Esercizio di ottobre: prosegui l’incipit

Quest’esercizio è un evergreen di tutti i laboratori di scrittura, ma a noi piace sempre moltissimo perché si presta a infinite varianti, spunti e risultati.

Il gioco lo conoscete più o meno tutti: qui sotto avete l’incipit di un racconto, da continuare per venti-trenta righe. Diciamo una pagina Word.

Qual è lo scopo dell’esercizio? Ovviamente allenarsi a sviluppare un’immaginazione. Qui avete un indirizzo, perché l’incipit vi dà personaggi e ambientazione, ma con questo materiale potete fare di tutto.

Anche l’incipit è a tema Halloween ed è tratto dal racconto A volte ritornano, di Stephen King (se non l’avete letto è vietato copiare!)

La moglie di Jim Norman lo stava aspettando dalle due e, quando vide l’auto fermarsi di fronte allo stabile dove abitavano, scese di corsa per andargli incontro. Era andata a fare la spesa e aveva preparato un pranzetto per festeggiare: un paio di bistecche, una bottiglia di vino buono, un bel cespo di lattuga e altre piccole cose. Ora, guardandolo scendere dalla macchina, si sorprese a sperare quasi con disperazione (e non per la prima volta, quel giorno) che ci fosse qualcosa da festeggiare.

Jim veniva su dal vialetto, la cartella nuova in una mano e quattro libri di testo nell’altra. Lei poté vedere il titolo di quello di sopra: Introduzione alla grammatica. Mise una mano sulla spalla del marito e domandò: Com’è andata?

E lui sorrise.

Ma quella notte Jim rifece il sogno per la prima volta dopo tanto tempo e si svegliò in sudore, con un grido dietro le labbra.

Il colloquio era stato condotto dal preside della Media superiore Harold Davis e dal professore di lettere più anziano. Si era parlato anche del suo esaurimento nervoso, cosa che del resto lui si aspettava.

Il preside, un uomo calvo e cadaverico di nome Fenton, si era lasciato andare contro la spalliera, fissando il soffitto. Simmons, il professore di lettere, aveva acceso la pipa.

Ero sottoposto a una pressione tremenda, a quell’epoca, aveva detto Jim Norman. Le sue dita avrebbero voluto torcersi, in grembo, ma lui non le lasciava fare.

Penso che possiamo capire, aveva detto Fenton, sorridendo. Non è il caso di addentrarsi in fatti personali, ma siamo tutti d’accordo, penso, che l’insegnamento è un’occupazione massacrante, specie a livello di scuole superiori. Si sta in scena cinque ore di lezione su sette, e si recita davanti al pubblico più difficile del mondo. Ecco perché, aveva concluso con un certo orgoglio, gli insegnanti hanno più ulcere di qualsiasi altro gruppo professionale, a eccezione dei controllori del traffico aereo.

Le pressioni che mi portarono all’esaurimento furono… estreme, aveva spiegato Jim.

 

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