Intervista alla redazione di Caravan Edizioni

(intervista di Rossella Monaco)

Oggi intervistiamo la redazione di Caravan Edizioni, nata a Roma nel 2010 fa dell’eco-sostenibilità una caratteristica imprescindibile, anche attraverso l’utilizzo esclusivo di carta riciclata certificata. I suoi libri sono letteralmente tascabili (12×16,8), entrano in valigia o in borsa e sono anche belli. Scopriamo come lavorano.

Ciao, ragazzi, come è composta la vostra redazione?

Siamo in tre (più uno). Se da una parte seguiamo tutti la vita della casa editrice e prendiamo le decisioni collettivamente, dall’altra ognuno mette in pratica competenze specifiche: Mauro è editor, Serena traduttrice e revisora, Silvia nasce come ufficio stampa ma poi, alla fine, anche lei muore sulle correzioni di bozze.

Qual è la linea editoriale di Caravan Edizioni?

La nostra è una realtà che sta crescendo, e anche la linea editoriale, pur basata su una ricerca ben definita, si sta evolvendo. Da una parte lavoriamo sulla narrativa latinoamericana e sui suoi autori emergenti. Ci interessa quella generazione nata negli anni bui del Sud America: il loro rapporto con la generazione precedente e con il periodo delle dittature, la cui violenza inaudita e al contempo silenziosa deve ancora essere espiata. Questi nuovi autori devono confrontarsi con una matassa di questioni irrisolte: le dittature sono finite ma rimane la crepa, una ferita fresca con la quale i figli devono confrontarsi: ecco, ci interessa tutto ciò che emerge dall’attraversamento di questa ferita. In “Quando parlavamo con i morti”, ad esempio, Mariana Enriquez rappresenta questa ferita in modo metafisico, surreale, ma è solo un modo diverso di porsi domande ancora ardenti. Lo smarrimento e l’irrisolto, inoltre, sono una costante anche per tutti quegli italiani che, come me, non hanno vissuto il ’68 e gli anni di piombo: anche noi apparteniamo a una generazione in cui i padri non sono stati buone guide, è anche per noi riviverlo attraverso la letteratura è un modo di fare i conti col passato. Ci occupiamo anche di diritti, in particolare della storia dei diritti delle donne. La collana Segnavia include quei testi fondamentali che costituiscono le basi del pensiero femminile occidentale, ma che sono anche imprescindibili per comprendere il lungo percorso nella conquista dei diritti umani, e dei quali raramente si trova anche solo menzione nei libri di storia: abbiamo già pubblicato Olympe de Gouges, Mary Wollstonecraft e la Dichiarazione dei Sentimenti, e a breve sarà il turno della nostra Anna Maria Mozzoni. Per diffondere il più possibile questi testi abbiamo pensato a un formato piccolo ed economico.

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E in quanto a stile di scrittura?

Finora, per quanto riguarda la narrativa, abbiamo preferito una scrittura piana, paratattica ed evocativa. Ricorrente è l’elemento della ricerca, che non diventa mai un’indagine né esprime giudizi, ma serve piuttosto a ricostruire un passato non chiaro, che sia quello personale del protagonista o quello storico-politico del suo Paese. Sono tutti romanzi vicini a un certo tipo di narrazione surreale: nulla a che fare con il “real maravilloso”, più che altro narrazioni d’inquietudine.

Quali sono i vostri canali preferenziali per lo scouting di opere letterarie?

Leggiamo moltissimo in lingua, usiamo come punti di riferimento le riviste letterarie dei Paesi che stiamo esplorando. Finora non ci siamo affidati ad agenzie.

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Cosa consigliereste a uno scrittore che voglia proporre il suo dattiloscritto a una casa editrice?

Di dare un’occhiata alla linea editoriale della casa editrice a cui decide di proporre la sua opera, anzitutto. Se spedisce via email, consigliamo di inviare un unico file con il dattiloscritto, una sinossi e le informazioni essenziali sull’autore, perché nel mare magnum delle proposte qualche pezzo può sempre andar perso.

Quanto è importante per uno scrittore leggere?

Da uno a dieci, infinito.

La distribuzione richiede sempre più la presenza attiva dello scrittore. Come coinvolgete i vostri autori nelle attività di promozione dei libri?

Molti dei nostri autori non sono italiani, per cui non possiamo dare per scontata la loro presenza a presentazioni ed eventi, anche se più di una volta durante alcuni incontri ci siamo collegati via Skype.

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Il lavoro di editing è un momento molto delicato della fase di produzione di un libro. Come lo affrontate generalmente? Quali consigli dareste a uno scrittore che pubblica la sua prima opera riguardo alla fase di editing del testo?

Nonostante l’ipotesi di una collana di narrativa italiana sia ancora in gestazione, abbiamo le idee abbastanza chiare a riguardo. Il presupposto è che non esiste un editing perfetto in sé, ma che bisogna intervenire sul libro in relazione alla casa editrice che lo accoglierà. L’editing, poi, non consiste soltanto nel tagliare, anzi, in certi casi può essere consigliabile sostituire, altrove persino ampliare: non possiamo tutti essere minimalisti. Infine è fondamentale che ci sia un dialogo tra l’autore e l’editor, che si trovi una strada comune che soddisfi entrambi e che in qualche modo, alla fine, l’autore sia felice della strada intrapresa, che ne riconosca la validità: l’ultima parola, in linea teorica, dovrebbe averla lui.

In Italia non si legge molto ma chi davvero tiene ai libri e alla loro diffusione non si ferma davanti a niente. Perché leggere un titolo Caravan?

Perché molti dei nostri libri sono alla prima traduzione europea, se non mondiale. Questo vuol dire che i nostri lettori godono di una sorta di precedenza. Poi per tanti motivi, molti dei quali condividiamo con le altre piccole realtà editoriali: la cura per ogni aspetto dell’edizione, una cura che si avvicina molto all’amore; perché sono libri – ci riferiamo a quelli di narrativa – che noi per primi abbiamo, per l’appunto, amato: coinvolgenti e leggeri, mai superficiali, onesti, pop e con un buon ritmo. Per quanto riguarda la collana sui diritti, invece, sarebbe il caso che tutti tenessero in mano almeno una volta testi di questa portata.

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Provate a descrivere l’editoria italiana di oggi in 10 parole.

Nove: si sta come d’autunno sugli alberi le foglie.

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Categorie:interviste

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