I consigli di Stephen King per creare la vostra storia

Traduzione di Gloria Salvatori

Secondo il famoso scrittore americano Stephen King, descrizioni dettagliate consentono ai lettori di immaginarsi con esattezza le scene. In On writing, affronta tutti questi temi, e molti altri. Qui facciamo un resoconto dei concetti fondamentali, relativi al suo must: “Show, don’t tell”.

 

9788888320861Il punto d’incontro principale tra cinema e scrittura creativa è l’interesse per l’immagine, che risplende negli occhi e nella mente. Un romanzo racchiude in sé più che semplici immagini: contiene una trama, uno stile, un tono, dei pensieri, dei personaggi e un’infinità di altre cose, ma è il lavoro sull’immagine a far sì che un romanzo esca dagli schemi, a dargli vita, a farlo risplendere di luce propria.

I cavilli della narrazione devono rispettare una storia, una semplice invenzione dell’uomo delle caverne, il quale, la sera, coinvolgeva il suo pubblico attorno al fuoco, procurandosi talvolta anche un pezzo di carne se la storia era appassionante. Le prime royalty del narratore! Ma una storia scaturiva da un’immagine: dalla ricchezza di un mondo, di un luogo e di una trama. E in questo caso, lo scrittore è sempre un passo avanti rispetto al regista che deve attendere le condizioni meteorologiche adatte, la luce adatta, l’inquadratura adatta per girare.

Succede che gli aspiranti scrittori abbiano il problema di non riuscire a descrivere quello che immaginano. Il più delle volte, è perché non si raffigurano abbastanza quello che cercano di descrivere. Un esempio: uno scrittore esordiente potrebbe scrivere: “Era una vecchia casa sinistra”, pur sapendo che non va bene, ma senza capire del tutto il perché. Un po’ come un prurito irraggiungibile in mezzo alla schiena. “Era una vecchia casa sinistra” non è un’immagine, è un’idea. Le idee non hanno alcun accenno di emozione, sono neutre. Un lettore non ha bisogno di leggere che una casa è “sinistra”, deve potersene rendere conto leggendo la descrizione di questa casa.

 

L’immaginazione e la memoria

Se esiste un buon consiglio, per gli scrittori che stanno imparando l’arte della narrazione, è che la rappresentazione non prende forma dalla penna dello scrittore, bensì nella mente del lettore. Per mettere in evidenza i punti che vi sembrano più importanti, dovete consentire al lettore di fare del vostro schizzo un ritratto.

Pertanto, delle buone descrizioni sono all’origine di una buona rappresentazione. In che modo, quindi, stabilire i dettagli da includere e quelli da escludere? La risposta è semplice, ma difficile da mettere in pratica: mantenete i dettagli che vi colpiscono di più, quelli che vi sembrano più chiari, tralasciate tutto il resto. Gli occhi trasmettono immagini al cervello. Se vogliamo trasmettere immagini ai nostri lettori, allora dobbiamo ricorrere a una specie di terzo occhio: quello dell’immaginazione e della memoria. Gli scrittori che descrivono poco o per niente non si servono di quest’occhio. Altri lo aprono solo a metà. Durante la scrittura di una scena, la vedo come vedo ciò che si trova davanti a me, e ciò che vedo lo trasmetto attraverso descrizioni necessarie.

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Lavorare sull’immagine non è però creare una scena fornendo tutti gli elementi (questo vale per i fotografi, non per gli scrittori), ma fornire dettagli sufficienti per suscitare una sensazione. E lo scrittore deve fidarsi abbastanza del suo senso della rappresentazione per sapersi fermare quando è necessario. Poiché, come tutti noi sappiamo, il piacere della lettura, che nessun film può eguagliare, è il piacere di visualizzare una scena nella propria mente, di essere l’unico a immaginarla in un certo modo. Il lettore ha un suo terzo occhio; il lavoro dello scrittore è semplicemente fornirgli uno spettacolo.

