La correzione dell’esercizio di ottobre

81mft6ecj3lQuesto mese commentiamo insieme l’esercizio di Matteo Cupellaro, che ringraziamo per essersi messo in gioco.

Matteo ci ha inviato il suo racconto dopo aver ricevuto la nostra newsletter. Qui ve lo proponiamo con i nostri commenti!

Questo era l’incipit di Stephen King da cui partire per completare la storia:

La moglie di Jim Norman lo stava aspettando dalle due e, quando vide l’auto fermarsi di fronte allo stabile dove abitavano, scese di corsa per andargli incontro. Era andata a fare la spesa e aveva preparato un pranzetto per festeggiare: un paio di bistecche, una bottiglia di vino buono, un bel cespo di lattuga e altre piccole cose. Ora, guardandolo scendere dalla macchina, si sorprese a sperare quasi con disperazione (e non per la prima volta, quel giorno) che ci fosse qualcosa da festeggiare.

Jim veniva su dal vialetto, la cartella nuova in una mano e quattro libri di testo nell’altra. Lei poté vedere il titolo di quello di sopra: Introduzione alla grammatica. Mise una mano sulla spalla del marito e domandò: Com’è andata?

E lui sorrise.

Ma quella notte Jim rifece il sogno per la prima volta dopo tanto tempo e si svegliò in sudore, con un grido dietro le labbra.

Il colloquio era stato condotto dal preside della Media superiore Harold Davis e dal professore di lettere più anziano. Si era parlato anche del suo esaurimento nervoso, cosa che del resto lui si aspettava.

Il preside, un uomo calvo e cadaverico di nome Fenton, si era lasciato andare contro la spalliera, fissando il soffitto. Simmons, il professore di lettere, aveva acceso la pipa.

Ero sottoposto a una pressione tremenda, a quell’epoca, aveva detto Jim Norman. Le sue dita avrebbero voluto torcersi, in grembo, ma lui non le lasciava fare.

Penso che possiamo capire, aveva detto Fenton, sorridendo. Non è il caso di addentrarsi in fatti personali, ma siamo tutti d’accordo, penso, che l’insegnamento è un’occupazione massacrante, specie a livello di scuole superiori. Si sta in scena cinque ore di lezione su sette, e si recita davanti al pubblico più difficile del mondo. Ecco perché, aveva concluso con un certo orgoglio, gli insegnanti hanno più ulcere di qualsiasi altro gruppo professionale, a eccezione dei controllori del traffico aereo.

Le pressioni che mi portarono all’esaurimento furono estreme, aveva spiegato Jim.

Ed ecco il lavoro di Matteo:

La sua del resto non era mai stata una vita semplice, sin dall’infanzia. Abbandonato ancora piccolo dalla madre, fuggita in qualche parte del mondo con uno sconosciuto, era cresciuto con il padre, un omaccione corpulento e operaio in una fabbrica nel centro della sua città natale, Milano. A parte le scuole elementari, dalle medie in poi aveva messo l’acceleratore, dedicandosi unicamente allo studio e al suo sogno di diventare un professore universitario, un giorno. Ore e ore incollato sui libri, sacrificando amicizie, possibili amori, svaghi. Conseguita la laurea in Lettere Moderne, dopo il liceo, non ci aveva messo molto ad essere ammesso nella prestigiosa facoltà di Harvard.

Jim, sei sicuro di ciò che stai facendo? Lo dico per il tuo bene, non vorrei che affrettassi troppo le cose. Il preside Fenton aveva con lui una profonda amicizia, che perdurava da anni, sin dalle prime conoscenze ad Harvard. Proprio per questo, voleva sincerarsi di persona delle condizioni di Jim.

Lo stesso Simmons, continuando ad aspirare la sua amata pipa, si mostrava perplesso, lanciando sguardi confusi.

La carriera di Jim era stata impeccabile, perfetta. Almeno fino a quel maledetto giorno, che puntualmente tornava in sogno quasi tutte le notti. Il matrimonio, i due figli, il successo accademico. E poi lo stress, le responsabilità che aumentavano, le assenze da casa. Troppo, per una sola persona.

