I libri che ci sono piaciuti a gennaio

Abbiamo deciso di inserire nelle segnalazioni di gennaio nuove uscite e vecchie fiamme, per almeno tre motivi.

  1. L’inizio dell’anno ci dà l’occasione per nuove partenze e in questo momento è fondamentale capire che direzione stiamo prendendo, guardando all’origine e a chi ci ha preceduti.
  2. Nel costante flusso di uscite e novità, pensiamo sia importante ogni tanto fermare il tempo, anticipare, tornare indietro negli anni: una possibilità che la letteratura amplifica e che vogliamo sottolineare.
  3. Perché alcuni libri sono belli da leggere, ma soprattutto da rileggere.

american0Iniziamo dalla contemporaneità e facciamo un salto oltreoceano. Luca Briasco, editor, americanista e traduttore, ci propone un interessante viaggio nella letteratura a stelle e strisce degli ultimi anni con Americana (minimum fax): Raymond Carver, Stephen King, Philip Roth, Paul Auster, Don DeLillo, James Ellroy, Jay McInerney, Bret Easton Ellis, Jonathan Franzen, Dave Eggers, Jonathan Safran Foer, Donna Tart, Kent Haruf, Joyce Carol Oates, Richard Ford, Elizabeth Strout, Jonathan Lethem. Non manca proprio nessuno dei nomi più celebrati degli ultimi anni, in traduzione nel nostro paese. Un saggio e allo stesso tempo un invito alla lettura che vi darà a sua volta tanti bellissimi spunti per le vostre serate da divano o per viaggi, simbolici e reali.

coverTra i libri sicuramente da rileggere invece, inseriamo il romanzo di Rossella Milone Poche parole moltissime cose (Einaudi). La trama è apparentemente semplice: un giorno due famiglie si trovano a dover fare i conti con la scomparsa di Sergio e Olga, una coppia di anziani che per vivere il proprio amore in serenità decidono di fuggire lontano dall’incomprensione dei propri figli. Questa fuga trasforma il torpore iniziale dei personaggi. E il passaggio è anche visibile: da un’immobilità impercettibile, simboleggiata dai paesaggi agricoli delle prime pagine, alla ricerca attiva dei due innamorati. Nella ricerca, la più lucida sembra essere Nanà, la nipotina di Olga, una bambina con i piedi per terra, accompagnata nella sua avventura dal cucciolo appena adottato, Abramo. La storia sembra dirci che solo chi riesce ad avere uno sguardo differente – anziani, bambini, cuccioli – è in grado di rendersi conto della vita vera, di ciò che conta. Una scrittura concreta e precisa quella della Milone, quasi corporea, che cerca di rinsaldare il legame che esiste tra le definizioni e gli oggetti.

vwoolfE parlando di realtà che ci circonda, Oggetti solidi è un racconto del 1918 di Virginia Woolf, una short story che ha dato il titolo all’intera raccolta uscita da pochi mesi per Racconti edizioni. Finalmente è possibile trovare in uno solo libro l’intera produzione di racconti della grande scrittrice inglese, nella traduzione di Adriana Bottini e Francesca Duranti e per la curatela di una delle più preparate studiose italiane di Virginia Woolf: Liliana Rampello. Incredibile che nessuno ci avesse pensato prima, il che ci fa capire fin da subito il bellissimo lavoro che sta portando avanti questa nuova casa editrice, tra perle ritrovate e uno scrupoloso lavoro di ricerca e inquadramento. Oggetti solidi è un libro che è davvero impossibile perdersi, sia che siate dei fedeli lettori della prosa della Woolf, sia che cerchiate racconti piacevoli e una scrittura mai banale. Un bel modo per comprendere a fondo la parabola creativa di un’autrice che continua a lasciare il segno. Il volume è illustrato da Franco Matticchio.

anna-bolena-lightConcludiamo la rubrica di gennaio con un titolo che ci porta ancora più lontani nel passato, in questo nostro viaggio nella macchina del tempo della lettura. Si tratta di Anna Bolena, una questione di famiglia di Hilary Mantel (Fazi), la storia del fallimento del secondo matrimonio del re Enrico VIII con Anna Bolena. Fin dalle prime pagine vi troverete in un groviglio di intrighi e alleanze politiche sommerse, silenzi, sguardi, discrediti in seguito ai quali, storicamente, Anna Bolena è stata condannata per stregoneria e adulterio e brutalmente uccisa. Il lettore si affeziona fin da subito allo stile raffinato della Mantel e viene catapultato di colpo nel Cinquecento, seguendo in soggettiva una scena di caccia dallo sguardo del primo ministro Thomas Cromwell. La capacità di scrittura della Mantel crea un effetto in presa reale notevole e ci sembra di essere presenti ai banchetti di corte, insieme ai personaggi; di sentire le loro voci mescolarsi, simpatizzando prima per l’uno, poi per l’altro. Percepiamo librarsi nell’aria, a volo d’aquila, per tutto il romanzo, uno sguardo femminile, etereo, come fosse il fantasma di Anna a guardare disincantato il suo passato. La storia è già nota ai più ma in questa capacità creativa risiede l’originalità che spinge alla lettura. Bella la traduzione di Giuseppina Oneto.

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Categorie:articoli, Le segnalazioni del mese

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