Intervista al libraio, Stefano Calafiore: “L’editoria italiana è una signora di una certa età che vive di bei ricordi…”

stefano-1(intervista di Rossella Monaco)

Stefano Calafiore per alcuni anni ha soddisfatto la passione letteraria nella libreria Fabula nel centro di Bergamo organizzando eventi con alcuni importanti scrittori italiani.

Ha incontrato e ospitato Gianni Celati, Erri De Luca e Stefano Benni, Enrico Deaglio, Oliviero Beha, Vinicio Capossela, Paolo Fresu e Enrico Rava, Giuseppe Culicchia, Davide Longo e altri di cui è anche appassionato lettore e ascoltatore.

Ha lavorato in Feltrinelli e collaborato per il quotidiano Bergamonews, curando la rubrica libri.

Oggi lavora alla libreria Articolo 21-Legami di Bergamo. Organizza eventi e si occupa del catalogo.

Qual è l’aspetto più difficile del lavoro in libreria?

Farla sopravvivere.

È difficile per i piccoli e medi editori arrivare sugli scaffali. Cosa ne pensi di questo problema dell’editoria italiana? Come si potrebbe superare a tuo parere?

È l’annosa questione dell’essere grandi e piccoli: non sempre tra i grandi emerge qualità e spesso tra i piccoli è difficile evidenziarla. Le librerie sono sempre state la soluzione. Negli anni è cambiata la proposta degli editori: sono aumentate le produzioni e, con fatica, si riescono a vedere buone idee e scovare bei libri. Ce ne sono, però, eccome! E io ho sempre creduto nel lavoro del libraio quale esperto nel consigliare anche bei libri di piccoli e medi editori. La grande novità o il famoso scrittore spesso ne hanno fin troppa di visibilità.

Secondo quali criteri cerchi di costruire il catalogo?

Seguendo l’intuito, l’esperienza e imparando a conoscere chi frequenta la libreria. Se pensiamo che le novità rappresentano il 15-20% del fatturato di una libreria, è evidente la vitale importanza della costruzione del catalogo.

In base alla tua esperienza, da cosa si fanno influenzare i lettori negli acquisti di libri?

Titoli, copertine, quarta di copertina, recensioni (dipende da chi le scrive e come), istinto, filoni narrativi del momento. Tanti gli aspetti che portano all’acquisto di un libro. E il consiglio del libraio di fiducia, sperando che resista.

In Italia non si legge molto. E sempre più persone scrivono. Quale titolo proporresti per provare a scoraggiare qualcuno?

Più che altro darei un’avvertenza: leggere. Prima di tutto. Credo che la maggior parte delle auto-pubblicazioni potrebbero essere tranquillamente evitate. Quindi il mio consiglio è quello di continuare a tenere nel cassetto i propri racconti o il proprio romanzo e frequentare assiduamente le librerie.

Come convinceresti chi scrive a non mollare, invece?

Lasciatevi consigliare. Il senso è quello di entrare, non da perfetti sconosciuti, nel mondo della scrittura; ed essere consapevoli e sinceri con se stessi rispetto alla propria propensione. Da qui in poi, seri corsi di scrittura non fanno male.

Sei/sei stato anche un recensore di titoli. Come si sceglie un libro da recensire? Ci sono qualità che un testo può avere e che possono essere considerate interessati dal punto di vista della “notizia” per giornali e riviste?

Io mi lascio semplicemente trascinare e coinvolgere; le qualità di un testo le si percepiscono da subito. Scrittura, struttura, trama si fanno riconoscere da sé. Accade in altri casi che, per la “notizia” l’autore interessi più del testo.

Quanto la fase di creazione di un romanzo dovrebbe secondo te essere influenzata dalla conoscenza del proprio pubblico e dalla fase post-pubblicazione?

Credo nella assoluta libertà di scrittura a prescindere da quanto un autore conosca il proprio pubblico; quindi a mio avviso non deve essere influenzata in nessun modo. Per i grandi autori potrebbe valere questa condizione anche nella fase di post pubblicazione, ma credo se ne debba occupare a quel punto un buon editor. In assoluto uno scrittore davanti al pc o di fronte alla pagina dubito che lasci l’ispirazione alla mercé del proprio pubblico.

Prova a descrivere l’editoria italiana

Io la immagino come una signora di una certa età che vive di bei ricordi e che si ritrova spaesata in casa propria. Con i soliti acciacchi dei quali non riesce a liberarsi.

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Categorie:interviste

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