Intervista a Mariazzurra Pascali: ufficio stampa di Liber Aria Editrice

(intervista di Sara Meddi)

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Oggi intervistiamo Mariazzurra Pascali, nata a Bari nel novembre 1986, si occupa di progetti editoriali per la Provincia di Bari e lavora come responsabile comunicazione e ufficio stampa presso Liber Aria Editrice.

Parliamo innanzitutto della tua formazione più tradizionale: che studi hai fatto e come sei diventata ufficio stampa?

Ciao Sara, per prima cosa ti ringrazio per avermi chiesto di rispondere alle tue domande: essere stata scelta per quest’intervista mi ha fatto molto piacere. Poi per quanto riguarda il mio percorso formativo, posso dirti con orgoglio di essermi laureata nel 2010 in Filologia Moderna all’Università degli Studi di Siena. Dopo aver conseguito la laurea, con una tesi sul romanzo moderno e postmoderno, mi sono trasferita a Roma e ho iniziato a lavorare: per quasi due anni, tra le altre cose, mi sono occupata anche della comunicazione interna per due grandi aziende; poi un ufficio stampa barese mi ha proposto una collaborazione che ho subito accettato con entusiasmo. Questa esperienza è stata per me una grande palestra e mi ha portato, dopo quasi due anni, a LiberAria dove oggi lavoro come ufficio stampa e social media manager.

Oltre al percorso di studi più “ufficiale” ce n’è sempre uno più nascosto… fatto di amicizie, letture, incontri, viaggi… che cosa ti è stato utile per imparare e per decidere che questo era proprio il lavoro adatto a te?

Posso dire che il mio percorso formativo e professionale, pur essendo ancora in fieri, è stato sempre coerente e graduale: in ogni realtà in cui ho avuto la fortuna di lavorare ho acquisito competenze diverse sino a raggiungere, nel mio piccolo, una professionalità definita e, soprattutto, seria. Ho avuto il piacere di fare incontri fortunati e preziosi, questo è vero, ma essi rimangono tali e non si trasformano in rapporti professionali e solidi se non vi è alla base una serietà, una stima e una fiducia talmente profonda da comportare un investimento di tempo, di soldi e di energie da parte di chi ti conosce.

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Prima di entrare nell’editoria che rapporto avevi con i libri, che tipo di lettrice eri? Cosa tenevi sul comodino?

Il mio rapporto con la lettura è molto cambiato nel corso del tempo ed è diventato sempre più selettivo. Da bambina ero una lettrice “bulimica”: ricordo che mia madre mi accompagnava ogni martedì in libreria e mi chiedeva di scegliere ciò che volessi con l’impegno di finire tutto entro il martedì della settimana successiva. Ripenso con un po’ di nostalgia a queste “abbuffate di parole” che, naturalmente, con il passare degli anni sono terminate. Al liceo, infatti, ho letto come tutti i ragazzi autori e testi appartenenti al canone scolastico. In quegli anni mi sono innamorata veramente della nostra tradizione letteraria e ho avvertito l’esigenza di continuare a studiarla. Per questo mi sono iscritta a Lettere e solo a Siena ho iniziato a capire l’importanza di un approccio interdisciplinare e comparatistico e a sviluppare un pensiero critico personale. Fondamentali per la mia formazione, non solo accademica ma soprattutto personale, sono stati Romano Luperini e Guido Mazzoni: due maestri che mi sembra doveroso ricordare per tutti gli insegnamenti che mi hanno trasmesso.

Chi lavora nell’editoria legge tutto il giorno, ma quasi mai quello che gli interessa veramente. Adesso come è cambiato invece il rapporto con la lettura? Riesci ancora a leggere per solo piacere e quali sono i tuoi libri preferiti?

Chi lavora nell’editoria come ufficio stampa e social media manager legge tante mail, tanti comunicati e tanti post tutti i giorni. I testi, soprattutto in una piccola e neonata realtà indipendente, non sono tantissimi. Questo va detto ed è importante perché mi ha consentito di separare il lavoro da ciò che invece è una passione che mi piacerebbe rimanesse tale nella sua purezza e genuinità. Leggo ancora, e per fortuna, tanti testi solo per il piacere di farlo. Accetto molti consigli di lettura e sono molto interessata al dibattito critico contemporaneo ma, alla fine, ciò di cui mi fido sempre è il mio istinto. I miei libri preferiti? Te ne cito cinque, a mio avviso, epocali e imprescindibili: prima di tutto La Bibbia che, dovrebbe essere letta a prescindere dall’orientamento religioso personale, poi Guerra e pace, Alla ricerca del tempo perduto, Pastorale americana e Vita e destino. Infine voglio menzionare anche Le benevole, L’arte della gioia, scoperta recentissima e molto felice, e Harry Potter che, devo ammettere, per me è un po’ un’ossessione.

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Per quelli che dell’editoria hanno un’idea un po’ vaga raccontaci cosa fa un ufficio stampa… tra giornali, presentazioni, fiere…

Un ufficio stampa si occupa del lancio, della promozione e della vendita dei testi. In qualche modo si “prende cura” del libro: lavora affinché arrivi al lettore giusto; quel lettore che, sommerso dalla moltitudine di testi oggi in commercio, sia in grado di sceglierlo tra tutti e di apprezzarlo.

