Di scrittura e scrittori: le letture di febbraio

E così vorresti fare lo scrittore? Scriveva Charles Bukowski

Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo
a meno che non ti venga dritto
dal cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.

murakami-2959-kskg-u11001275290993llf-680x600lastampa-itDello stesso avviso sembra essere Haruki Murakami secondo il quale per scrivere non c’è bisogno di essere chissà quanto speciali, ma alla fine dimostra di esserlo.

«Se non avessi scritto romanzi, nessuno mi avrebbe notato. Avrei condotto un’esistenza molto ordinaria nel modo più ordinario. Io stesso, nella vita quotidiana, non mi ricordo quasi di essere uno scrittore», scrive in Il mestiere dello scrittore (Einaudi).

Non è un libro da cui dovreste attendervi delle risposte, questo.

Se avete in mente tante domande sulla pratica della scrittura, sulla costruzione delle storie e dei personaggi, sulla ricetta per il successo, non troverete facili scappatoie. Ciò che Murakami ci offre, piuttosto, è un’auto-biografia, un insieme di aneddoti e modi di vivere la scrittura e il tempo di un ragazzo svogliato, poi gestore di un jazz bar che è finito per fare lo scrittore.

A dire il vero Murakami ha molto di più in comune con Bukowski, e ce ne accorgiamo durante la lettura: «Considerare la scrittura una tribolazione è un’idea che non mi appartiene. Penso che fondamentalmente debba essere qualcosa che sgorga in modo spontaneo».

E in questa sua spontaneità si fa beffe a volte degli editor, dei premi internazionali come il Nobel, dei critici e dei giornalisti. Niente di sconvolgente, visto che la sua premessa è che gli scrittori sono un po’ stronzi. Non necessitano e non dovrebbero arrogarsi delle etichette.

Per fortuna dopo il bastone arriva anche la carota e ha il sapore della speranza per chi vuole instradarsi verso questo mestiere: ci sprona a leggere molto, a osservare, a provare senza scoraggiarci del tempo che passa o di fronte alla pagina bianca.

Voto: 7-, perché per scrivere non basta la spontaneità ma bisogna lavorare duramente checché ne dicano gli scrittori affermati.
Libro del giorno

Senza cambiare troppo argomento, vi consigliamo la lettura del romanzo L’amore involontario di Chiara Marchelli (Piemme).

Il protagonista di questa storia si chiama Riccardo ed è un uomo d’affari affermato con alle spalle una difficile vita familiare.

Riccardo ha una sorella, Irene, scrittrice molto nota (ha vinto il National Book Award e insegna scrittura creativa alla Columbia University), con la quale non ha però più alcun rapporto da anni: lui non le ha mai perdonato di aver scritto della morte di sua figlia nel romanzo che l’ha portata al successo.

All’inizio della storia Riccardo riceve una telefonata dall’ospedale St Luke’s Roosevelt di New York in cui la sorella è stata ricoverata in seguito a un incidente e giace in stato di coma. È l’unico parente in grado di prendersi cura di lei e si trova, malvolentieri, a farlo.

A casa lo aspetta una situazione familiare complicata: la moglie Anna non gli perdona la morte della figlia, caduta dal balcone, per una distrazione di lui, il figlio Christopher è anoressico e sente di avere anche lui delle colpe nella vicenda.

Un giorno in ospedale durante la sua solita visita, Riccardo riceve una busta con le chiavi di casa di Irene e decide di scoprire pian piano la vita di lei, visitando il suo appartamento, sfogliando gli album di vecchie foto e infine avvicinandosi persino al libro “incriminato” che li ha allontanati qualche anno prima.

Leggere vuol dire soffermarsi, rivalutare, e lentamente le parole di Irene riescono ad ammorbidire il cuore di Riccardo. Così il loro amore, anche se involontario, torna a vibrare.

A un certo punto si crea un corto-circuito per cui non capiamo più se a doversi risvegliare dal coma sia lei o lui, accecato da un dolore che non gli ha permesso di vedere oltre la superficie.

Bellissime le descrizioni di New York, della metropolitana, e la crudezza di alcune espressioni del corpo, del nostro essere carne e bisogni. La scrittura di Chiara Marchelli ha una precisione chirurgica dalla quale fuoriesce umanità.

Voto: 9, le descrizioni della città e l’espressione dei sentimenti attraverso la corporalità dei personaggi hanno un peso molto importante in questa nostra decisione.

9788852075841-amiche-di-pennaE di scrittura e scrittori parla anche la nostra terza segnalazione: Amiche di penna. Il romanzo epistolare di Anna Karénina ed Emma Bovary di Marosella Di Francia e Daniela Mastrocinque (Mondadori).

