Le nostre letture di giugno

Questo mese parliamo di esordi. I quattro romanzi che abbiamo letto per voi hanno in comune proprio questo aspetto: sono tutte opere prime.

Sono romanzi molto diversi tra loro, ma comunque possono essere considerati un biglietto da visita degli autori.

Anche questo mese ce n’è per tutti i gusti.

romanzo ignoranteIniziamo da un bel romanzo da ombrellone, Romanzo ignorante, di Alberto Tondella (Fratelli Frilli).

Tondella è del 1969 e ne ha viste e vissute parecchie, come si evince dagli episodi che racconta all’interno di questo giallo suis generis, che paiono essere, in parte, autobiografici (con le dovute rielaborazioni, è ovvio).

Quando iniziamo a leggere le prime pagine non riusciamo davvero a capire dove risieda l’ignoranza in questo romanzo. Non nella scrittura, che è sì semplice e diretta, ma comunque curata, nel complesso. Non nella trama, che pare scorrere in maniera molto interessante nell’alternanza di diversi luoghi e diversi personaggi. Non nei temi, che subito ci accorgiamo essere importanti (il razzismo, la speculazione in ambito farmaceutico, la difficoltà di intrattenere relazioni personali profonde, il qualunquismo).

Poi, man mano che andiamo avanti, ci rendiamo finalmente conto. Come un’illuminazione. L’ignoranza, ci diciamo, sta nell’inconsapevolezza dei personaggi, nella loro imprevedibilità a volte, che li rende incoerenti e li spinge a compiere azioni fuori da ogni logica. Sono azioni a volte improbabili per il lettore (tanto che spesso siamo costretti a rinegoziare il patto di verosimiglianza con il narratore) ma nel complesso i capitoli brevi e la velocità della storia, il linguaggio quotidiano, il piccolo mondo interiore di ogni personaggio ci fanno girare la pagina.

Seguiamo così la vicenda di Leo Morelli, proprietario di un’agenzia pubblicitaria di Torino, che si ritrova suo malgrado e per curiosità in un’indagine che lo porterà a infiltrarsi in un’industria farmaceutica internazionale, con sede periferica proprio a Torino, che si proclama paladina della ricerca contro il cancro ma che nasconde in realtà omicidi, occultamenti, mobbing e molto altro. Leo si innamorerà anche di una donna, una rossa tutto pepe dalla personalità indefinita. Ma tanto per complicare la situazione, in parallelo corre un’altra storia, ambientata in un paesino di provincia del biellese, in cui un gruppo di ragazzi si propongono di debellare l’immigrazione, si eleggono difensori dei geni nordici (nonostante nel loro giro ci siano un siciliano e uno straniero, perfettamente integrati). Di fatto, si comportano da delinquenti. Il tutto in nome di un “bene superiore”, della retorica del patriottismo.

Queste due linee narrative, unite a brevi scene ambientate in ambito internazionale (Valencia, New York), si intrecciano in conclusione in una scena sensazionale, da film americano, inaspettata.

Alla fine comprendiamo che l’ignoranza può essere intesa anche come impossibilità di capire, in un mondo tanto complesso e personalistico come quello di oggi, in cui muoviamo letteralmente al limite tra il bene il male, tra gli eroi e gli antagonisti.

Bella l’ironia a condire ogni pagina.

 

9788898451548_0_0_1535_80Il secondo libro di cui vogliamo parlarvi è L’antagonista di Edoardo Zambelli (Laurana editore). Tutt’altro scenario, tutt’altra storia, tutt’altro intento. Si tratta di un romanzo piuttosto letterario che, per nostra fortuna (e per la fortuna di tutta la categoria) ha uno stile scorrevole, pulito e privo di orpelli.

Anche la storia si fa seguire, in un plot che man mano si complica e in una confusione subito esplicita tra realtà e finzione letteraria.

Il romanzo si apre con un uomo, seduto sul divano di casa sua, davanti alla televisione. Un uomo che all’improvviso, guardando una mosca strofinare le sue zampe sullo schermo, assume consapevolezza e si slega dallo stato d’apatia in cui è finito da quando sua moglie non vive più con lui. Sono passati due mesi e l’unica soluzione che vede davanti a sé è partire, allontanarsi dalla sua quotidianità. Presto scopriamo che il viaggio ha anche un altro scopo: scrivere un romanzo su cui non ha mai avuto il tempo o la capacità di lavorare. Ma i tempi sono maturi e decide di alloggiare in una casa al mare, a Torre dell’Orso, un paesino pugliese disabitato d’estate.

Una volta trasferito, un’immagine continua a passargli per la mente: una donna che cammina sulla spiaggia, osservata da qualcuno, l’autore, che vorrebbe scriverne la storia ma non ne è ancora in grado. Finché un giorno si ritrova a leggere un giornale locale e scopre che una sua vecchia fidanzata, Erika, conosciuta al tempo in cui frequentava l’Università fuori sede, a Mantova, si è suicidata.

Senza sapere perché si lancia in questa ricerca disperata delle ragioni che l’hanno portata a quel gesto, divorato da un senso di colpa.

Veniamo a sapere infatti che tempo prima, Erika gli aveva scritto un’email, quasi una richiesta di soccorso, dopo aver visto il suo nome a firma di uno degli articoli che il protagonista aveva scritto per il magazine di cinema online per cui lavorava.

Ritrovare Erika e ripercorrere dieci anni in cui si sono persi di vista non sarà così semplice perché nessuno sa dove sia stata, cosa abbia fatto. Così si ritroverà a incontrare diverse persone che hanno fatto parte della sua vita o che sono state semplici meteore, passando da Mantova a Roma, per poi ritornare nella sua Puglia. Vorrebbe una redenzione, un perdono.

