Intervista a Elisa Ponassi, la Lettrice Rampante: “I libri hanno i superpoteri”

Foto_ElisaPonassi(intervista di Rossella Monaco)

Elisa Ponassi, classe 1985, è laureata in Traduzione e lavora come traduttrice, responsabile web e responsabile Progetti Europei in un’azienda veterinaria. Collabora con il settimanale “La gazzetta”, scrivendo articoli per la sezione culturale, e come editor per una piccola casa editrice.

Il suo blog di successo, La Lettrice Rampante, è nato cinque anni fa dal bisogno di condividere con altri appassionati le sue opinioni da lettrice sui libri letti e sul mondo dell’editoria in generale.
“Mai sottovalutare il potere dei libri”, frase di P. Auster, è il sottotitolo del tuo blog. Qual è il potere dei libri, a tuo parere?

I libri hanno un potere incredibile, che è quello di insegnarci qualcosa. Ci insegnano tanto del mondo che ci circonda; mondi vicini visti con occhi diversi ma anche mondi lontani che, probabilmente, non incontreremo mai fuori dai libri. E poi ci insegnano tanto di noi stessi. In modo indiretto, attraverso le vite dei personaggi, attraverso le loro storie, le loro reazioni, le loro emozioni. E poi, i libri ti insegnano a non essere indifferente di fronte a nulla, a essere meno ottuso, meno concentrato su te stesso, a cogliere ogni particolare del mondo, a confrontarti con cose lontane mille miglia da te e a valicare i tuoi schemi mentali. I libri hanno superpoteri, direi.

Come scegli un libro da leggere?

Principalmente mi faccio guidare dalla trama, se mi ispira o meno. Poi dall’autore e dall’editore, di alcuni mi fido ciecamente, altri li evito a priori. A volte, lo ammetto, sono influenzata anche dalla copertina… ma lì il rischio fregatura è davvero molto alto.

Qual è il luogo in cui ti senti più a tuo agio nella lettura?

Io leggo praticamente ovunque, e non lo dico tanto per dire. Leggo in auto quando arrivo in anticipo da qualche parte, nelle sale d’attesa, indipendentemente dal rumore che c’è, sui mezzi pubblici quando ancora mi capita di prenderli. Lavorando, avendo altri impegni, devo per forza sfruttare ogni momento possibile per leggere. Credo, però, che il luogo che preferisco di più in assoluto sia il letto, la sera, prima di dormire. È il modo ideale per concludere una giornata: se è stata bella, per renderla ancora più bella, e se è stata brutta, per tirarsi un po’ su di morale.

Il romanzo più bello di sempre? Perché ti è rimasto nel cuore?

Difficile sceglierne solo uno. Ho una lista di imperdibili che si aggira intorno ai sessanta libri e ognuno di quelli, per un motivo o per l’altro, è un mio preferito. Se proprio devo sceglierne uno, scelgo Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez, un romanzo che ho letto almeno sei volte, tra italiano e lingua originale. Oltre ad amare i suoi personaggi e la storia che racconta, lo collego a un ricordo particolare della mia vita, che non mi abbandonerà mai.

Il romanzo più brutto di sempre? Perché l’hai odiato?

La bibliotecaria. La vera storia di Marta La Tarma di Claudio Ciccarone. L’ho letto perché incuriosita da una polemica, in cui si sosteneva che Firmino di Sam Savage fosse un plagio di questa Marta La Tarma. Qualche leggera somiglianza c’è, ma il romanzo di Savage, che già di per sé non è un capolavoro, supera decisamente quello di Ciccarone… che io ho trovato mal scritto, delirante e senza senso. Mi sono fatta fregare dalla trovata pubblicitaria dell’urlare al plagio (e come me molti altri, immagino). Per non cascarci più, ho messo questo libro in bella vista nella mia libreria, come monito per imparare a farmi furba. Direi che sta funzionando.

Cosa consiglieresti agli autori che per la prima volta provano l’approccio con professionisti del settore editoriale?

Di credere in quello che hanno scritto, sicuramente, ma anche di accettare consigli e critiche senza prenderla sul personale. Dall’altra parte ci sono dei professionisti, degli addetti ai lavori che fanno il loro mestiere. Possono sbagliare, certo. Ma se un autore ha scritto davvero qualcosa di buono, prima o poi un editore che non sbaglia lo troverà sicuramente.
E poi ovviamente di non rivolgersi agli editori a pagamento: magari soddisferanno l’ego, ma la bravura da loro non verrà mai riconosciuta.

Hai un blog di successo. Cosa pensi lo renda così seguito e amato?

Oddio, non ho mai pensato al mio blog come a un blog di successo. Quello che cerco di fare, sempre, è essere il più onesta possibile nelle recensioni e nei miei pareri in generale. Dire che un libro è piaciuto se non è vero, magari per ingraziarsi un editore o per paura di offendere qualcuno, non serve a niente, se non a minare il rapporto di fiducia, virtuale ma pur sempre fiducia, che si instaura con i lettori. Mi ha aiutato molto anche la pagina Facebook collegata al blog, lì c’è un confronto più immediato con i lettori, con i quali si crea un vero e proprio legame. Poi, e mi fermo qui, c’è anche il fatto che non mi prendo troppo sul serio. So di non essere un critico di professione e che la maggior parte dei miei commenti sono di pancia e forse per questo più vicini a quelli di tutti gli altri lettori.

Nella vita ti occupi anche di traduzione, e probabilmente conosci le tecniche che stanno alla base della creazione letteraria. Come pensi che la lettura di altri libri possa influenzare la scrittura?

Be’, i libri sono fatti di parole, tante, tantissime parole, che ci entrano nella mente e rimangono lì. Magari nemmeno ce ne accorgiamo, ma rimangono lì per venire poi fuori al momento giusto. Poi ovviamente ci sono anche gli stili, le descrizioni, le visioni del mondo… Non si può scrivere se non si legge.

Il rapporto tra scrittori e lettori è spesso dipendente dal carattere di ognuno, ma oggi si richiede a chi scrive di avere una sensibilità spiccata per l’autopromozione o comunque una buona predisposizione al dialogo con i lettori. Cosa pensi di questo meccanismo editoriale?

Da un lato questo rapporto diretto con gli autori mi piace, si crea una vicinanza, un rapporto. Posso andare da un autore e dirgli cosa penso di lui o del suo libro. Però dipende anche dall’autore. Mi è capitato più volte di scontrarmi con autori che non hanno apprezzato un commento non del tutto positivo sul loro libro e che mi hanno liquidato con un “sì, ma tanto tu non sei nessuno”. Sarò anche nessuno, ma i soldi per comprare il suo libro li ho spesi e ho il diritto di dire la mia.
Con gli emergenti che si autopromuovono, invece, ho un rapporto di odio e amore. Capisco la loro necessità di farsi conoscere, se non hanno un editore abbastanza forte alle spalle che gli dia una mano, però a volte diventano invadenti al limite dello spam, con e-mail, richieste di lettura o di pubblicità, spesso inviate senza nemmeno cambiare il nome del destinatario o senza avere idea dell’argomento del tuo blog.

Prova a descrivere l’editoria italiana di oggi in 10 parole.

C’è tanta qualità, ma c’è anche troppa spazzatura.

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Categorie:interviste

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