L’ufficio stampa svolge un ruolo delicato, perché la redazione supporta lo scrittore nella realizzazione del libro… ma una volta che il tutto è stato editato, corretto e impaginato bisogna venderlo. Come si vende un libro? E soprattutto come si vende un libro anche quando non ti piace?

Per prima cosa si pianifica e si stende un piano editoriale per il lancio del libro sui principali Social Network e tra i media di settore e di extra-settore. Si procede, poi, con l’ideazione di un comunicato stampa ad hoc, con la produzione di copy e grafica destinata alla newsletter, con la gestione dei rapporti tra giornalisti e autori e con il monitoraggio e il report dei contenuti della stampa sul web e sui social. Di fondamentale importanza sono anche i festival, le presentazioni e le fiere letterarie che vanno pianificate, organizzate e gestite in ogni minimo particolare.

Come si vende un libro anche quando non ti piace? Io penso che tutti i libri, anche quelli “epocali” o appartenenti al canone scolastico e riconosciuti dall’immaginario collettivo, possiedano punti di forza e punti di debolezza e non è detto che essi siano analoghi per tutti i lettori. Individuare il target di riferimento del testo è, certamente, la prima cosa da fare. Poi, bisogna essere bravi a costruire una campagna di comunicazione efficace e mirata, promuovendo il testo negli ambienti giusti e proponendolo a un pubblico in grado di apprezzarlo. L’addetto stampa non è un critico della letteratura e per questo, oltre alla volontà dell’autore e dell’editore, dovrebbe unicamente tenere in conto quella del lettore. Il suo giudizio è personale e tale, secondo me, dovrebbe rimanere. Ad ogni modo, io posso ritenermi sinceramente fortunata: LiberAria, come ho già detto, è una piccola realtà che pubblica testi non di nicchia ma rispondenti, senza dubbio, a criteri di selezione ben precisi.

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Parlaci un po’ del tuo lavoro quotidiano: arrivi in ufficio e cosa fai? Come organizzi le priorità della giornata?

Allora, in linea di massima posso dire di avere sempre una scaletta, stilata il giorno prima, con le priorità a cui pensare. Dopo aver letto la posta e aver risposto a tutti, controllo l’andamento della rete, reagisco velocemente alle notizie e monitoro gli account aziendali. Poi, a seconda delle urgenze, mi regolo: organizzo i tour delle presentazioni, contatto le librerie, gli autori, i relatori; fisso, posticipo e anticipo orari e date. E poi comunico moltissimo con giornalisti, con gli utenti e i clienti. Spesso vado anche in posta, dopo aver preparato i pacchi con i libri da spedire ai critici, ai professori e alle redazioni che ce li richiedono. Insomma, non c’è nulla che davvero posso dire di non fare: diciamo che le giornate a LiberAria non sono mai uguali tra loro! Siamo piccini ma con un gran bel catalogo e possedere un profilo multitasking, qui più che altrove, non è solo utile ma davvero necessario.

Un ufficio stampa spesso si misura a seconda del portfolio contatti che riesce ad avere… tu come hai costruito i tuoi contatti e che consigli vuoi dare a chi magari deve iniziare da zero?

Prima di tutto penso che non sia una mera questione di quantità ma di qualità: avere molti contatti fa parte del nostro lavoro ma essi devono essere solidi. Ciò che voglio dire è che non serve avere in rubrica una moltitudine di numeri di telefono o una quantità smisurata di indirizzi mail: ciò che serve, più di altro, è la capacità di intessere rapporti fondati su stima e fiducia reciproca e farlo richiede tanto tempo, molta umiltà, duro lavoro e pazienza. Il punto è questo: secondo me c’è un limite davvero sottile tra l’essere un buon addetto stampa e un pessimo faccendiere. Credo che non superarlo sia una mossa intelligente e non scontata, soprattutto in un momento storico in cui le “amicizie” e i “like” virtuali sembrano poter sostituire quelli reali. Non è così: sono spesso una cortina, anche se talvolta funzionale. Personalmente ho costruito i miei contatti entrando in punta di piedi in tutti i contesti professionali in cui ho lavorato: ho un’etica del lavoro ben precisa e, soprattutto, fondata sull’impegno, sull’affidabilità e sulla serietà. Questo è l’unico consiglio che mi sento di dare a chi vuole iniziare da zero perché, a lungo andare, ripaga sempre.

In ultimo una domanda un po’ spirituale. Che qualità, o virtù, bisogna avere per fare il tuo lavoro?

Il mondo editoriale, proprio come quello accademico, può intimidire. Per questo mi sento di dire che serve avere molta energia e tanta forza. Poi, congiuntamente alla passione – che a mio modesto avviso è sempre alla base di tutto – penso siano necessarie una buona attitudine allo studio e tanta curiosità: sono doti innate che un percorso formativo di eccellenza non può insegnare, al contrario dell’esperienza che invece aiuta sempre. Studiate tutto: i testi, le persone che incontrate e gli ambienti in cui vi trovate. Non date niente per scontato, leggete tanto e chiedetevi sempre il perché delle cose. E infine, dopo aver preso tempo per capire, non abbiate paura di sbagliare: fate e vedrete che con la Santa Pazienza, per restare nella sfera spirituale, raccoglierete.

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