Vintage: le nostre letture di marzo

fantIniziamo esplorando dei luoghi… che è un’attività che, in senso narrativo, ci interessa molto. Questo mese la nostra esplorazione è in chiava nera e ci accompagna Anna Maria Ghedina con la sua Guida ai fantasmi d’Italia. Dove cercarli e trovarli (Odoya).

La guida è molto snella e agile – pur nelle sue 416 pagine – in perfetto stile Odoya. La guida è ovviamente divisa per regioni e città, il che renderà molto divertente la ricerca dei fantasmi nei pressi di casa vostra (sono incluse mappe e indicazioni per veri e propri tour cittadini)… soprattutto quando non si tratta di celebri trapassati come, per esempio, Dante che pare aggirarsi sul ponte Vecchio (per la gioia degli investigatori dell’associazione italiana National Ghost Uncover) portando dietro la sua figura bassa e longilinea un profumo amaro e intenso; ma anche di trapassati meno celebri ma ugualmente interessanti come lo spettro di Ripando, assassinato ma ancora presente nel fortino di Arco (nell’altrimenti assai tranquilla valle del Sarca, Trentino), oppure come il bambino che infesta una casa della luminosa località di mare di Cefalù (in Sicilia), una vecchia casa abbandonata, vicino a un carcere… insomma Guida ai fantasmi d’Italia, nella sua semplicità, è davvero interessante e ben fatta. Può essere una lettura per appassionati delle storie nere, del paranormale, o può anche essere un interessante accompagnamento per un viaggio con delle mete meno turiste ma dense di storie e curiosità. È completata da un buon glossario e da un utile indice dei nomi. 22,00 euro ben spesi.

Continuiamo a cercare nel passato (anche se meno tra-passato). Nella vita, a cavallo dei trent’anni in genere, ci si rende conto di non essere ancora – grazie a Dio – pezzi da museo… ma di iniziare a non conoscere più i divi dei ragazzini, i cantanti di Sanremo, di non riuscire più a stare al passo con le nuove console di videogame o di imprecare per il bar sotto casa che fa casino fino a tardi… insomma, si è ormai adulti (brrr, brividi) e, peggio ancora, si diventa vintage.

Dunque, nuovi trentenni, benvenuti nel vintage! Tutto quello che un tempo si diceva sugli anni ’80… l’abbigliamento, la musica, i cartoni animati, le merendine, i primi videogiochi ecc, adesso lo si può dire pure sui (sembra ieri, no?) anni ’90. E così sono vintage le boy band (sì, pure i Backstreet Boys), i Power Ranger, le letture che hanno traumatizzato la nostra infanzia (It e Piccoli brividi in cima)… insomma gli anni ’90 sono diventati memoria o, ancora meglio, materia di narrazione.

300x450xunnamed-1.jpg.pagespeed.ic.l9-gpG6EfSEd è proprio questo che Mattia Bertoldi fa con La dura legge di Baywatch (Booksalad edizioni), trasforma la nostra memoria in una narrazione giocosa, sotto la forma dell’ormai tramontato (ebbene sì…) libro game, dove alla fine di ogni capitolo si può scegliere in quale strada proseguire. Preparate i fazzoletti per immergervi nella storia – ormai remota – dell’era in cui Leonardo Di Caprio e Kate Winslet erano solo gli idoli di Titanic (ma come, adesso c’ha la panza!) e la giappomania imperversava… insomma, godetevi il vostro momento vintage. Soprattutto siate lieti di essere sopravvissuti, perché gli anni ’90, ancora più degli anni ’80, sono stati quegli anni avventurosissimi di passaggio tra una tecnologia ancora preistorica e il bel mondo tutto mela di Steve Jobs. Potrete raccontare a nipoti e pronipoti di come siete passati dal VHS al DVD al Blu-Ray… dal telefono fisso, al cordless, al primo Nokia, all’iPhone 7 (sia benedetto Steve Jobs)… dal primo PC con uno schermo che occupava mezza scrivania, ai portatili, ai tablet… insomma, sappiatelo, siete stati i pionieri del digitale. La dura legge di Baywatch è un libretto che gioca un po’ sul confine tra vita e storia, tra tecnologia e pre-tecnologia, che regala qualche ora di divertimento e che può sempre restare come manuale di consultazione casomai ci fosse la necessità di fare qualche ricerca d’epoca (sì, ho detto d’epoca…). Buon divertimento.

 

Continuando nel vintage, in principio fu Cristina D’avena che cantava D’Artagnan vuole tanto/ diventare moschettiere del Re,/ ma per ora è soltanto/ apprendista moschettiere perché/ ha coraggio, ma non ancora sa/ come lotta un moschettiere del Re… in seguito ci furono le antologie delle scuole medie e poi, alle superiori, ci fu il classico del ’48 con Lana Turner che la professoressa di lingue vi ha propinato sul registratore della scuola (del ’48, con ogni probabilità, pure quello). Recentemente Lana Turner, nelle vesti di Milady, è stata sostituita dalla più ginnica Milla Jovovich, che vortica in aria e tira fuori spade e pistole da sotto la gonnella… ma poco importa quale adattamento vi siete sorbiti, la sostanza non cambia, fatta eccezione per qualche virtuoso che se l’è ritrovato nel programma di Letteratura francese all’Università, quasi nessun ha davvero letto e davvero conosce il classico di Alexandre Dumas del 1844. In parte siete giustificati, la mole di 758 pagine dell’edizione tascabile Feltrinelli non incoraggiano (originariamente il romanzo fu pubblicato a puntate) e poi, dobbiamo dirlo, la qualità del testo non è sempre eccezionale… con le grandi digressioni di trama che dovevano permettere a Dumas di produrre più puntate per l’affezionato pubblico appassionato di cappa e spade. 05157030ef9a15dd6cfd53f99d45ec8f_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyLa buona notizia è che adesso potete leggere – e potete leggere ai vostri figli – la bella riduzione che ne ha fatto la Donzelli, con le illustrazioni di Christel Espié, per la collana di album “Fiabe e storie”, collana che già vanta ottimi adattamenti come Il mio primo Dickens, Signorina attaccabrighe di Jane Austen (che abbiamo già avuto il piacere di leggere), Il mio primo Don Chisciotte (che siamo assai ansiosi di recensire), King Kong (anche questo tra le prossime letture) e a tanti altri. Il mio primo D’Artagnan sintetizza in dieci capitoli e 60 belle pagine, ricche di dialoghi (cosa molto importante, se lo volete leggere ai vostri bambini, o se i vostri bambini se lo vogliono leggere da soli), quella storia intricata e a volte un po’ tortuosa che potete trovare nella estesa versione delle 758 pagine Feltrinelli. Le illustrazioni sono a tutta pagina, in colori a tempera e ricche di dettagli (anche questo è un aspetto molto importante per i giovani lettori), il corpo del carattere è giustamente grande per un lettore tra gli 8 e gli 11 anni e in generale la cura redazionale è eccellente (noi, cosa rara, non abbiamo trovato neanche un refuso piccolino). Insomma, sono 24,00 euro spesi ottimamente, per un’edizione per ragazzi che è fatta per essere letta, guardata, raccontata, goduta e poi conservata in libreria. Una spanna sopra rispetto alle altre edizioni per ragazzi!

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Categorie:articoli, Le segnalazioni del mese, Uncategorized

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