Intervista a Giovanni Bartoli di Giunti: il lavoro redazionale

di Sara Meddi

Caro Giovanni, grazie innanzitutto del tuo tempo. Prima di iniziare, parlaci un po’ di te e della tua formazione in Giunti dove, mi pare, lavori da più di vent’anni. Cosa hai studiato? Come sei arrivato in casa editrice e quali ruoli hai ricoperto?

Sì, sono in Giunti da venticinque anni. Entrai in casa editrice rispondendo a un annuncio sul giornale; così usava nel secolo scorso. Superai due colloqui e fui assunto in portineria. Venivo da un’esperienza del tutto estranea ai libri. Prima di allora avevo lavorato per cinque anni presso uno spedizioniere marittimo, che poi fallì, perciò passai dalla stesura dei documenti d’imbarco a rispondere al centralino e a firmare le raccomandate. I miei studi poi, se li avessi seguiti, mi avrebbero portato del tutto altrove. Ho fatto l’istituto alberghiero e ho un diploma di maturità professionale. Una scuola durissima e impegnativa che però, grazie all’ampio ventaglio di materie studiate tra cui ben quattro lingue straniere, mi ha aperto diverse porte nel mondo del lavoro. Dalla portineria della Giunti passai dopo pochi mesi a fare il correttore di bozze. Un collega che volle scommettere su di me e che mi dette fiducia, pur partendo io da zero, mi confessò che quando mi passava davanti alla sera, prima di uscire, mi trovava sempre a leggere un libro, il più classico fra i passatempi e non solo dei portieri. Perciò lui capì che io e i libri avevamo un certo feeling e mi propose di partecipare alla loro realizzazione iniziando dalla rilettura delle bozze. Superai un periodo di prova e alla fine di quell’anno presi il posto di un altro caro collega che se ne andò in pensione, l’ultimo vero correttore di bozze che lavorava esclusivamente sulla carta. In quel tempo l’editoria stava muovendo i primi passi con il Mac, verso l’impaginazione elettronica e così, gradatamente anch’io passai dalla penna rossa al mouse. Da allora ho seguito nel corso degli anni ogni fase di lavorazione, per cui ho impaginato moltissimi volumi, spesso ne ho curato la progettazione grafica, per passare alla redazione vera e propria fino alla creazione, con l’avvento del digitale, degli e-book.

La prima domanda che ti voglio fare riguarda la differenziazione del lavoro, ovvero: Giunti ha una produzione variegata in quanto a collane di narrativa e saggistica. Come si riesce a gestire e mettere in calendario uscite così diverse?

È un’impresa titanica, perché stilare un calendario oggi, con i tempi estremamente serrati di lavorazione è come fare un castello di carte. Ogni giorno i piani possono cambiare, perché il libro – come tutti i prodotti industriali – va venduto e si tenta di agganciarlo a eventi, a promozioni particolari, a ricorrenze, a tutto ciò che può creargli attorno la più ampia visibilità. E spesso si cerca di anticiparne l’uscita, perché può capitare, ad esempio, che l’ufficio stampa sia riuscito a ottenere un’ospitata televisiva di un autore e allora in quell’occasione il volume deve fisicamente esserci. Accade sovente però che la contrazione dei tempi di stampa e confezione vada a cozzare con tutta una serie di ritardi nella lavorazione dovuta a tanti motivi e ciò è un po’ il pane quotidiano di ogni redazione, cioè un problema che si presenta molto di frequente e lì il tempo diventa il nostro acerrimo nemico. Però è bello dire, dopo grandi sforzi e un bel gioco di squadra: “ce l’abbiamo fatta”. Comunque, nella ordinarietà delle cose, i nostri volumi vengono inseriti in “giri vendita” che coprono periodi di circa cinque/sei settimane ciascuno. Si cerca di equilibrare il più possibile l’offerta per raggiungere la più vasta gamma di lettori, nell’intento di garantire, per ogni giro e per ciascuna delle nostre collane, almeno uno o più volumi in uscita. Poi ci sono periodi ben precisi in cui una collana prevale sulle altre; penso all’estate, in cui usciamo con un’ampia varietà di tascabili perché la gente viaggia e legge di più che in altri momenti dell’anno. Le strenne natalizie, invece, portano in libreria novità su cui puntiamo molto o i nostri autori o autrici bestseller, perché quello è il periodo in cui si spende di più anche per regalare libri oltre che per leggerli.

