La correzione dell’esercizio di febbraio sugli incipit

Pubblichiamo di seguito tre incipit inviatici da Daniela Lozza, che ha deciso questo mese di provare a svolgere l’esercizio di scrittura di febbraio e che ringraziamo.  

1.

Sono quello che vive al quarto piano della casa di mattoni rossi vicino alla stazione.

La mia vita scorre come in una televisione a circuito chiuso. Nessun rumore, nessun suono. E’ un cestino di carta straccia che viene rovesciato ogni sera. Stralci di giornali, carta da pacco, fogli di lettere scritte e mai spedite. Le mie.  Fogli di carta sporcati di inchiostro che rivelerebbero troppo di me. E poi non saprei neanche a chi spedirle.

E così rimango seduto alla finestra a vedere la vita degli altri. La mia verrà raccolta domani mattina.

 

2.

Joe si gira. Marisa sta dormendo profondamente.

“Che strano! Di solito si sveglia al minimo rumore. E invece, guardala, come dorme! Eppure il cancello si è aperto. L’ho sentito bene. Che palle! Adesso mi tocca alzarmi e andare a vedere. Vabbé, visto che mi devo alzare, vado in bagno. Ma se qualcuno sta forzando la porta? Che dico poi a Marisa? Che ho dimenticato di chiudere il cancello? Non voglio pensare a quello che potrebbe dirmi ed a come lo potrebbe dire: Te l’avevo detto. Lo dovevi chiudere il cancello! È l’unica cosa che ti chiedo di fare! Sei inaffidabile!”.

 

3.

Joe si svegliò quella mattina. Sospirò. “Dio, mi sento a pezzi.”

Si girò su un lato per guardare che ora fosse e allungò un braccio per prendere gli occhiali. O così credette.

“Oddio, Oddio!” il suo urlo ruppe il silenzio della casa. “Oddio!”.

Marisa, nel frattempo, aveva alzato le tapparelle e lo guardava compiaciuta.

Joe non aveva più né gambe né braccia.

 

 

Saluzzo old doorPurtroppo, essendo Joe un personaggio dell’autrice, non abbiamo tutti gli elementi per contestualizzarlo.

Possiamo però dire, a occhio, che c’è una differenza importante tra il primo incipit e gli altri due. Nel primo, infatti, c’è un forte senso di solitudine che stride con la presenza – nei due incipit successivi – del personaggio di Marisa.

Probabilmente Marisa c’è, ma non la vediamo perché il focus è tutto sulla solitudine di Joe.

Nell’esercizio di febbraio vi chiedevamo di scegliere uno dei tre incipit e di proseguire nella storia, ispirati da quella partenza. Daniela ha deciso di andare avanti con il secondo incipit.

Joe si gira. Marisa sta dormendo profondamente. “Che strano!” Di solito si sveglia al minimo rumore. E invece, guardala, come dorme! Eppure il cancello si è aperto. L’ho sentito bene. Che palle! Adesso mi tocca alzarmi e andare a vedere. Vabbé, visto che mi devo alzare, vado in bagno. Ma se qualcuno sta forzando la porta? Che dico poi a Marisa? Che ho dimenticato di chiudere il cancello? Non voglio pensare a quello che potrebbe dirmi ed a come lo potrebbe dire: “Te l’avevo detto. Lo dovevi chiudere il cancello! È l’unica cosa che ti chiedo di fare! Sei inaffidabile!”

Ho già il mal di testa a pensarci. Prima vado comunque in bagno. Tanto faccio veloce. Ma non tiro l’acqua. Se poi Marisa si sveglia? Mi chiede sicuramente perché sono alzato. E io le dovrei spiegare che ho sentito aprirsi il cancello. E mi immagino già la domanda: “Hai dimenticato di chiudere il cancello?” Lascio stare. Non faccio la pipì, perché se non tiro l’acqua, poi mi sentirei dire: “Perché non hai tirato l’acqua? Sai poi che fa puzza.”

Joe scende le scale senza far rumore. Guarda dalla finestra accanto alla porta ma non vede nessuno. “Ok, esco e do un’occhiata.” La notte è fresca e luminosa. Joe si guarda in giro e il bisogno di pipì si fa impellente. Ad un certo punto vede un movimento dietro al cespuglio di corbezzolo, si avvicina. È Fuchs, il cane del suo nuovo vicino, che sta facendo proprio lì i suoi bisogni, incurante di tutto. Si gira e guarda in alto verso la camera da letto. “Quasi, quasi. Il cancello lo chiudo dopo.”

Quello che emerge dal secondo incipit (ma anche dal primo) è la costante paura che Joe ha della moglie… che possa scoprire che non ha chiuso la porta, che possa svegliarli per lo sciacquone ecc.

Al momento non si capisce bene perché la presenza del cane dietro al cespuglio sia una presenza liberatoria, ovvero perché Joe si senta meglio dopo l’incontro con il cane.

Ma sicuramente emerge già una dinamica molto interessante di relazione disfunzionale, quella tra Joe e Marisa, che merita di essere approfondita. Dunque invitiamo l’autrice ha continuare in tal senso e a farsi molte domande… che tipo di donna è Marisa? Perché Joe ha paura di lei? Perché si sono innamorati? Ecc

Tutte domande che portano al cuore del conflitto e che aiutano l’autore a risolverlo. “Riuscirà Joe a liberarsi di Marisa? (In senso figurato o meno)” è la domanda che ci facciamo come lettori, e siamo davvero curiosi di conoscere la risposta.

Il terzo incipit (dalle atmosfere alla Stephen King) è, a nostro avviso, quello più centrato per quanto riguarda la relazione. In parte per la chiave ironica di lettura (“Dio, mi sento a pezzi…”), in parte perché il conflitto tra Joe e Marisa è da subito evidente (lui è a pezzi e lei sorride) e in parte perché il colpo di scena iniziale funziona e ci porta da subito al centro del problema di un eventuale racconto (lui è a pezzi, molto probabilmente – o forse no? – è stata la moglie a mutilarlo… come ne verrà fuori?).

Il primo incipit potrebbe portare invece a qualunque tipo di storia, sicuramente è di impatto ma parte più lento, il lettore ha bisogno di saperne di più.

Grazie mille ancora a Daniela, per averci inviato il suo esercizio. Questi incipit ci hanno dato molti spunti di riflessione e speriamo di leggere presto altri vostri tentativi!

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Categorie:esercizi, esercizio del mese, lezioni free

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