 

Visualizzate prima di scrivere

Troppi scrittori alle prime armi hanno l’impressione di doversi assumere tutto il lavoro della rappresentazione, diventando così gli occhi del lettore. Non è così. Usate verbi moderni, evitate la forma passiva e i cliché, siate precisi e raffinati, tralasciate le parole superflue. La maggior parte di queste regole, e di altre centinaia che non stiamo qui a puntualizzare, verranno da sé, a patto che manteniate due promesse: la prima è di non offendere la visione del lettore, la seconda è di visualizzare tutto prima di scrivere.

Quest’ultima promessa può portarvi a scrivere più lentamente del solito, soprattutto per passare dalle idee (“Era una vecchia casa sinistra”) alle rappresentazioni. Quanto alla prima promessa, richiederà riscritture minuziose in caso di uso eccessivo delle descrizioni. Che vi piaccia o no, dovrete tagliare e concentrarvi sull’essenziale.

Supponiamo che vogliate descrivere (e di conseguenza creare) un’immagine: una grande città in un giorno di pioggia, e far percepire un’atmosfera cupa. Chiudete gli occhi e cercate adesso di visualizzare questa città, questa pioggia, quest’atmosfera. Avete aperto gli occhi troppo presto. Riprovate, 30 secondi, magari anche un minuto. Cosa avete visto? Un orizzonte? Degli edifici? Una vista aerea? Il cielo era sereno o minaccioso? Avete visto delle persone? Uomini che tenevano stretto il cappello, chinati in avanti, con il cappotto gonfiato dal vento? Donne che tenevano degli ombrelli? Taxi che avanzavano tra le pozzanghere? Queste descrizioni sono ottime, sono la testimonianza di un lavoro sull’immagine.

Ma ora supponiamo che mettiate a fuoco la vostra visione, che posiate lo sguardo su un punto qualsiasi di questa città grigia, piovosa e lugubre. Sono le 15 e piove a dirotto, guarda un po’! Senza contare che è lunedì, che disdetta! Chiudete di nuovo gli occhi, questa volta per un minuto intero, e visualizzate cosa sta succedendo in un punto preciso. Avete visto l’autobus che ha schizzato una passante? I volti delle persone che attraversano con indifferenza o nascoste dietro il loro giornale? La pubblicità sul retro dell’autobus, sfocata a causa delle goccioline di pioggia? Avete visto la tettoia del negozietto di alimentari dall’altra parte della strada, da cui scorrevano dei rivoli d’acqua piovana? Avete sentito l’acqua gorgogliare nelle tubature? E quando le macchine frenavano davanti al semaforo rosso, avete visto le luci dei loro fari posteriori riflettersi sul manto stradale?

Alcune di queste scene forse, ma di certo non tutte. Magari avete visto altre scene, altrettanto interessanti, magari anche frammenti di una possibile trama, un uomo che correva sotto la pioggia, che dava un’occhiata alle sue spalle, o un bambino con un impermeabile giallo spinto brutalmente in macchina, o magari soltanto delle immagini. Ma che ci crediate o meno, se avete un’immagine, potete metterla per iscritto. Se avete dubbi al riguardo, provate a scrivere subito quello che avete visto. Conoscete quella sensazione: scrivere vuol dire rivivere e, scrivendo, l’immagine diventerà sempre più chiara e bella per la sua accuratezza.

Scrivete un paragrafo, scrivetene due. Poi create un personaggio che vivrà questo lunedì piovoso. Oppure, se una parvenza di trama si è manifestata davanti ai vostri occhi, inseguitela prima che svanisca. Seguite l’uomo che corre, o entrate nella macchina per scoprire chi ha spinto il bambino e perché. Ne sarete capaci, se spalancate il vostro terzo occhio.

Un’ultima osservazione: non lasciatevi mai trasportare completamente dalla rappresentazione. Gli occhi vedono tutto, ma la mente dietro di essi deve valutare cosa conservare e cosa buttare. Una volta che avrete abituato il vostro terzo occhio a vederci in maniera chiara, la penna non potrà star ferma. Se scrivete narrativa, non volete asfissiare i vostri lettori. Ricordatevi che la rappresentazione porta alla trama e la trama provoca tutto il resto. Ma ricordatevi anche che il piacere più grande dello scrittore è vedere, e vederci perfettamente. Il terzo occhio può vedere all’infinito. È un po’ come avere un luna park nel cervello, nel quale tutte le giostre sono gratuite. Perciò mettevi alla prova.

 

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