Intervista a Leonardo Patrignani: There, dove la realtà si mescola all’ignoto

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Foto di Rossella Rasulo

(intervista di Rossella Monaco)

Leonardo Patrignani nato a Moncalieri il 28 febbraio 1980, è uno scrittore e musicista italiano, autore della trilogia Multiversum, tradotta e diffusa in 18 Paesi nel mondo; è da poco uscito il suo nuovo libro, There, un mistery thriller autoconclusivo, ancora una volta pubblicato da Mondadori. Lo intervistiamo per sapere di più del lavoro preparatorio che ha portato alla scrittura del romanzo e del modo in cui in genere si approccia alla scrittura.

 

Buongiorno, Leonardo, dopo il successo della saga Multiversum hai deciso di cimentarti in un genere diverso, che in Italia non ha moltissimi esponenti di spicco. There, il tuo ultimo libro, è un mistery thriller ispirato alle esperienze pre-morte. Come hai scelto questa strada?
Buongiorno, Rossella. Sciolgo subito il mistero: il genere di There è senza dubbio una delle declinazioni del fantastico che più amo. Si tratta di un thriller dai contorni metafisici, paranormali, dove l’elemento “non realistico” è in realtà una possibilità ancora non completamente dimostrata, non una totale invenzione. La mia carta d’identità è meglio rappresentata da There, rispetto a Multiversum, perché There ha quel sapore “Kinghiano” col quale sono cresciuto e al quale non mi stanco di rendere merito. La mia trilogia d’esordio comunque, sia chiaro, è stata un’esperienza meravigliosa e un viaggio nelle profondità di un altro universo che adoro come quello della science fiction.

 

I tre romanzi della saga Multiversum hanno avuto ottimo esito in termini di lettori, sono passati di blog in blog, di Paese in Paese, e hanno incontrato i gusti di molti. A cosa è dovuto questo successo, secondo te?
Riferendoti quello che mi hanno confermato gli editor esteri che hanno acquisito la saga nei vari Paesi, credo che Multiversum abbia portato una ventata di freschezza a un genere che si stava contorcendo su proposte molto simili (vampiri e creature varie…) a rischio di saturare gli scaffali. La mia proposta è stata ben accolta perché era un tentativo, molto young-adult oriented, di riportare sensazioni fantascientifiche all’interno di una trama moderna, avventurosa, dal taglio cinematografico. Il tema dei mondi paralleli ha fatto dunque breccia e, se pensi che negli stessi anni Fringe – la nota serie tv – conquistava milioni di fan utilizzando un espediente narrativo molto simile… si vede che era proprio il momento del Multiverso!

 

there_originalIl lettore si immedesima facilmente nella protagonista di There, Veronica. Come l’hai costruita?
In maniera molto naturale. Volevo raccontare innanzitutto il dolore di una perdita improvvisa, una sensazione che ahimè conosco molto da vicino. Ho trasferito questi sentimenti nella testa di una ragazza di 19 anni, un punto di vista che mi piaceva sviluppare, una mente nella quale ero curioso di vivere per qualche tempo. Di lì a decidere di narrare in prima persona e al presente il passo è stato breve. Sono stato Veronica, ho sofferto con lei, ho messo nella sua storia molto del mio vissuto e questo – a detta di chi sta leggendo il libro – dà uno spessore al romanzo che i miei precedenti, per forza di cose, non avevano. Sono molto soddisfatto di queste scelte.

 

Prima di scrivere There ti sei lanciato in uno studio profondo sul fenomeno scientifico alla base delle NDE (Near Death Experiences). Come hai lavorato e quali le scoperte più entusiasmanti per te?
La tematica è vasta e si porta dietro molta letteratura. Ho dapprima operato una grossa selezione, cercando di eliminare tutti quei saggi che suonassero troppo “new age” e concentrandomi sulle pubblicazioni scientifiche per avere un quadro dettagliato della fenomenologia. Dopodiché sono passato alla fase di studio, e qui mi sento di citare un saggio corposo e molto serio sull’argomento, intitolato proprio Esperienze di premorte e scritto da un brillante anestesiologo di Padova, Enrico Facco (che ringrazio infatti nella nota dell’autore, prima dell’inizio del romanzo). Scoperte entusiasmanti? Una dopo l’altra. Ho trovato qualcosa di tangibile all’interno di esperienze che più “sospese” non si potrebbe. Ho trovato risposte, o ipotesi molto affascinanti, là dove dovrebbe esistere il vuoto. Da qui ho plasmato una sorta di teoria sull’aldilà, che nel romanzo diventa uno snodo cruciale degli eventi. Il tema mi è talmente caro che continuo a documentarmi anche adesso, col romanzo in libreria e senza alcuna intenzione di scrivere un seguito.

 

Come la realtà entra nei tuoi romanzi e in quanta parte influenza quello che scrivi?
La realtà di tutti i giorni influenza drammaticamente i miei romanzi, specialmente in questo caso. Con There ho raccontato Milano, la periferia, l’ambiente grigio e malsano di un’agenzia di scommesse. E lì, com’è naturale, si sono alternati personaggi che scaturiscono dalla mia quotidiana osservazione della città, dei suoi abitanti. Se pensi che, quando ero un ragazzetto e sognavo di scrivere, sostenevo che non avrei mai ambientato un romanzo (di matrice fantastica) in Italia, perché non mi suonava credibile… oggi invece sono felicissimo di averlo fatto, sia con Multiversum (nel primo tomo e in alcune scene del secondo) che con There.

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Se dovessi descrivere in 10 parole cosa vuol dire per te scrivere?

Scrivere è radunare i nipotini in salotto, mentre fuori nevica, e trascinarli altrove.
(Sono 13 parole, mi concedi la licenza poetica?)

 

Basta guardare i tuoi profii Facebook e Twitter per accorgersi che sei uno scrittore molto “social”. Cosa ti piace di più della condivisione con i lettori?
Sono il carburante, la benzina necessaria per andare avanti. Se non potessi condividere i passi del mio cammino con chi mi segue, sarei certamente più povero. Povero di emozioni, di momenti da ricordare. Il supporto che i lettori ti possono dare con la loro presenza online è la cosa più vicina al sostegno del pubblico di fronte al palco, durante un concerto. Preziosissimo, ti garantisco che non sarebbe lo stesso senza. E avendo provato entrambe le sensazioni, puoi fidarti di me.

 

Ci piacerebbe sbirciare nella tua libreria. Cosa stai leggendo adesso?
Ho il pessimo vizio di leggere più libri contemporaneamente, me lo porto dietro da una vita. Dunque preparati. Sto leggendo: Uccidi il padre, di Sandrone Dazieri; Metro 2033, di Dmitry Glukhovsky; Omaggio alla Catalogna, di George Orwell; Il socio, di John Grisham. Non contento ho già adocchiato altri due/tre thriller che mi piacerebbe leggere. Finirà, come sempre, che mi farò catturare da un incipit e la lista, per magia, si arricchirà di un titolo. C’è una cura?

 

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