Esercizio di aprile: i dialoghi (parte 2)

3091082_232717Vogliamo tornare – ancora una volta – a lavorare su uno degli aspetti della scrittura più difficile per un esordiente: i dialoghi.
Vi chiediamo di prendere il dialogo che trovate alla fine dell’estratto e di continuarlo per una buona pagina (una pagina di soli dialoghi!). Non si tratta soltanto di far progredire la storia, ma soprattutto di mantenere lo stile e il ritmo del dialogo originale.
Buona scrittura, e speriamo di ricevere i vostri elaborati, così da commentarli insieme.

Estratto dal racconto “Vicini”, in “Vuoi star zitta per favore?” di Raymond Carver, minimum fax

 

[…]
La mattina dopo chiese ad Arlene di chiamare l’ufficio per avvertire che non sarebbe andato al lavoro. Si fece una doccia, si vestì e si preparò una colazione leggera. Provò a cominciare a leggere un libro. Uscì a fare una passeggiata e si sentì meglio. Però dopo un po’ se ne tornò a casa con le mani in tasca. Si fermò davanti alla porta degli Stone per sentire se per caso la gatta gironzolava dentro l’appartamento. Poi aprì la porta di casa sua e andò in cucina a prendere la chiave dei vicini.

Una volta all’interno gli parve che facesse più fresco qui che a casa sua; era pure più scuro. Si chiese se le piante avessero qualcosa a che fare con la temperatura dell’aria. Guardò fuori dalla finestra e poi attraversò lentamente ciascuna delle stanze esaminando qualsiasi cosa cadesse sotto il suo sguardo, con attenzione, una cosa alla volta. Guardò posacenere, mobili, utensili di cucina, l’orologio. Tutto. Alla fine entrò in camera da letto e la gatta apparve ai suoi piedi. La carezzò una volta, la portò in bagno e la chiuse dentro.

Si stese sul letto e fissò il soffitto. Rimase lì a occhi chiusi qualche minuto, poi s’infilò una mano sotto la cintura. Cercò di ricordarsi che giorno era. Cercò di ricordare quand’era che gli Stone dovevano tornare e poi si chiese se sarebbero mai tornati. Non ricordava già più che faccia avevano e neanche come si vestivano o come parlavano. Con un sospiro e qualche difficoltà rotolò sul letto per alzarsi e si appoggiò al comò per guardarsi allo specchio.

Aprì il guardaroba e scelse una camicia hawaiana. Rovistò finché non trovo un paio di bermuda, ben stirati e appesi sopra un paio di calzoni di gabardine marroni. Si tolse i vestiti che portava e s’infilò i calzoncini e la camicia. Si riguardò nello specchio.

Andò in soggiorno e si versò da bere. Tornando in camera da letto, sorseggiò dal bicchiere. Provò una camicia azzurra, un completo scuro, una cravatta bianca e blu, scarpe nere eleganti. Intanto il bicchiere s’era svuotato e andò a versarsene un altro. Tornato di nuovo in camera da letto, si sedette su una poltroncina, accavallò le gambe e sorrise, osservandosi allo specchio. Il telefono squillò un paio di volte e poi tacque. Svuotò di nuovo il bicchiere e si tolse il completo. Rovistò nei cassetti superiori finché non trovò un paio di mutandine e un reggiseno. S’infilò le mutandine e si agganciò il reggiseno, poi frugò nel guardaroba in cerca di un vestitino. Si mise una gonna a scacchi e cercò di chiudere la cerniera. Indossò una camicetta bordeaux con l’abbottonatura davanti. Esaminò le scarpe di Harriet, ma capì subito che non gli sarebbero entrate. Passò parecchio tempo dietro le tende della finestra del soggiorno a guardare fuori. Poi tornò in camera da letto e rimise a posto ogni cosa.

Non aveva appetito. Neanche lei mangiò molto, del resto. Si scambiarono uno sguardo impacciato e un sorriso. Arlene si alzò da tavola e andò a controllare che la chiave dei vicini fosse al suo posto sulla mensola, poi sparecchiò in tutta fretta.

Lui rimase in piedi sulla soglia della cucina a fumare, poi la vide prendere la chiave.

“Mettiti comodo intanto che vado di là”, disse lei. “Leggiti il giornale o qualcosa del genere”. Strinse la chiave in pugno. Aveva un’aria stanca, gli disse lei.

Lui cercò di concentrarsi sulle notizie. Lesse il giornale e accese la televisione. Alla fine andò di là anche lui. La porta era chiusa.

“Sono io. Sei ancora lì, amore?”, chiamò.

Dopo un po’ la serratura scattò e Arlene uscì e si chiuse la porta alle spalle. “Sono stata via tanto?”, chiese.

“Be’, insomma, sì”, rispose lui.

“Sul serio?”, disse lei. “Credo di avere giocato tutto il tempo con Kitty”.

Lui la scrutò, ma lei distolse lo sguardo, la mano ancora poggiata sul pomello.

“È strano, sai?”, disse lei. “Voglio dire… entrare così, in casa d’altri…”

Lui annuì, le tolse la mano dal pomello e la guidò verso la loro porta. Entrarono nel proprio appartamento.

“Infatti è strano”, disse lui.

Notò della lanugine bianca attaccata sul retro del golf di Arlene e che aveva le guance molto colorite. Cominciò a baciarle il collo e i capelli. Lei si girò e cominciò a baciarlo a sua volta.

“Oh, accidenti!”, esclamò di colpo Arlene. “Accidenti, accidenti!”, si mise a cantilenare come una bambina, battendo le mani.

“Mi sono appena ricordata di una cosa. Non ci crederai, ma mi sono dimenticata di fare quello che ero andata a fare. Non ho dato da mangiare alla gatta né ho annaffiato le piante”. Lo guardò. “Si può essere più stupidi?”

“Ma no, dai”, la rassicurò lui. “Aspetta un attimo. Prendo le sigarette e torniamo di là insieme”.

Lei attese che lui chiudesse la porta di casa loro per attaccarglisi al braccio, poco sopra al gomito, e disse: “Mi sa che è meglio che te lo dica subito. Sai, ho trovato delle foto”.

Lui si fermò in mezzo al pianerottolo. “Che genere di foto?”

“Adesso le vedrai”, disse e lo guardò negli occhi.

“Ma va!” Sorrise. “E dove?”

“In un cassetto”, disse lei.

“Ma va!”, disse lui.

E poi lei disse: “Magari non tornano più”, e rimase subito stupefatta da quello che aveva appena detto.

“Potrebbe succedere”, disse lui. “Potrebbe succedere di tutto”.

“O magari, per tornare tornano, ma…” Non finì la frase.

Attraversarono il pianerottolo tenendosi per mano e quando lui le parlò, lei quasi non lo udì.

“La chiave”, disse lui. “Dalla a me”.

“Cosa?”, chiese lei. Si mise a fissare la porta.

“La chiave”, disse lui. “Ce l’hai tu”.

“Oddio mio!”, disse lei. “L’ho lasciata dentro!”

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Categorie:esercizi, esercizio del mese

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