Esercizio di giugno: il tempo

Cari amici della Matita, questo mese parliamo di tempo.

Quando raccontiamo una storia siamo noi a gestirlo, a decidere se accelerarlo, riportando, ad esempio, cinque anni in tre righe, o se rallentarlo, gestendo due secondi di scena in due o più pagine.

Va da sé che quando accelereremo il tempo, avremo un effetto di improvvisa sorpresa nel lettore, come di qualcosa che sta precipitando, ottenendo così un ritmo abbastanza forsennato.

Se decideremo invece di rallentare il tempo, otterremo un effetto di dilatazione, come di sospensione.

Questo secondo caso ci riporta subito alla mente l’esempio forse più noto che esiste di dilatazione temporale, tratto da Alla ricerca del tempo perduto, di Proust.

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Al mio ritorno a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di bere, contrariamente alla mia abitudine, una tazza di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, cambiai idea. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti che chiamano Petites Madeleines e che sembrano modellati dentro la valva scanalata di una “cappasanta”. E subito, meccanicamente, oppresso dalla giornata uggiosa e dalla prospettiva di un domani malinconico, mi portai alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato che s’ammorbidisse un pezzetto di madeleine. Ma nello stesso istante in cui il liquido al quale erano mischiate le briciole del dolce raggiunse il mio palato, io trasalii, attratto da qualcosa di straordinario che accadeva dentro di me. Una deliziosa voluttà mi aveva invaso, isolata, staccata da qualsiasi nozione della sua casa. Di colpo mi aveva reso indifferenti le vicissitudini della vita, inoffensivi i suoi disastri, illusoria la sua brevità, agendo nello stesso modo dell’amore, colmandomi di un’essenza preziosa: o meglio, quell’essenza non era dentro di me, io ero quell’essenza. Avevo smesso di sentirmi mediocre, contingente mortale. Da dove era potuta giungermi una gioia così potente? Sentivo che era legata al sapore del tè e del dolce, ma lo superava infinitamente, non doveva condividerne la natura. Da dove veniva? Cosa significava? Dove afferrarla? Bevo una seconda sorsata nella quale non trovo di più che nella prima, una terza che mi dà un po’ meno della seconda.

Come vedete, un evento di pochi istanti (dal momento in cui il palato del narratore viene a contatto con il dolce della madeleine nel tè al momento in cui egli fa una seconda sorsata) occupa diverse righe, righe tra l’altro caratterizzate da una sintassi alquanto complessa. Ci pare che il tempo si sia fermato nei suoi pensieri.

Ma come fare a renderlo concretamente nella nostra scrittura?

Non resta che provare.

Vi chiediamo quindi di metter mano alle penne e scrivere un testo di un paio di cartelle (4.000 caratteri circa) nel quale si alternino una fase di accelerazione temporale e una fase di dilatazione del tempo. Potete raccontare qualunque storia.

Solo fate attenzione a come la scrivete, al ritmo.

Attendiamo il vostro lavoro!

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Categorie:esercizi, esercizio del mese

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