Intervista a eFFe: scrivere ai tempi di Internet

tattoo effe_b_w(intervista di Rossella Monaco)

eFFe è docente di Politica e Nuovi Media presso la Florida State University. Dirige per :duepunti edizioni la collana di ebook “deep” su cultura, società e tecnologie e cura lo sviluppo dei contenuti per il portale di pop-publishing Scrivo.me del Gruppo Mondadori. Ha fondato PubblicarSI.com, un’agenzia di consulenze e servizi per autori indipendenti. Tra le altre cose, ha pubblicato per la rivista Finzioni la prima guida italiana agli ebook; è entrato a far parte del comitato organizzatore di LibrInnovando , la conferenza più affollata sull’innovazione in editoria; ha fondato insieme a Sergio Covelli, Mauro Sandrini e Stefano Tura il Self-publishing Lab , un sito italiano di riflessioni e notizie sul self-publishing; con gli stessi ha organizzato alla Biblioteca Fucini di Empoli (FI) Bye bye book?, la prima conferenza in Italia sul self-publishing, che si è poi trasformata nella prima scuola italiana per self-publishers, la Bye bye book Academy. Ha pubblicato come curatore La lettura digitale e il web. Lettori, autori ed editori di fronte all’ebookha scritto e autopubblicato un pamphlet che ha fatto molto discutere: I book blog. Editoria e lavoro culturale.

Il web può influenzare il lavoro creativo dello scrittore? Se sì, in che modo?

Più che il web, la tecnologia in sé: Charles Bukowski scrisse di amare il personal computer, perché gli consentiva di mettere nero su bianco molto più rapidamente della macchina da scrivere, e in tal modo non gli sfuggivano i pensieri e le parole. Il web come accesso alle informazioni può semplificare molte operazioni di scrittura (dalla ricerca delle fonti al fact-checking, dai dubbi grammaticali all’interazione con i propri lettori) e regalare allo scrittore che lo desideri un feedback importante. Può solleticare la creatività offrendo una varietà di stimoli pressoché infinita, ma non si sostituisce ad essa.

Cosa pensi di scrittori come Franzen che si sono chiamati fuori dal mondo dei social network e della promozione online delle proprie opere?

È una loro libera scelta, che non condivido ma rispetto. Se è per loro è una condizione per continuare a scrivere, va bene così. Quello che trovo paradossale non è il desiderio d’isolamento, quanto il fatto che tale desiderio sia reso pubblico e per di più in un modo spesso supponente.

Da pochissimo tempo le case editrici italiane hanno preso in considerazione collane in ebook autonome con una linea programmatica altrettanto forte rispetto alle collane tradizionali, ma in Italia la pubblicazione digitale è ancora molto sottovalutata e legata al libro cartaceo. Quali sono le ragioni secondo te?

Sono tante, e mischiate: ignoranza, ideologia, scarsa propensione al rischio. Allo stesso tempo è pur vero che il mercato digitale non offre quella marginalità del mercato di libri tradizionale; un editore è anche un imprenditore e deve tenere in considerazione i conti. Penso però che investire sul digitale sia una strada obbligata, e non certo perché si sostituirà alla carta, ma perché è ragionevole affermare, numeri alla mano, che si tratto di un mercato in espansione.

Che possibilità ha l’ebook che il libro cartaceo non ha? Perché uno scrittore dovrebbe prenderlo in considerazione in alternativa alla classica pubblicazione su carta?

La lettura digitale ha caratteristiche diverse dalla lettura tradizionale, ne ho scritto nel capitolo introduttivo di “La lettura digitale e il web”, una collezione di saggi che ho curato tre anni fa. Ma tu mi chiedi di mettermi nei panni dello scrittore, e quindi suppongo dello scrittore indipendente; in tal caso la risposta è semplice: perché puoi pubblicare un libro da solo (cioè senza passare da un editore), guadagnare di più, promuoverti, raggiungere (in certe condizioni) più lettori. La pubblicazione digitale è, come affermi, un’alternativa, cioè una possibilità tra le tante, da valutare con attenzione a seconda degli scopi e delle condizioni.

