Intervista a Leonardo Patrignani: il “multiverso” della scrittura

LPcl(intervista di Rossella Monaco)

Leonardo Patrignani è nato a Moncalieri nel 1980. Compositore, doppiatore, fan dei romanzi di Stephen King. Scrive da che ricorda. È l’autore della saga Multiversum edita in Italia da Mondadori. I diritti dei suoi romanzi sono stati acquisiti in 18 Paesi.

Ciao Leonardo. Iniziamo subito a parlare di creatività. Nei tuoi romanzi hai dimostrato di averne da vendere. A cosa ti ispiri per scrivere? Come influenza il tuo lavoro il mondo reale?

Sono curioso per natura, e la vita è un serbatoio di aneddoti sempre pieno. Ma non prendo spunto solo da situazioni e comportamenti. Mi piace studiare, approfondire, e spesso mi imbatto in scoperte che suggeriscono alla mia mente una strada da percorrere. Devo essere un medico mancato, perché la maggior parte di queste perle le trovo quando mi metto a sviscerare questioni medico/scientifiche, pur non essendo il mio ambito e non avendo una formazione di quel tipo.

Come inizi?

Dopo essermi documentato (solitamente con la lettura di saggi o la visione di filmati autorevoli), inizio a scrivere, solitamente mosso da una “visione improvvisa”, o almeno così mi piace definirla. Un lampo che ti trascina nella storia. Non sono uno che prepara la scaletta dell’intero romanzo, non riuscirei a lavorare con tale modalità. Ho però ben presente delle “boe” dalle quali prima o poi la storia passerà, e cerco di rendere il percorso per raggiungerle il più tortuoso possibile.

La curiosità per le scrivanie degli scrittori è sempre forte per i lettori. Tu dove scrivi prevalentemente?

Alla scrivania della sala, in casa. Ma in alcuni periodi mi sono rifugiato nella biblioteca del paese. Dipende principalmente dalla presenza o meno dei miei bambini tra le mura domestiche. Quando ci sono loro… ci sono loro!

La scrittura è frutto di un duro lavoro. Quante ore al giorno le dedichi in media?

In quelli che io chiamo “periodi di bunker” posso dedicare al lavoro di stesura anche l’intera giornata. Per la gioia del mio massaggiatore, dal quale vado di corsa quando la cervicale diventa insopportabile. Diciamo che un corretto approccio prevederebbe di scrivere non più di 4-6 ore, intervallando con qualche bella passeggiata. Ma io sono uno da “tutto o niente”, ahimè.

Qual è la fase più complicata del lavoro dello scrittore a tuo parere?

Credo che lo sviluppo di un’idea forte, e quindi la costruzione di un intreccio narrativo attorno a uno spunto originale, sia la parte cruciale del lavoro. Trovo meno difficoltà ad avere la cosiddetta illuminazione che mi spinge a buttarmi in una storia, piuttosto che a sostenerla con una trama che non presenti cali di tensione. Da questo punto di vista il confronto continuo con l’editor è a mio avviso imprescindibile, in un contesto professionale.

Come definiresti il tuo rapporto con l’editor?

Indispensabile. Sono cresciuto molto, lavorando con Francesco Gungui. Mi ha seguito per tutta la trilogia d’esordio (Multiversum) e si è occupato anche del mio nuovo romanzo. È stata per me una vera e propria scuola di scrittura. E inoltre, cosa non meno importante, è diventato col tempo un amico, una persona con cui confidarsi anche su questioni private e non esclusivamente lavorative.

I tuoi libri sono stati tradotti in tutto il mondo. Che tipo di legame hai con i traduttori delle tue opere?

Alcuni si sono messi in contatto con me, tramite le rispettive case editrici. A volte sorgono dei dubbi di traduzione, a proposito di scelte di vario genere, e il confronto diretto con l’autore è prezioso. Una di queste traduttrici l’ho anche conosciuta. È Diane Ménard, che si è occupata della Multiversum Saga per la Francia. Ci siamo incontrati alla sede di Gallimard Jeunesse, a Parigi, abbiamo pranzato insieme al direttore editoriale e altri colleghi. Una persona squisita, appassionata, una vera professionista. Un’altra la incontrerò presto, in ottobre, alla Fiera di Cracovia dove sono stato invitato dall’editore polacco Dreams.

