Anteprima: estratto da “La voce nascosta delle pietre” di Chiara Parenti

In anteprima per gli amici della Matita, un estratto dal romanzo La voce nascosta delle pietre, di Chiara Parenti (Garzanti), uscito a gennaio 2017.

Buona lettura!

2.
ZIRCONE
Gemma degli innamorati, rende indivisibili i legami d’amore.
Aiuta ad amare sé stessi e gli altri e a far emergere gli aspetti positivi
interiori di chi lo porta. Utile in caso di depressione, nelle difficoltà questa
pietra permette di osservare i problemi in modo ordinato
per riuscire a risolverli facilmente.

81jfmtqollRuotavo sulla sedia girevole del nonno con i piedi penzoloni da un bracciolo e la testa dall’altro.
Ero convinta che con quella spinta sarei riuscita a compiere almeno dieci giri senza mai fermarmi. Di certo, tuttavia, c’era solo il mio stomaco sottosopra.
Era un pomeriggio di febbraio e avevo raggiunto mio nonno nel suo studio dopo aver fatto i compiti che, essendo in prima elementare, non erano molti, per fortuna.
Adoravo quella stanza, in pochi metri quadrati era riuscito a concentrare un piccolo mondo in miniatura.
Alle pareti erano appesi batik dell’Indonesia e maschere di legno dell’Africa, e sugli scaffali dell’enorme libreria campeggiavano manufatti artigianali da ogni parte del globo.
Entrare lì dentro per me era come fare il giro del mondo.
Il nonno era intento a valutare una collana d’oro bianco e, con il microscopio per gemme, ne stava analizzando il ciondolo: un bellissimo zircone Ratanakiri della Cambogia. Il suo colore blu era il più brillante che avessi mai visto.
La finestra dello studio lasciava entrare le grida dei bambini del quartiere che si lanciavano palle di neve nel parco davanti a casa. Io invece preferivo stare con il mio Super Nonno piuttosto che con loro. Mi sentivo diversa, e in effetti lo ero. Bassa e magra come un’acciuga, assomigliavo più a un buffo folletto che a una bambina.
«Raccontami ancora la nostra storia, nonno!» pigolai, con la testa che girava. Il nonno sollevò lo sguardo dalla collana e mi sorrise paziente.
Adoravo le storie di mio nonno, le avrei ascoltate per ore.
La storia che volevo mi raccontasse quel giorno, poi, era la mia preferita perché era quella della nostra famiglia, che da sempre gravita attorno al mondo delle pietre.
L’avevo sentita almeno un migliaio di volte, ma mi faceva sempre un certo effetto pensare che nelle mie vene non scorresse sangue come negli altri bambini, ma il potente spirito dei «cacciatori di gemme».
Il primo a innamorarsene e a cadere vittima della loro magia fu il bisnonno Arturo, amante del gioco e del buon vino.
Durante la seconda guerra mondiale era di stanza in Etiopia e un giorno, nelle sabbie del Nilo Azzurro, s’imbatté per caso in alcune pietruzze luccicanti. Oro.
Incuriosito, iniziò a volerne sapere di più e, con l’aiuto di qualche amico del posto, andò a visitare alcune delle più profonde gallerie della zona. La gente del luogo le chiamava «le antiche miniere di re Salomone», dalle quali si diceva provenisse l’oro regalato al re dalla regina di Saba.
Ed ecco che l’incantesimo delle pietre si compì e il bisnonno Arturo fu perduto: il fascino del mito, la magia di una storia leggendaria, il brivido del mistero, il gusto della ricerca, l’eccitazione della scoperta.
Ben presto, l’ebbrezza dell’avventura sostituì quella del vino e del gioco, e al bisnonno Arturo salì non solo la febbre dell’oro, ma anche del platino, dello zaffiro, del rubino.
Quando tornò in Italia, aveva ormai contratto il virus dei cacciatori di gemme e non si poté far niente per guarirlo. Il primo, chiaro sintomo della malattia fu il nome che dette al suo primogenito: Pietro.
«Quanti anni avevi la prima volta che il bisnonno Arturo ti portò in Thailandia?» domandai al nonno, curiosa.
«Ne avevo appena compiuti diciotto, tesoro», mi spiegò, e l’ombra di un sorriso nostalgico si affacciò sul suo volto. «Mio padre mi portò proprio a Chanthaburi, il centro nevralgico del commercio mondiale delle gemme.»
Già, Chanthaburi. La terra promessa per tutti gli appassionati di pietre preziose, la Mecca dei cacciatori di gemme. Bastava il nome, così esotico e musicale, a farmi sognare a occhi aperti quel posto per ore intere.
«E poi? Che cosa successe, nonno?» gli chiesi, trepidante.
«Scelsi di fermarmi e restai lì per più di un anno…» sospirò, «…a caccia di zaffiri e di altre pietre.»
«E poi?» incalzai.
«All’inizio cominciai a vendere piccole quantità di gemme scelte a Chanthaburi, poi mi spostai anche su altri mercati e, quando alla fine ritornai in Italia, aprii il nostro negozio, Il Cuore di Giada.»
«E la mamma?»
«Anche tua madre sa tutto sui poteri delle pietre e dei cristalli, e non aveva nemmeno quattordici anni quando iniziò a lavorare con noi. La sua passione però sono sempre state le fiere del settore e la scelta dei gioielli dal design più esclusivo e particolare. Nessuno come lei conosce i più esperti artigiani sulla piazza, i migliori in grado di esaltare le proprietà delle pietre.»
Neppure mia madre era rimasta immune al fascino delle gemme, quindi non avevo alcun dubbio: anche il mio destino era già scritto nella terra.
«Io vorrei diventare una grande cacciatrice di pietre come te, nonno!» gli dissi, credendoci davvero con ogni fibra del mio essere.
«Certo che lo diventerai. È questo il tuo destino, tesoro mio.» Mi sorrise come se fosse ovvio.
Arricciai il naso. «E tu come lo sai?»
«Sono state le pietre a sussurrarmelo, Luna. Loro lo sanno, loro sanno sempre tutto…»
Posai gli occhi sulla collana che il nonno stava valutando e le pietre incastonate scintillarono sotto la luce della lampada da tavolo. In quel bagliore trovai la conferma: le pietre mi parlavano davvero. Annuii.«E un giorno troverò anch’io zirconi brillanti come questo!» sentenziai convinta.
«Ne sono sicuro.» E il suo sorriso carico di fiducia si impresse a fuoco nella mia mente.
Sì, sarei diventata come lui. Audace e indomita, avrei scalato le montagne e attraversato le foreste per calarmi nelle profondità della terra, fino a toccarne il cuore pulsante.
Avrei anch’io trovato le mie gemme, preziose amiche dalle incredibili capacità in grado di tirare fuori il meglio di noi stessi. Insieme a queste fedeli compagne ero sicura che avrei saputo superare ogni ostacolo perché, mio nonno lo diceva sempre, le pietre ci guidano verso la felicità.
Sì, le avrei amate incondizionatamente per il resto della mia vita.

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Categorie:articoli, Le segnalazioni del mese

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