Un romanzo senz’altro complesso, sempre al limite della realtà, che ci lascia il più delle volte in una nebbia, che viene dal mare, e che si fa sempre più fitta e umida man mano che si avvicina a Mantova e al passato, in una continua fuga verso qualcosa di non meglio definito.

Ci è piaciuto perché mette in scena la confusione mentale dei personaggi (e di rimando del lettore) descrivendo piogge incessanti, nebbie eterne, luoghi-non luoghi, come quelli della memoria. E lo fa con una scrittura fatta di dettagli illuminanti che abbiamo sotto il naso tutti i giorni, verosimili, ma che leggendo ci paiono eccezionali, un linguaggio molto controllato. Ci è piaciuto perché molto ricorda il realismo magico con incursioni nella coscienza, nella memoria e nel sogno e un simbolismo molto forte. Inquietante.

 

9788869051739_0_0_1493_80Il terzo romanzo Le due metà del mondo, di Marta Morotti (Harper Collins Italia) potremmo definirlo un romanzo sociale e “pratico” perché racconta le vicende quotidiane di una ragazza, Maria, che a diciannove anni deve costruire il suo futuro, tenendo conto di una situazione familiare non troppo semplice.

Maria ha infatti un fratello nato prematuro, con ritardo mentale, una madre sconvolta e distanze e un padre autoritario che la vorrebbe a lavorare in una fabbrica, come lui, per aiutare economicamente la famiglia, mentre lei vorrebbe studiare Psicologia.

Maria è un’accanita lettrice di romanzi, riviste, della Bibbia, perfino. Ma i soldi non bastano per arrivare a fine mese e i libri diventano degli ostacoli.

Lucia e Alfio, i genitori, si sono trasferiti anni prima dall’energica valle dei templi di Agrigento alla nebbiosa Torino, dove Alfio ha trovato lavoro alla Fiat. Il loro amore è cresciuto con la nascita di Maria, una bimba attenta e intelligente che ha creato con suo padre un rapporto di simbiosi. Ma poi è nato Omar, il fratello “problematico” che tutti amano ma che nessuno capisce.

Maria alla fine si troverà a dover fare i conti con il dolore dell’incomprensione, per una casualità tanto ingiusta, che ha colpito la sua famiglia.
Il suo amico Salvatore, la aiuterà a realizzare e a vivere finalmente la vita di una diciannovenne, superare il muro del dolore.

Ci è piaciuto per la profonda analisi psicologica, per la cura dei dettagli, con grande attenzione ai gesti, alle scelte e al modo di relazionarsi dei personaggi.

Inoltre Torino viene fuori in maniera forte, in qualità di meta di lavoro di molti emigrati dal Sud Italia, piombati in un mondo che non gli appartiene e che amano e odiano al tempo stesso.

 

978889342003HIGIl quarto e ultimo esordio di cui vogliamo parlarvi è Il nido, di Cynthia D’Aprix Sweeney (Frassinelli). Un romanzo in questo caso di autrice americana, di 56 anni, che ha scalato tutte le classifiche dei librai indipendenti ed è stata molto apprezzata dal New York Times.

Ancora una volta ci sono di mezzo i rapporti familiari e la loro messa in discussione. La famiglia è davvero il nido che tutti credano sia? Un luogo sicuro e protetto? La domanda sorge spontanea quando scopriamo che “il nido” è un fondo fiduciario vincolato che un padre ha lasciato in eredità a quattro fratelli. Negli anni Novanta ha avuto un grande incremento grazie ad alcune speculazioni finanziarie ma i fratelli potranno ereditarlo soltanto qualche la più giovane di loro, Melody, avrà spento la quarantesima candelina.

Peccato che i Plumb, abituati a una vita alto-borghese, abbiano praticamente già speso la cifra prima di averla. Gli anni Ottanta ormai lontani, i fratelli fanno fatica ad andare avanti, colpiti dalla crisi economica e abituati, loro malgrado a un tenore di vita al di sopra delle loro possibilità. Hanno sperperato per mantenere il loro status sociale, per salvare il loro lavoro, per seguire i loro capricci, e ciò che è peggio lo hanno fatto di nascosto dai propri compagni di vita. Tanto, hanno sempre pensato, c’è il nido.

Andando avanti nella lettura ci troveremo quindi di fronte relazioni sentimentali scoppiate, fughe, ambizioni irrealizzabili, frustrazioni e ansie lavorative, consapevolezza di aver fallito.

Un legame di sangue minato da gelosie e egoismo, con un’amara rivelazione, il nido è servito a altro, forse a qualcosa di più importante.

Ci è piaciuto perché ci troviamo davanti diverse vicende, un coro di voci eterogenee che all’inizio è persino complicato seguire. Ci è piaciuto perché ogni personaggio compie una parabola di cambiamento dall’inizio alla fine del suo percorso e per l’ambientazione newyorkese che ripercorre tante tappe della storia americana, dal crollo delle Torri, alla crisi economica, dalla diffusione della rete internet, alla mediazione della realtà operata dalle televisioni, dall’esplosione dell’Aids al finto perbenismo di alcuni gruppi sociali.

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Categorie:articoli, Le segnalazioni del mese

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2 replies

  1. A proposito di gialli, vi consiglio caldamente questo splendido libro: https://wwayne.wordpress.com/2017/06/18/bella-e-maledetta/. L’avete già letto?

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