Come gestisci le questioni pratiche e amministrative del tuo lavoro?

Ho un commercialista, che tra l’altro proprio in questi giorni è a Melbourne e si è fatto un “selfie” in un posto che oserei definire “mitico”: il molo su cui Alex e Jenny dovrebbero incontrarsi, nel primo libro, salvo scoprire di vivere in due realtà parallele. Tornando alla tua domanda, è lui a occuparsi delle questioni “monetarie”. Ma per tutta la gestione dei diritti dei miei romanzi, mi avvalgo della rappresentanza di un grande agente letterario come Piergiorgio Nicolazzini. Senza il suo lavoro instancabile all over the world, non credo che Multiversum sarebbe arrivato in così tanti Paesi. La traduzione in inglese è un traguardo che in Italia raggiungono il 3/4 per cento dei romanzi, qualcosa di quasi miracoloso. Un suo colpo da maestro.

Raccontaci il tuo esordio da scrittore. È stato difficile?

Non troppo, ma per un motivo ben preciso: mi ero fatto le ossa nel music business. Ero già abituato a vedere un mio prodotto sugli scaffali, un mio contenuto artistico piratato il giorno stesso dell’uscita, ed ero già pronto a ogni genere di reazione. Da quelle entusiaste alle stroncature. Da chi ti affianca solo perché vuole arrivare ai tuoi produttori a chi ti parla dietro. Fa parte del gioco, del resto. Tutto già visto, nella palestra dell’heavy metal, tra il 2001 e il 2004 quando con i Beholder ho pubblicato tre album, distribuiti anche in quel caso in quasi tutto il globo (ma con tirature assai inferiori a quelle dei romanzi). Insomma, ero un totale esordiente nella narrativa ma per fortuna avevo un background importante, in un ambito artistico con molti punti in comune peraltro.

Com’è il tuo rapporto con i lettori?

Non posso stare senza, e non lo dico per ingraziarmeli (loro lo sanno). Sono attivissimo sui social network, dove abbiamo creato una vera e propria community di Viaggiatori (mi piace chiamarli così). Il successo della serata di presentazione di Utopia al Rock City di Campi Bisenzio (FI) ne è stata la riprova. Ho fatto convergere su quel paesino un centinaio di persone, venute da ogni parte d’Italia e non solo (un ragazzo da Manchester, una lettrice addirittura da Istanbul!). E tutto per un libro, per il suo autore… Se non è amore questo! Chiunque voglia contattarmi può aggiungermi agli amici di Facebook, ma ho anche un account su Twitter (@MultiversumSaga) anche se lo uso meno. Al giorno d’oggi credo sia impossibile scrivere soltanto, senza mai mettersi a disposizione della rete. E poi vedo quotidianamente quanto questo renda felici i lettori, e io non chiedo altro.

Stai lavorando a un nuovo romanzo. Vuoi darci qualche anticipazione?

Sto centellinando le pillole e gli indizi a proposito di questo nuovo lavoro. Per ora si sa che è un romanzo autoconclusivo, che ruota attorno al tema delle esperienze di pre-morte e dei viaggi astrali, che l’editor dietro le quinte è di nuovo Francesco Gungui e che dovrebbe uscire nel primo trimestre del 2015, sempre per Mondadori. Ho studiato come non mi era capitato in 34 anni di vita (credo di aver sfondato le mille pagine di documentazione sull’argomento) e tengo tantissimo a questa storia, che ho scritto per rispondere fondamentalmente a una domanda: “La morte è davvero la fine di tutto?” Chi è curioso può vedere questa minuscola anticipazione che ho realizzato e pubblicato su Youtube.

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Categorie:interviste

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