione governativa segreta senza precedenti nella storia del web.

E a un certo punto le loro storie si incroceranno in un viaggio che permetterà a entrambi un’evoluzione o quantomeno metterà sulla strada molte domande.

Leggendo entri in un mondo che ti coinvolge fin dalle prime righe. Ma è solo quando ti accorgi che la trama, la struttura del romanzo vanno di pari passo con il linguaggio, con le scelte di stile, che subito tutto diventa evidente: la bellezza di questo romanzo sta nella diversità, nella polifonia delle voci e degli sguardi messi in campo dall’autore, che coincidono con la complessità del mondo rappresentato.

Molto cinematografico, fittizio in maniera evidente, talvolta, ma per questo motivo ancora più vero, ai nostri occhi.

Un paradosso? Leggetelo e ci direte.

 

 

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