La seconda domanda riguarda la natura dei testi. Qual è il vostro rapporto con gli autori? Quanto è importante e invasivo il lavoro del redattore sul testo?

Con tutti gli autori cerchiamo di dare, ciascuno, il meglio di noi stessi, per ciò che le nostre singole professionalità apportano alla stesura di un libro. Il lavoro del redattore è indispensabile, perché nessun libro sarebbe leggibile senza un’attenta revisione del testo. Più l’autore scrive bene e meno sono invasivi gli interventi redazionali. In taluni casi invece è necessario calcare la mano, ma non sempre ciò è apprezzato dagli autori. E lì occorrono grandi capacità di mediazione.

La terza domanda riguarda proprio il lavoro del redattore. Quali sono le peculiarità del vostro lavoro? Ovvero: quali sono le specifiche abilità che un vostro redattore deve avere? Quali sono le particolarità dei vostri testi, e a cosa si deve fare attenzione durante la lavorazione?

Il redattore è tante cose in una. Può essere un traghettatore che idealmente prende in consegna una storia e la fa arrivare al lettore dopo un’attenta revisione. Spesso è un amico dell’autore stesso, perché lo aiuta a migliorare il testo con consigli mirati, proponendo una diversa stesura, più agile, più chiara, laddove è necessario smussare certe ridondanze, per esempio. Il suo è un lavoro spesso in ombra, svolto “dietro le quinte”, ma determinante alla buona riuscita di un libro. I nostri testi in linea di massima hanno la funzione di intrattenere il lettore, se sono romanzi, o di divulgare il sapere se sono saggi storici o scientifici. Tra le abilità che un buon redattore di narrativa, non solo nostro, deve avere c’è sicuramente la propensione a “vivere” la storia che viene raccontata, a farsela sua nel momento in cui la legge e a saper intervenire nel modo giusto, con correzioni mirate e finalizzate a migliorare e affinare l’armonia della lingua, sempre per assicurare al lettore il massimo della chiarezza e della leggibilità. L’attenzione ovviamente deve essere rivolta alla coerenza di ciò che l’autore ha scritto, dal primo all’ultimo rigo. Sebbene si tratti di finzione, nel caso dei romanzi, occorre tenere ben salde le redini del contesto in cui si svolge la storia, stando attenti che l’autore non si contraddica, che non scriva inesattezze di natura storica o incongruenti al periodo in cui è inquadrata la narrazione. Nella saggistica cambia ovviamente l’approccio, è un lavoro che richiede spesso controlli e verifiche su dati reali e qui i motori di ricerca sul web non conoscono sosta. Una volta c’erano le enciclopedie cartacee. Con il tempo, un bravo redattore diventa lui stesso un’enciclopedia vivente. Non si ha idea di quante cose si imparino anche in un solo giorno di lavoro, facendo questo mestiere.

Nella vostra redazione come sono divise le fasi della lavorazione, dall’arrivo del testo al pdf per la stampa?

Se il testo è tradotto da un’altra lingua, di solito si procede a effettuare una revisione della traduzione, cioè a fare una prima scrematura di errori e a individuare e rimuovere quei difetti piccoli o grandi che ogni traduzione si porta con sé, inevitabilmente. Si sa che tradurre è anche un po’ tradire, come si dice. Generalmente anche le opere di autori italiani hanno una revisione preliminare durante la quale si appronta un editing spesso in accordo con l’autore stesso. Poi il testo viene impaginato secondo la veste grafica della collana in cui andrà a confluire. Successivamente segue una prima rilettura di bozze, un inserimento nel documento elettronico delle correzioni, un riscontro delle stesse e una seconda rilettura completa, spesso affidata a una persona diversa, perché più occhi leggono e più errori si tolgono. Di nuovo un altro giro di correzioni sull’impaginato a cui seguono le ultime verifiche e poi si va in prestampa, non prima di aver concordato con gli autori o con i traduttori le nostre correzioni. Fatti salvi i refusi, sui quali abbiamo pienissima autonomia di intervenire.