Ci sono molti motivi per cui non dovrei reintegrarti, Jim, e tu lo sai. Ma nonostante ciò, ho deciso di venirti incontro, se deciderai di sottoporti però ad un percorso di riabilitazione completa. Fenton era stato chiaro, senza indugiare.

L’episodio che aveva segnato la vita di Jim non era poi molto lontano dai ricordi. I litigi con la moglie, il tradimento con una donna più giovane, lo avevano portato ad affogare nell’alcol, qualche mese prima. Per colpa di qualche eccesso di troppo, un giorno in classe era arrivato completamente ubriaco, arrivando ad alzare le mani su uno studente.

Alzare le mani su uno studente è grave, proseguiva Fenton. Ma adesso sono mesi che sei astemio, o almeno così affermi.

Jim continuava a starsene seduto, frenando a fatica gli scatti nervosi delle proprie dita. La domanda era una sola. Clara lo aveva ripreso in casa, e perdonato. Fenton, in nome di una vecchia amicizia, gli stava offrendo aiuto. Ma lui, si chiedeva, sarebbe stato in grado di accettare i suoi limiti? Certo che lo avrebbe fatto, per i suoi figli, e per se stesso.

 

L’incipit viene completato con molte informazioni chiave sul personaggio.

“La sua del resto non era mai stata una vita semplice, sin dall’infanzia. Abbandonato ancora piccolo dalla madre, fuggita in qualche parte del mondo con uno sconosciuto, era cresciuto con il padre, un omaccione corpulento e operaio in una fabbrica nel centro della sua città natale, Milano. A parte le scuole elementari, dalle medie in poi aveva messo l’acceleratore, dedicandosi unicamente allo studio ed al suo sogno di diventare un professore universitario, un giorno. Ore e ore incollato sui libri, sacrificando amicizie, possibili amori, svaghi. Conseguita la laurea in Lettere Moderne, dopo il liceo, non ci aveva messo molto ad essere ammesso nella prestigiosa facoltà di Harvard.”

Tutte queste informazioni, se necessarie, è bene che emergano mano a mano nel corso della storia, attraverso i personaggi in azione.

Ovvero attraverso i dialoghi e i movimenti, dialoghi che siano credibili e non eccessivamente caricati di informazioni.

Che cosa fa King invece nell’incipit? Ci dà alcune informazioni essenziali su Jim: sappiamo che Jim sta cercando lavoro, che evidentemente ha avuto problemi a causa di “un esaurimento” e che è perseguitato da brutti sogni.

Sono le uniche informazioni necessarie per inquadrare la storia, non ci racconta – per esempio – come si chiama la moglie di Jim e che lavoro fa, perché evidentemente per ora non è importante saperlo.

Queste informazioni essenziali ci arrivano attraverso brevi stralci di colloquio, dunque attraverso dialoghi riportati, e attraverso la fisicità di Jim (che si sveglia sudato di notte e si trattiene dal torcersi le dita). Il narratore è molto poco presente e lascia che siano i personaggi a stare in scena.

Quale sia la natura dell’esaurimento nervoso di Jim e il sogno che lo perseguita lo scopriremo andando avanti, ma non è necessario raccontare subito tutti i dettagli.

In secondo luogo c’è un po’ di confusione riguardo a Jim… perché dovrebbe essere nato a Milano e aver studiato prima in Italia e poi ad Harvard?

È certamente possibile ma molto poco probabile e poco in linea con il personaggio, tanto più che si capisce chiaramente qual è il lavoro di Jim (“l’insegnamento è un’occupazione massacrante, specie a livello di scuole superiori”): un laureato ad Harvard difficilmente finisce a insegnare alle superiori.

Attenzione dunque anche alla verosimiglianza nella costruzione del personaggio.

Alla prossima correzione!

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Categorie:articoli, esercizi, esercizio del mese

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