Esercizio di novembre: la descrizione

Questo mese vogliamo dedicare il nostro esercizio di scrittura alle descrizioni.

Le descrizioni servono a specificare il mondo in cui si muove la vostra storia (che il mondo sia reale o immaginario poco importa). In genere, invece, i romanzi degli aspiranti esordienti o sono privi di descrizioni o sono pieni di descrizioni poco utili.

Una descrizione utile è una descrizione che rende, appunto, specifici luoghi e oggetti. Non basta dire che Marco vive in città o in campagna, ma dobbiamo sapere in quale città, in quale campagna e possibilmente anche in quale anno. Lo stesso vale per gli oggetti… non basta dire che Marco guida una Fiat, ma vogliamo sapere quale modello, se comprata nuova o usata, se pulita o sporca, ecc. Ovviamente non dovete descrivere minuziosamente ogni luogo o oggetto della storia, ma solo quelli che hanno un’importanza nella narrazione (se la macchina di Marco ha una qualche rilevanza per il personaggio vale la pena spendere due righe, altrimenti non necessariamente).

Ecco un breve esempio di carrellata in stile cinematografico dai Promessi sposi di Manzoni.

La descrizione parte con una visuale molto ampia, una panoramica che dall’alto descrive tutta la zona del lago di Como, le vallate e le montagne.

Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni. La costiera, formata dal deposito di tre grossi torrenti, scende appoggiata a due monti contigui, l’uno detto di san Martino, l’altro, con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare a una sega: talché non è chi, al primo vederlo, purché sia di fronte, come per esempio di su le mura di Milano che guardano a settentrione, non lo discerna tosto, a un tal contrassegno, in quella lunga e vasta giogaia, dagli altri monti di nome più oscuro e di forma più comune.

 

La panoramica inizia a restringersi per mettere a fuoco la zona vicino a Lecco, e anche il contesto storico.

Per un buon pezzo, la costa sale con un pendìo lento e continuo; poi si rompe in poggi e in valloncelli, in erte e in ispianate, secondo l’ossatura de’ due monti, e il lavoro dell’acque. Il lembo estremo, tagliato dalle foci de’ torrenti, è quasi tutto ghiaia e ciottoloni; il resto, campi e vigne, sparse di terre, di ville, di casali; in qualche parte boschi, che si prolungano su per la montagna. Lecco, la principale di quelle terre, e che dà nome al territorio, giace poco discosto dal ponte, alla riva del lago, anzi viene in parte a trovarsi nel lago stesso, quando questo ingrossa: un gran borgo al giorno d’oggi, e che s’incammina a diventar città. Ai tempi in cui accaddero i fatti che prendiamo a raccontare, quel borgo, già considerabile, era anche un castello, e aveva perciò l’onore d’alloggiare un comandante, e il vantaggio di possedere una stabile guarnigione di soldati spagnoli, che insegnavan la modestia alle fanciulle e alle donne del paese, accarezzavan di tempo in tempo le spalle a qualche marito, a qualche padre; e, sul finir dell’estate, non mancavan mai di spandersi nelle vigne, per diradar l’uve, e alleggerire a’ contadini le fatiche della vendemmia.

 

Ecco che ci avviciniamo sempre di più alla costa e ai paesetti “posti sulle rive”.

Dall’una all’altra di quelle terre, dall’alture alla riva, da un poggio all’altro, correvano, e corrono tuttavia, strade e stradette, più o men ripide, o piane; ogni tanto affondate, sepolte tra due muri, donde, alzando lo sguardo, non iscoprite che un pezzo di cielo e qualche vetta di monte; ogni tanto elevate su terrapieni aperti: e da qui la vista spazia per prospetti più o meno estesi, ma ricchi sempre e sempre qualcosa nuovi, secondo che i diversi punti piglian più o meno della vasta scena circostante, e secondo che questa o quella parte campeggia o si scorcia, spunta o sparisce a vicenda. Dove un pezzo, dove un altro, dove una lunga distesa di quel vasto e variato specchio dell’acqua; di qua lago, chiuso all’estremità o piuttosto smarrito in un gruppo, in un andirivieni di montagne, e di mano in mano più allargato tra altri monti che si spiegano, a uno a uno, allo sguardo, e che l’acqua riflette capovolti, co’ paesetti posti sulle rive; di là braccio di fiume, poi lago, poi fiume ancora, che va a perdersi in lucido serpeggiamento pur tra’ monti che l’accompagnano, degradando via via, e perdendosi quasi anch’essi nell’orizzonte. Il luogo stesso da dove contemplate que’ vari spettacoli, vi fa spettacolo da ogni parte: il monte di cui passeggiate le falde, vi svolge, al di sopra, d’intorno, le sue cime e le balze, distinte, rilevate, mutabili quasi a ogni passo, aprendosi e contornandosi in gioghi ciò che v’era sembrato prima un sol giogo, e comparendo in vetta ciò che poco innanzi vi si rappresentava sulla costa: e l’ameno, il domestico di quelle falde tempera gradevolmente il selvaggio, e orna vie più il magnifico dell’altre vedute.

 

E finalmente Manzoni restringe la visuale fino a inquadrare il personaggio di don Abbondio.

Per una di queste stradicciole, tornava bel bello dalla passeggiata verso casa, sulla sera del giorno 7 novembre dell’anno 1628, don Abbondio.

 

Come avete visto questa tecnica – ovvero partire da una panoramica molto ampia per arrivare gradatamente a inquadrare il soggetto della scena – è molto utile per dare al lettore diverse informazioni contemporaneamente, sul luogo, i personaggi e il contesto storico (non a caso è diventata a tutti gli effetti una tecnica cinematografica.

 

Dunque cosa faccio questa settimana?

L’esercizio di questo mese consiste nel prendere queste tre fotografie e provare scrivere una descrizione in stile Manzoni, partendo dalla panoramica per arrivare al personaggio.

foto_1

 

foto_2

 

foto_3

Aspettiamo con curiosità tutte le vostre prove!

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Categorie:esercizi, esercizio del mese

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2 replies

  1. L’ha ribloggato su LibriPensierie ha commentato:
    Per chi volesse cimentarsi nella scrittura, qui il blog de La matita rossa che propone esercizi e correzioni.

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