Ci sono lavorazioni che per voi sono più complicate di altre, in senso tecnico e redazionale? E perché?

Magari in senso tecnico non proprio, in quanto la narrativa e la saggistica hanno un’impaginazione abbastanza lineare, in prevalenza è sempre e solo testo. In senso redazionale certamente ogni libro ha una sua storia perché ogni autore ha un suo stile e a volte occorre fare delle scelte. Spesso accade con opere tradotte. Ci sono scrittori che legano un po’ troppo la storia all’ambiente in cui vivono, e che spesso citano nomi di prodotti a noi sconosciuti, modi di dire della loro terra, o fanno un uso smodato di gesti reiterati per i loro personaggi che a volte intralciano la scorrevolezza del testo. E lì bisogna intervenire, anche sovvertendo le intenzioni autorali, ma a fin di bene ovviamente. Faccio degli esempi. Può essere che la marca di un ansiolitico conosciuto solo negli USA, diventi da noi un semplice “tranquillante”, che un proverbio tipico della Norvegia non trovi un corrispettivo in italiano e allora si cerca di impostare una frase che renda il senso di quel proverbio, pur rinunciando alla sua traduzione letterale. Può infine capitare che, all’ennesimo imbattersi di un gesto descritto per soli fini riempitivi, tipo: “aggrottò le sopracciglia”, si finisca per correggere optando verso un più semplice “sgranò gli occhi” o “si mostrò perplesso”, “rimase sorpreso”. La nostra lingua è ricca di sinonimi e di sfumature e sarebbe un peccato appiattirla con le stesse parole ripetute all’infinito. Insomma, ogni libro richiede molto impegno e una lavorazione attenta. Il fascino di questo lavoro è che per ogni contenitore identico (formato, pagine, veste grafica, rilegatura ecc.) cambia ogni volta il contenuto.

Quest’anno come sarà organizzata la vostra produzione? Ci saranno delle collane più ricche? E quanti titoli avete in programma?

Abbiamo in programma circa settanta titoli tra narrativa e saggistica, molte novità e anche importanti riproposte in nuove vesti grafiche. Le nostre collane di narrativa hanno un’ampia offerta, si va dai romanzi rosa, ai thriller, per passare a opere letterarie di maggiore caratura. Consiglio di visitare il nostro sito e farsi un’idea. Per la saggistica si spazia dalla divulgazione scientifica a quella storica. Poi abbiamo anche una bella collana dedicata alla narrativa non-fiction, cioè storie romanzate ma vere. Più o meno ognuna di queste collane è a suo modo ricca di proposte, laddove non sempre conta il numero delle novità in uscita quanto piuttosto la qualità delle stesse.

Un’altra domanda riguarda proprio il rapporto con le redazioni esterne: come collaborate con i colleghi degli studi esterni? Quali lavorazioni vengono affidate esternamente? 

Collaboriamo a stretto contatto, monitorando costantemente l’andamento dei lavori, ma dando molta fiducia agli studi esterni che ormai hanno consolidato un buon rapporto dimostrandosi affidabili e puntuali. Spesso affidiamo lavorazioni di una certa complessità, ma anche libri di tranquilla gestazione, il tutto finalizzato a rispettare i tempi di consegna, soprattutto in periodi particolarmente carichi di novità da realizzare. I passaggi delicati possono esserci se insorgono problemi legati a una stesura particolarmente complessa del libro (pensiamo a un illustrato ricco di immagini con una ricerca iconografica non sempre facile); oppure quando certi autori apportano una quantità smodata di correzioni allungando i tempi di restituzione del lavoro. Un bravo redattore, interno o esterno che sia, in estrema sintesi, non deve dare niente per scontato e applicare sempre tanto buon senso.

Grazie a tutti voi per l’attenzione.

 

 

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