Lo spirito letterario della Normandia

Pubblichiamo in traduzione un articolo apparso su L’Express

Traduzione di Cindy Stefani

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Terra di conquistatori, dominata da scogliere e avvolta da una luce dolce e suggestiva… Gustave Flaubert, Charles Baudelaire e anche Guy de Maupassant hanno rivelato la poesia della Normandia.

Nel 1835 Victor Hugo scrive a sua figlia Adèle:

“Ciò che ho visto a Etretat è meraviglioso. […] L’immensa falesia cade a picco sul mare, il suo grande arco naturale è ancora intatto, guardandovi attraverso se ne scorge un altro, ovunque si trovano grandi capitelli lavorati rozzamente dall’oceano. La più bella architettura che ci sia”.

Per i poeti, un’impressione equivale spesso a un’intuizione: osservando a sua volta le falesie frastagliate del paese di Caux, Maurice Leblanc crea il Faraglione cavo, rifugio utilizzato da Arsenio Lupin per nascondere i suoi tesori.

I paesaggi normanni non hanno ispirato soltanto i pittori; per Barbey d’Aurevilly, i paesaggi del suo paese natale, Cotentin,

“… sono come brandelli, lasciati al suolo, di una poesia primitiva e selvaggia che la mano e il rastrello dell’uomo hanno strappato via. Stracci sacri che spariranno all’alba sotto il soffio dell’industrialismo moderno”. (La stregata, Einaudi editore).

Nato à Rouen, Flaubert è cresciuto nella “nebbia del Nord”. Madame Bovary sarà l’occasione per schernire la sua città natale e il suo gioiello, la cattedrale:

“Sarà alta quattrocentoquaranta piedi, nove in meno della grande piramide d’Egitto”.

Tuttavia, dopo aver trascorso le vacanze infantili a Trouville, dove trova l’amore, Flaubert resta legato alla natura normanna, scenario di Un cuore semplice (Perrone editore):

“L’alta marea brillava di sole, liscia come uno specchio, talmente dolce che raramente si percepiva un rumore; passeri nascosti cinguettavano e la volta immensa del cielo sovrastava tutto”.

Quando l’amica George Sand gli chiede consiglio per soggiornare sulla Costa in fiore, Flaubert le suggerisce di aspettare la “stagione normanna”, cioè l’autunno. Ritiratosi presso la sua proprietà di Croisset, vicino Rouen, Flaubert cercherà un “posto brutto nel mezzo di una bella terra” dove scrivere Bouvard e Pécuchet: sceglierà un villaggio situato tra Caen e Falaise, chiamato Chavignolles.

L’ultima poesia de I fiori del male (Mondadori editore) fu composta a Honfleur, in un bilocale mansardato affittato dalla madre di Baudelaire. Il viaggio è ispirato dal vecchio porto, dove si possono distinguere “le forme slanciate delle navi dal complesso armamento”. Per alleviare i suoi dolori, il poeta è solito comprare del laudano dal farmacista di Honfleur, un certo signor Allais. Il figlio di quest’ultimo, Alphonse, viene al mondo, “perché bisogna pur nascere da qualche parte”; Alphonse testa il suo umorismo sui clienti del padre e inventa (in ricordo di Baudelaire?) una “capsula d’aria natale” per tutti i viaggiatori che abbiano nostalgia di casa. Ancora oggi si può leggere, sulla facciata della farmacia: “Qui Alphonse partì per girare il mondo. E là dove Alphonse è andato, noi andremo”.

Guy de Maupassant, nei Racconti (Bur editore), stila il ritratto dei suoi antenati venuti dal nord:

“L’antica e potente razza di conquistatori che invase la Francia […] lasciò prole in tutti i lidi della terra”.

È forse per questo che anche chi non è nato in Normandia, come Corneille o Henri de Régnier, l’ha resa sua patria adottiva?

Nel 1907, Marcel Proust vaga per i Calvados di Caen, a Bayeux, alla scoperta di chiese e manieri. Racconterà, in All’ombra delle fanciulle in fiore (Mondadori editore), le giornate trascorse a Cabourg, ribattezzata Balbec:

“L’alta marea e l’alba si levavano, come di fronte alla città celeste, un bastione indistruttibile e mobile fatto di smeraldi e oro”.

Riguardo a Jérôme Garcin, lo scrittore conserva la nostalgia di “quei paesaggi umidi e segreti”, dei sentieri nascosti sui quali correva, da bambino, utilizzando le siepi come ostacoli: “Fossati, strettoie, scarpate, guadi, distese d’erba tenera, cespugli, ostacoli in legno d’abete”. (La chûte de cheval, ancora inedito in Italia, ndt.). Oltre ai profumi “di alghe e nocciole, di mele tagliate e di gamberetti grigi”, il più normanno dei parigini ama ricordare anche “la dolce malinconia che la pioggia leggera ammorbidiva, talvolta, suscitando il perdono”.

La pioggia normanna incita alla poesia. A Honfleur, nella farmacia della piazza Hamelin, si può ancora ammirare l’insolita collezione di Alphonse Allais: il cranio di “Voltaire da giovane”, un pezzo autentico della falsa croce cristiana e una tazza per mancini con… il manico a sinistra. Si accede a questo museo, che vanta d’essere il più piccolo al mondo, tramite “una scala a chiocciola che gira dalla parte sbagliata”.

 

Dove alloggiare

A Cabourg
Il Grand Hôtel, per la sua atmosfera proustiana.

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A Etretat
Il Donjon, chemin de Saint-Clair, per il suo arredamento, degno di Arsenio Lupin.

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Categorie:Luoghi letterari

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