La biblioteca del futuro è in Danimarca

Traduzione di Ilaria Guerra

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Dopo una giornata trascorsa a Dokk1, vi sembrerà di aver fatto un viaggio nella biblioteca del futuro.

Ci troviamo in un’ex zona industriale di Aarhus. Poltrone Egg Chair sono sparse attorno al perimetro della nuova enorme “biblioteca ibrida”. Qui, una campana tubolare di tre tonnellate, battezzata The Gong, rintocca ogni volta che nasce un bambino nell’ospedale cittadino. Accanto c’è il porto, dove i traghetti vanno e vengono da Copenaghen mentre bambini e adulti giocano nel vicino parco sulle altalene, i dondoli e un grande scivolo a forma di aquila.

Inaugurata nel 2015, Dokk1 non è solo la biblioteca più grande di tutta la Scandinavia; è un polo che va incontro alle mutevoli esigenze della seconda città più grande della Danimarca. L’estate scorsa, Dokk1 è stata nominata Biblioteca dell’Anno dall’International Federation of Library Associations and Institutions (IFLA). In un’epoca in cui va scomparendo l’idea di biblioteca come semplice “casa dei libri”, Dokk1 rappresenta la fusione del vecchio e del nuovo concept di biblioteca.

Marie Østergård, la responsabile della decennale opera di progettazione della biblioteca, dice che non esisteva prima di cominciare un progetto ideale per il tipo di biblioteca che l’amministrazione comunale si immaginava.

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L’unica cosa possibile era consultarsi con la comunità.

“Sapevamo che ciò che volevamo realizzare non si poteva ancora descrivere”, dice la Østergård. “Quello che vedete oggi è un grande puzzle composto dall’unione di tante idee e conoscenze diverse provenienti da tanti settori diversi”, aggiunge. “Continuavamo a chiederci ‘Quali funzioni vogliamo che abbia la biblioteca del futuro? Di cosa ha bisogno la città e dove sta andando il mondo?’”

Non solo una casa dei libri, dunque, ma soprattutto uno spazio per le persone. “Il discorso che abbiamo fatto è stato questo: potremmo prendere tutti gli scaffali e metterli nella piazza principale della città, costruire un tetto ed ecco pronta la biblioteca”, dice Kim Holst Jensen, socio anziano della Schmidt Hammer Lassen, lo studio di architettura che ha ideato Dokk1.

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La struttura – che ricorda un’astronave – ospita la biblioteca, un ufficio comunale per i residenti e i nuovi cittadini (dove è possibile ritirare il documento d’identità, rinnovare il passaporto e registrarsi presso il Comune), un bar, ampi spazi per le famiglie, dei computer a disposizione del pubblico, tre aree giochi e auditorium.

La scala mobile vi condurrà al parcheggio sotterraneo automatizzato più grande d’Europa, dove potrete osservare la vostra auto scomparire nel pavimento come nei film di James Bond.

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Sebbene Dokk1 offra una miriade di servizi per il cittadino moderno sempre pieno di impegni, la Østergård dice che l’idea di base era quella di costruire un edificio che andasse incontro alle necessità delle persone. “Tutti abbiamo bisogno di crescere come esseri umani – a volte vogliamo stare da soli, a volte vogliamo riflettere, a volte vogliamo stare in compagnia…  volevamo costruire un edificio che potesse andare incontro a simili necessità”, dice la Østergård. “L’idea per gli interni è stata quella di creare una serie di spazi diversi e cercare di concentrarci su quelle cose che sono per noi importanti nello spazio fisico”.

L’edificio stesso è trasparente: l’intera struttura è avvolta da facciate in vetro che permettono alla sfuggente luce del sole scandinava di illuminare gli interni monocromatici. Dall’interno, il panorama della città e del fiume diventa uno sfondo. “Quando vi trovate in biblioteca, vi sentirete parte integrante della città; il panorama è come un film tutto intorno a voi”, dice Jensen.

Dokk1_(Skønlitteratur_01)All’interno, l’imponente struttura open space su due livelli ospita diversi tipi di aree studio, aree gioco e aree meeting, che possono essere trasformate semplicemente spostando mobili e scaffali per andare incontro alle necessità dei vari utenti. Sidsel Bech-Petersen, una delle “trasformatrici” di Dokk1, dice che avere uno spazio flessibile è importantissimo. “Una biblioteca non è qualcosa di fisso, è un processo di co-creazione continuo. Quando gli utenti spostano il mobilio, noi non possiamo controllarli, e va bene così, perché in questo modo ci fanno capire che sentono questo spazio proprio come se fosse loro”.

Per prosperare nell’era digitale, bisogna soddisfare nuove condizioni. Se c’è una cosa che può unire le persone – ed è ciò che ha trainato il processo di progettazione di Dokk1 – è l’idea del gioco. “Giocando si impara, e il gioco è importante in quanto tale. È ciò che ci rende esseri umani, è un’occasione per creare contesti sociali, ed è un modo per imparare a stare insieme come persone”, dice la Østergård.

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Secondo la Bech-Petersen, l’utilizzo di nuove tecnologie ha creato nuove attività e ha contribuito a plasmare nuovi modi  di usare la biblioteca. Ad esempio, all’interno di Dokk1 c’è un pavimento interattivo dove è possibile giocare con il cursore usando il proprio corpo. “Se state giocando sul pavimento interattivo e un altro utente si trova dall’altro lato, allora lui o lei sposterà il cursore verso di sé, e quindi dovrete parlare tra di voi per interagire col gioco”, dice la Bech-Petersen. “I giovani hanno capito in fretta il procedimento, ci hanno giocato, poi hanno iniziato a spiegarlo alle persone più anziane che li guardavano e si chiedevano ‘ma che roba è questa?’”

Da quando Dokk1 ha aperto i battenti nel giugno 2015, il numero degli utenti è salito alle stelle. “Avevamo 1.800 visitatori al giorno, e ora ne abbiamo 3.800, sette giorni su sette”, dice la Østergård.

“Questo ci dimostra quanto abbiamo affamato parte della popolazione perché eravamo troppo concentrati a considerare libri e letteratura come formati della conoscenza”, aggiunge la Østergård. “Credo che la società avesse bisogno di qualcosa, qualcosa che adesso le abbiamo dato — o almeno lo spero”.

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Categorie:articoli, Luoghi letterari

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