Quattro chiacchiere con Andrea De Carlo: pezzi d’Italia in Metaphora

(Intervista di Stefano Calafiore)

Non si hanno molte occasioni di incontrarlo. Villa Metaphora è stato pubblicato dall’editore Bompiani al quale Andrea De Carlo è legato da tempo. La sua carriera di scrittore, da più di vent’anni, si affianca a pochi altri suoi colleghi italiani largamente (ri)conosciuti in campo letterario. Treno di pannaDue di dueUccelli da gabbia e da volieraDi noi treArcodamoreUtoMacno. La lista dei suoi libri non finisce qui.

Saputo di un suo reading organizzato dall’attivissima biblioteca comunale di Scanzorosciate siamo andati ad ascoltarlo e a intervistarlo. Una sessantina di persone lo attendevano: Andrea De Carlo ha raggiunto la Biblioteca sorridente e ringraziando tutti i presenti. Pantaloni neri, giubbetto nero di pelle, maglietta anch’essa rigorosamente nera. Con nonchalance si è subito impadronito del microfono cominciando la sua lettura con una curiosa introduzione sul “popolo dei lettori”: su quanto sia una strana entità e su quanto sia bella la trasversalità della lettura.

Questo mondo segreto all’interno del quale ogni lettore, con un romanzo, si costruisce la propria stanza. Come ha fatto lui: racconta di quando da ragazzo incominciava a leggere Dumas, Stevenson o Salgari per uscire dall’uniformità che avvolgeva la città in cui viveva.

andrea-de-carloHa avuto una vita “artistica” straordinariamente intensa: il suo Treno di panna è stato letto da Italo Calvino che l’ha lanciata verso la carriera letteraria, ha incontrato Antonioni, Fellini l’ha voluta conoscere dopo aver letto il suo libro. Un buon inizio! Quanto, queste illustri frequentazioni, l’hanno influenzata?

Molto. Scrivevo e leggevo parecchio da ragazzo. E quando Calvino ha voluto incontrarmi dopo aver letto il mio libro, non c’era occasione migliore di questa per esserne orgoglioso. Gli devo tanto. L’ho visto poche volte; era una persona riservata e preferiva scrivere piuttosto che parlare. E Fellini, sì. In effetti gli anni trascorsi a Roma sono stati meravigliosi; Fellini da lettore accanito qual era, ha manifestato la curiosità verso i miei libri e da quel punto ci siamo frequentati. E’ stato un periodo meraviglioso.

Quanto è cambiato, durante questi anni, il suo modo di approcciarsi al romanzo?

Ho sempre prestato molta attenzione ai personaggi nei miei romanzi, alla loro costruzione, all’estetica del romanzo stesso; durante tutto questo tempo, e ne è passato, ho preferito lavorare sulla potenzialità di più personaggi distanziandomi dall’autobiografismo che spesso accompagna uno scrittore nel suo percorso. Arrivando a scrivere Villa Metaphora, per esempio.

Villa Metaphora, appunto: un romanzo ambizioso di quasi 1000 pagine, due differenti registri linguistici, dialetti, 14 personaggi con propri vizi, difetti e psicologie. Un lavoro incredibile, immagino. Quanto l’ha tenuta impegnata?

Due anni. Ed è stato davvero impegnativo. Lavorare a un personaggio, costruirlo e seguirlo fino alla fine era come vedermelo di fronte, conoscerlo. Alcuni mi sono diventati simpatici mentre li scrivevo, altri li ho adorati fin da subito. Un lavoro diverso dagli altri, è innegabile. Anche la scelta di ambientarlo in un resort e di “chiudere” tutti i personaggi in un solo ambiente, un po’ alla Agatha Christie, mi ha aiutato e divertito.

Leggendo Villa Metaphora sembra che sia riuscito, anche con toni ironici, a fotografare, ritrarre pezzi veri d’Italia. E’ così?

Era la mia intenzione. Ma non ho fatto molta fatica. Ho semplicemente osservato, guardato un po’ di televisione, subìto un po’ di politica e letto riviste di gossip. (ride)

Allontanandoci per un attimo da Villa Metaphora, c’è qualche libro che l’ha colpita?

Devo dire che, da quando ho terminato Villa Metaphora, ho scelto come antidoto la lettura di soli racconti! Dopo un lavoro simile che mi ha portato alle mille pagine, solo racconti. Dove ho ritrovato per esempio uno splendido Cechov e ovviamente Carver; ma sono stato sorpreso dalla raccolta di Cheever; lo sto leggendo, lo avevo esplorato poco con “Il nuotatore” qualche anno fa e devo ammettere che è incredibile: lucido, pulito nella scrittura. E che vita intensa!

Il suo rapporto con la nuova dimensione del libro? Villa Metaphora in e-book, come lo vede?

E’ e sarà un percorso obbligato per certi aspetti lo sviluppo degli e-book; oggi in Italia credo siamo ancora a percentuali basse rispetto ad altri, ma lo considero una alternativa comoda ed efficace. Anche se, per quanto riguarda me, sono legato al cartaceo. Non mi ci vedo a leggere un libro tenendo in mano un e-reader.

Cosa si aspetta dal momento della pubblicazione di un suo libro?

Mi piace che se ne parli così come abbiamo fatto questa sera in biblioteca. Piuttosto che fare tappe ogni giorno, preferisco questa condivisione con chi ha letto il mio libro, con chi mi racconta quale personaggio gli è piaciuto di più e perché, con chi ha trovato il tempo e fatto strada per ascoltarmi.

Ci salutiamo scambiandoci pareri e consigli nuovamente sui racconti di John Cheever. Un consiglio da Andrea De Carlo non capita così spesso…

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Categorie:interviste

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