Bruxelles, rifugio degli artisti

Pubblichiamo in traduzione un articolo apparso su L’Express

Traduzione di Cindy Stefani

Ha accolto scrittori in esilio – come Alexandre Dumas, in fuga dai suoi creditori –, ha risolto vicende d’amore incerte: la città di Bruxelles è da sempre un rifugio per gli scrittori. Ma c’è anche chi l’ha vissuta in maniera contrastante: Marguerite Yourcenar ha scelto di fuggire da questa “capitale di spessore” e Georges Simenon ha deciso di goderla solo in veste di turista.

“Il tuo paese non è che lembi di dune” cantava Emile Verhaeren, nato nel 1855 sulle rive dell’Escaut. Il poeta puntualizzava: “Anversa e Gand e Liegi e Bruxelles e Bruges / Ti furono strappate e piangono nella lontananza” (A la Belgique, ancora inedito in Italia, ndt.). È forse per questo che la capitale sembra sfuggire ai suoi stessi abitanti, mentre per i vicini francesi è stata spesso un rifugio?

Nel 1864, Charles Baudelaire decide di costruirsi una nuova vita a Bruxelles. Irascibile, disincantato, niente trova approvazione ai suoi occhi, compresa la cucina: “Tutto è cotto al vapore. Tutto è sistemato con il burro (rancido)…” (Povero Belgio, in Ultimi scritti: Razzi-Il mio cuore messo a nudo-Povero Belgio, Feltrinelli editore).

1289-3Alexandre Dumas non sembra dello stesso parere. In fuga dai suoi creditori, supera la frontiera e spende tutto il guadagno derivante dai diritti d’autore nei ristoranti di Bruxelles. Tale soggiorno ispirerà il suo Grande dizionario di cucina, nel quale elogia i benefici della birra (in Belgio se ne contano 350 tipologie).

Arthur Rimbaud, invece, fugge a Bruxelles insieme a Paul Verlaine nel 1872. Vi ritorna nel 1873, per raggiungere il suo amante all’Hotel de Courtrai, in rue des Brasseurs. Discutono. Il 10 luglio, Verlaine compra una rivoltella e cinquanta cartucce all’armeria Montigny; rientra all’hotel, ubriaco, e rivolge a Rimbaud queste parole: “È per te, per me, per tutti”. Gli spara e lo ferisce al polso. Verlaine sarà condannato a due anni di reclusione nella prigione di Mons; Rimbaud si rifugerà à Roche per terminare Una stagione all’inferno (BUR).

Victor Hugo, durante i suoi numerosi esili, soggiorna spesso a Bruxelles. Nel marzo 1871, all’inizio della Comune, vi fa nuovamente ritorno: “6 maggio. Oggi sono salito per la prima volta nell’omnibus della ferrovia americano-belga di Bruxelles. Ho portato con me Petite Jeanne. Abbiamo fatto una passeggiata nei boschi di Cambre.” (Cose viste, Einaudi editore). Il governo caccerà Hugo dal Belgio per aver difeso i comunardi.

L’inizio del secolo successivo vede nascere Marguerite Cleenewerck de Crayencour: “L’essere umano che definisco ‘io’ venne al mondo un certo lunedì 8 giugno 1903, verso le 8 del mattino, a Bruxelles, e nasceva da un francese membro di una vecchia famiglia del nord e da una belga i cui antenati si erano stabiliti per qualche secolo a Liegi.” (Care memorie, Einaudi editore). Undici giorni dopo la sua nascita, al civico 193 di avenue Louise, sua madre Fernande morì a causa di una febbre da parto. Marguerite Yourcenar fuggirà il prima possibile dalla città che chiamerà “capitale di spessore”. Ci ritornerà nelle sue Memorie, per far rivivere la madre sconosciuta: “La capitale, che Fernande conosceva malamente, essendosi aggirata poco per le sue vie durante il periodo in cui vi soggiornò, si divideva in due parti. La parte bassa della città, rumorosa, piena di boutique e di negozi dove gli uomini d’affari degustavao i portos e i cavalli possenti dei carretti inciampavano sui lastricati unti. La parte alta della città, dove Fernande non andava mai, aveva delle belle vie contornate da alberi […] e il mattino si poteva scorgere, nelle strade silenziose, la schiena addomesticata dei servi intenti a pulire le soglie delle porte”.
3508981-9788817058506Per Georges Simenon, nato a Liegi, la bella Bruxelles rimane una città lontana, e ne offre un’immagine meramente turistica: “Erano a Bruxelles, seduti in place de Brouckère sotto un chiaro raggio di sole. Era primavera. La vita scorreva allegramente nelle ampie vie della capitale belga, c’era aria di festa. […] Per tutto il tragitto, Emile non vedeva l’ora di mangiare molluschi e fritture in una di quelle famose ‘fritterie’ di rue des Bouchers. Vi si erano precipitati e Torrence aveva manifestato il suo disappunto riguardo l’abitudine di mangiare i molluschi con le patate fritte.” (Les dossiers de l’agence “O”, ancora inedito in Italia, ndt.).

È difficile distinguere la città reale al di fuori dei cliché, ma non ha torto l’accademico belga Jacques De Decker, che ha riconosciuto la poesia anche sulla superficie dei pavimenti lastricati di questa città ‘inverosimile’, incline al sogno.

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Categorie:Luoghi letterari

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