Intervista a Chiara Parenti: scrivere con il mutuo da pagare, tanti sogni e duro lavoro

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(intervista di Rossella Monaco)

Buongiorno, Chiara. Come hai iniziato a scrivere? È stata una vocazione? E quanto hai lavorato per migliorarti?

Ho sempre adorato inventare storie ma l’idea di scriverle è nata per caso: per gioco, in realtà. Un pomeriggio d’estate del 2008, scherzando con mio marito sul mutuo da pagare, mi disse che avrei dovuto mettermi a scrivere le mie storie, così sarei diventata famosa come la Rowling e ci saremmo trasferiti in un castello senza più il mutuo da pagare. Ci ho provato e non è che adesso abitiamo in un castello (e il trasferimento non pare neanche tanto imminente, per la verità), però ho scoperto che scrivere mi piace sopra ogni cosa. Naturalmente la strada è lunga e difficile, occorre lavorare sodo senza lasciarsi scoraggiare, ma almeno ho trovato qualcosa di bello da fare, mentre continuo a pagare il mutuo.

I tuoi tre romanzi hanno avuto un grandissimo riscontro e sono passati da blog in blog, da lettrice a lettrice. Qual è il successo di questo passaparola, secondo te?

Sto ancora cercando di capirlo, per la verità, perché non lo avrei mai immaginato. Dai riscontri che ho ricevuto, credo che queste storie siano piaciute per la delicatezza dell’intreccio amoroso, la vena di ironia, ma soprattutto per la loro semplicità: parlano di ragazzi normali con vite normali e, forse, le lettrici riescono facilmente ad immedesimarsi. Chi non ha un ricordo indelebile di quell’estate al mare di tanti anni fa, o chi non è mai stata segretamente innamorata del proprio migliore amico?

Cristian+GreiCome scrivi? Da cosa parti?

L’ispirazione arriva da qualsiasi cosa: un film, un libro, quello che mi succede o che succede a chi mi è vicino. Una volta che ho messo a fuoco l’idea in appunti più o meno sparsi in foglietti, post it, tovaglioli o dorso della mano sinistra, scrivo uno schema con la struttura generale. Poi butto giù qualche dialogo delle scene che mi sono già chiare e quindi passo alle altre: lo scheletro, lentamente, si arricchisce di particolari. Solo quando mi sento pronta, quando conosco i personaggi come i miei migliori amici e li sento gridare per raccontarmi la loro storia, comincio a scrivere. Non prima. È come fare un disegno. Io adoro fare ritratti, dipingo volti per lo più. E anche in questo caso inizio da una bozza generale, qualche tratto di matita qua e là per definire i contorni. Poi piano piano mi dedico ai particolari – i capelli, gli occhi, il naso, le labbra  ̶  e il viso prende forma sotto le mie dita. Poi passo a tratteggiare le ombre, riempire i vuoti e illuminare le prominenze. E così, nel chiaroscuro, il volto emerge dal foglio assumendo vita propria.

Ne “L’importanza di chiamarsi Cristian Grei” richiami in maniera palese la famosa fan fiction “50 sfumature di grigio” ma il romanzo non è una semplice parodia, è qualcosa di indipendente e diverso. Vuoi parlarci di come ti sei separata dal lavoro di E.L. James e di come hai costruito il personaggio principale e la trama del tuo romanzo?

Il mio Cristian è un ragazzo normalissimo che lavora nell’agenzia di onoranze funebri di famiglia, vive a Prato e ha la sventura di chiamarsi Cristian Grei (senza la “h” e con la “i” al posto della “y”), in modo pericolosamente simile al Christian Grey del Bestseller mondiale, con cui però non ha in comune altro che il nome, visto che il mio Mr Grei non solo non è un dio del sesso, ma soffre anche di ansia da prestazione. Diciamo che raccontando la sua storia, ho voluto mostrare quanto la normalità sia spettacolare, quanto anche un carro funebre possa sembrare a una donna un elicottero, se solo si trova con la persona giusta. Il mio Cristian ha una “Stanza dei Giochi”, ma sono giochi veri! Davanti alla Playstation, lui e la sua migliore amica giocano, si divertono e imparano ad amarsi. Persone vere che si rispettano e si amano per quello che sono. Del resto, io sono convinta che le donne amano di più chi le fa ridere… Quindi ho pensato di raccontare la loro storia con un sorriso.

cover“Tutta colpa del mare”, il tuo primo romanzo, è piaciuto ai lettori per la sua spontaneità e la freschezza della storia d’amore e l’ironia dei personaggi. L’ironia fa parte del tuo stile, come ci sei arrivata?

In realtà, per me l’ironia è più un punto di partenza che un punto di arrivo. Il mio stesso modo di pensare credo possa definirsi ironico (preferisco osservare la realtà in technicolor invece che in bianco e nero), quindi lo stile in cui scrivo è solo la conseguenza naturale del mio modo di essere.

Vuoi raccontarci il tuo esordio?

Il mio esordio è stato preceduto da un travaglio lunghissimo e doloroso, fatto di silenzi, attese, rifiuti e porte in faccia. Però non mi sono arresa ̶   e non ho intenzione di farlo neppure in futuro, visto che sono solo all’inizio di questa avventura – e ogni batosta mi è servita per crescere e migliorare e a trovare nuove strade per raggiungere la meta. Una di queste è stata approdare a EWWA (European Writing Women Association), un’associazione di autrici e di professioniste del mondo dell’editoria. Tramite queste signore meravigliose ho avuto la fortuna di incontrare Alessandra Bazardi, che stava selezionando testi per la nuova collana YouFeel di Rizzoli. Ed eccomi qui.

conzuccDa qualche mese sei tra gli autori dell’agenzia letteraria di Vicky Satlow. Possiamo sapere in anteprima su cosa stai lavorando o è ancora un segreto?

Sì, sto lavorando a un nuovo progetto, non anticipo niente, un po’ per scaramanzia, e un po’ perché non so come riuscirà. Posso solo dire che è qualcosa di molto, molto diverso stavolta, che richiede più tempo e dedizione, ma che spero tanto possa piacere alle mie lettrici.

Tu sei anche una grande lettrice, cosa stai leggendo adesso?

Sto leggendo “La ragazza del treno” di Paula Hawkins, il thriller più chiacchierato dell’estate. Non che sia il genere che preferisco, ma ero semplicemente curiosa!

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Categorie:interviste

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