Se Anna Karenina e Emma Bovary avessero potuto scriversi, cosa si sarebbero dette?

Le due grandi eroine dell’Ottocento sembrano essere complementari, amiche di penna ironiche e brillanti. Emma desidera essere informata di Pietroburgo, dei viaggi dell’amica Anna, di Venezia, ansiosa di condividere con lei il suo amore per la lettura, rattristata dalla noia del suo piccolo borgo di Francia. Anna vive un’illecita passione, Emma desidera un amante a cui dedicarsi. Entrambe raccontano le loro esperienze e accolgono consigli e lezioni l’una dall’altra. Anna percepisce in Emma il coraggio di sfidare la società che la circonda, Emma vede in Anna una madre e una moglie che si è azzardata a scegliere una vita diversa, per la sua felicità.

Le autrici riescono a rendere verosimili le corrispondenze, dimostrando grande capacità di comprensione dei personaggi, considerando il realismo dei romanzi di Flaubert e Tolstoj.

All’inizio del libro, la citazione da Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello è quanto mai azzeccata: “Quando un personaggio è nato, acquista subito una tale indipendenza anche dal suo stesso autore, che può essere da tutti immaginato in tant’altre situazioni in cui l’autore non pensò di metterlo, e acquistare anche, a volte, un significato che l’autore non si sognò mai di dargli”.

Nell’epistolario recitano una parte speciale anche Rossella O’Hara di Via col vento e Odette de Crécy, Madame Swann,della Recherche di Proust.

Rossella simboleggia un altro tipo di indipendenza femminile (Emma e Anna si scandalizzano per il fatto che Rossella stringa accordi d’affari con gli uomini durante gli intervalli a teatro). Madame Swann, invece, volgare ma abile a sedurre il raffinato Charles Swann, ha la capacità innata di scalare la piramide sociale.

Nei romanzi di Flaubert, Tolstoj, Proust e Mitchell, queste donne non fanno una bella fine: Emma si avvelena; Anna si getta sotto a un treno; Odette, anche se riuscirà a compiere la scalata sociale, resta vittima delle sue decisioni, perché si lega a uomini inaffidabili. Per quanto riguarda Rossella, basta pensare al «francamente me ne infischio» che le rivolge Rhett Butler/Clark Gable nel film di Victor Fleming.

Ma nell’invenzione letteraria, si sa, le strade sono infinite.

Voto: 8, per la capacità di far propri dei personaggi altrui.

9788845282249_0_0_1411_80Concludiamo questo articolo con l’ultimo consiglio di lettura. Si tratta di Satin Island di Tom McCarthy (Bompiani).

Anche qui in qualche modo la scrittura è il tema principale. U., di ritorno da Londra si ritrova all’aeroporto di Torino-Caselle bloccato a causa di un traffico aereo anomalo.

L’aeroporto è un hub, un luogo di transito temporaneo, dove si arriva per poi ripartire fino alla vera destinazione.

U. è un sociologo-etnografo al servizio dei governi, in sostanza studia il comportamento della società e lo sintetizza in dati utili perché le aziende e i governi possano fornire certi servizi o certi prodotti.

Così U. si ritrova a descrivere e a raccontare il mondo in cui vive e le persone che lo popolano.

Quando facciamo la sua conoscenza U. deve redigere una Grande Relazione, un documento etnografico abbastanza complesso che mira a concludere tutta la nostra società. Però sembra essere in difficoltà e, invece di descrivere la realtà che lo circonda, si rifugia nell’immaginazione: sogna di volare sopra un’isola chiamata Satin Island, spaventosa, illuminata da un fuoco eterno, alimentato da pire di oggetti bruciati all’interno di un cuore di cemento.

Il romanzo è particolare, presenta elenchi numerati, piccoli paragrafi, come se la ricerca di U. si svolgesse davanti ai nostri occhi. E in presa diretta sono anche i pensieri del personaggio, a volte pesanti.

Satin Island è un romanzo (?) difficile da comprendere, ma forse è proprio perché intende rendersi mimetico rispetto a questa ricerca di senso, in pratica impossibile, perché fin troppo “liquida” (il riferimento al sociologo Zygmunt Bauman è evidente).

L’isola sembra alla fine descrivere l’esito della ricerca di U.: ci restituisce una società incastrata tra presente e futuro, che si alimenta dei suoi stessi bisogni, soddisfatti, e subito rinnovati. Sono l’energia dell’isola su cui viviamo.

Voto: non classificabile, impossibile per noi giudicare questo esperimento letterario, che in seguito a una rilettura avrà sicuramente molto altro da dire

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Categorie:Le segnalazioni del mese

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1 reply

  1. Amiche di penna m’incuriosisce molto!

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