Ci sono opere che sono più adatte per la pubblicazione in ebook rispetto ad altre?

In termini di contenuto riformulerei la domanda in questo modo: ci sono libri che possono essere fruiti meglio in digitale? In tal caso risponderei che la scolastica e la saggistica, se ben fatte, possono offrire al lettore una fruizione arricchita (qui ce n’è un esempio). Con deep:, la collana che dirigo per :duepunti edizioni, stiamo provando a fare esattamente questo: pubblicare saggi pensati per la lettura digitale, con molteplici livelli di approfondimento, con scelte strutturali e soluzioni tipografiche ad hoc.

Il web ha contribuito alla crescita e alla diffusione del fenomento del self-publishing. Con scrivo.me avete dato un esempio di come mondo editoriale e auto-pubblicazione possano collaborare. Ce ne vuoi parlare?

L’aspirazione di un sito come Scrivo.me è quella d’insistere su un punto che consideriamo centrale: non importa cosa scrivi e come pubblichi, ma importa che tu lo faccia bene. Siamo convinti che bisogna mettere a disposizione le capacità e la professionalità delle case editrici per gli autori indipendenti, in modo da ridurre il gap che ancora esiste tra titoli autopubblicati e buona editoria tradizionale: è un vero peccato avere una bella storia da raccontare e non saperla confezionare a modo. Con Scrivo.me proviamo a offrire le conoscenze necessarie a costruire delle buone storie e a impacchettarle dentro libri ben fatti.

Quali sono i problemi più evidenti dei libri auto-prodotti?

In primo luogo la copertina, l’impaginazione e l’ortografia. Se anche supero l’ostacolo iniziale di una copertina inguardabile, la visione di titoli in Comic Sans, di paragrafi senza interruzioni, di refusi che persino la correzione automatica di Word avrebbe scovato m’impedisce di andare avanti nella lettura. In secondo luogo le modalità di promozione: anche qui c’è bisogno di qualità, non di quantità. Lo spam massiccio non serve, meglio identificare i lettori più vicini alle cose che scriviamo e coccolarli, facendoli sentire parte del nostro mestiere di scrittori.

C’è chi sostiene che senza una selezione accurata dei titoli si favorisca la mediocrità. Tu cosa ne pensi?

La mediocrità esiste in ogni caso, comunque la si definisca, anche nell’editoria che “seleziona”. Quello che aumenta con l’editoria digitale e il self-publishing è il cosiddetto “rumore di fondo”, cioè la difficoltà per il lettore di trovare il libro che è più vicino alla sua sensibilità e ai suoi interessi. Ed è per questo che abbiamo bisogno di nuovi intermediari e di metodi di filtraggio sempre più raffinati ed efficaci.

Cosa pensi dei blog letterari? Quali blog consiglieresti di seguire a chi voglia diventare scrittore?

C’è poco spazio qui per dire tutto quello che penso! Permettimi di rimandare al mio “I book blog. Editoria e lavoro culturale” in cui traccio una breve panoramica della lit-sfera italiana. Quello che noto più di recente è che ormai è difficile trovare un sito indipendente e trasparente, e che molti blog sembrano ormai succursali degli uffici stampa delle case editrici. Nulla di male in ciò, se almeno fossero pagati con soldi veri, e non in specchietti e perline. Siamo arrivati al paradosso per cui una nota casa editrice adesso organizza corsi per aprire blog letterari di successo.

eFFe legge più ebook, libri autoprodotti o opere pubblicate da case editrici?

eFFe legge prevalentemente saggistica in Inglese e in digitale, anche autoprodotta, per lavoro. Roba noiosissima. Per divertirsi fa altro.

Su web bisogna esercitare il dono della sintesi. Descrivi in 10 parole il mondo editoriale italiano di oggi.

Cito: “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”.

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Categorie:interviste

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