Lo spazio bianco. Il valore del vuoto in letteratura

(da scrivo.me, portale del Gruppo Mondadori. Rubrica “Sulle spalle dei giganti”)

di Rossella Monaco

Immagine

(illustrazione di Tommaso Pedullà)

“Scrivere è rimettersi agli altri perché chiudano essi stessi la nostra parola, e la scrittura non è che una proposta di cui non conosciamo mai la risposta”.

Roland BarthesSaggi Critici

 

Anche gli spazi bianchi possono avere un significato in letteratura. I vuoti permettono di ottenere effetti visivi, strutturali e di ritmo che influenzano la comprensione e veicolano determinati significati. Questi vuoti possono essere chiamati ellissi.

Si tratta di figure retoriche che consistono nell’omissione di uno o più elementi in una proposizione o di intere parti di storia in un racconto, in rapporto al tempo che passa. Grazie a questi vuoti il lettore ricostruisce delle ipotesi e recita un ruolo attivo nel processo di significazione della storia. Possono essere quindi strumenti molto potenti, perché hanno a che fare con l’immaginazione.

Hemingway sostenne, con l’ormai arcinoto paragone dell’iceberg, che una parte molto importante del lavoro dello scrittore consiste nel decidere cosa non dire, quali parti eliminare. Scrivere comporta sempre una selezione e una rimessa in forma del materiale da narrare. Può quindi succedere che in un libro uno spazio tipografico posto tra un paragrafo e l’altro presupponga un salto temporale in situazioni che non sono ritenute fondamentali per il procedere della storia. Come può succedere che lo scrittore decida addirittura di escludere passaggi topici della narrazione per un preciso scopo stilistico o simbolico. Tabucchi ha fatto dell’assenza (di un personaggio, di una o più parti del discorso, di una scena) uno dei motivi più ricorrenti della sua prosa. Leggendo i suoi romanzi capiamo che alcune parti narrative, anche importanti, funzionano meglio proprio perché non sono state riportate.

Così, come nelle arti visive il rapporto tra vuoti e pieni è fondamentale perché crea una certa tensione dell’immaginazione, il vuoto in letteratura è in grado di coinvolgere chi legge nel narrato. Non sottovalutate quindi l’importanza dei volumi, delle prese d’aria, in un’opera letteraria. Un buon modo per dare il giusto equilibrio tra vuoti e pieni alla vostra composizione è imparare dai grandi pittori barocchi come Rubens, Velàsquez e Caravaggio, che hanno fatto del chiaroscuro un modo per meglio inserire le figure nello spazio e alla fine anche un modo di dipingere il mondo, in cui non esiste luce senza buio e una cosa definisce l’altra.

La selezione del visibile in un romanzo avviene per inquadrature successive: finestre legate tra loro con il procedimento del montaggio, in combinazioni di senso sempre nuove.Nabokov utilizzava le ellissi spesso in modo brusco, come fossero tagli cinematografici spinti, alla Ejzenstein.

Gli scrittori futuristi utilizzarono gli spazi tipografici bianchi in maniera altrettanto forte e visiva, per dar rilievo agli arditi accostamenti analogici e sinestetici tra le parole. La punteggiatura era spesso sostituita da altri segni, matematici e musicali, e dallo spazio bianco inseriti nella pagina in maniera casuale e libera.

Per i poeti ermetici gli spazi bianchi, pause lunghe e frequenti, rappresentavano attimi concentrati di silenzio e attesa, di solitudine dopo la traumatica esperienza della Prima guerra mondiale. Il poeta non era più in grado dopo una simile tragedia di dire alcunché sulla realtà, non poteva più essere il tramite per la verità. Tutte le certezze crollate. Così anche i significati si concentrano in poche parole, talvolta una sola in un verso, o in uno spazio bianco.

Nella poesia Fratelli di Ungaretti (L’allegria) gli spazi contribuiscono al senso di fragilità espressa dalle parole e sono posti in maniera molto forte vicino alla parola “Fratelli”. Accanto ad essa un baratro di vuoto, di ignoto.

Di che reggimento siete

fratelli?

Parola tremante

nella notte

Foglia appena nata

Nell’aria spasimante

involontaria rivolta

dell’uomo presente alla sua

fragilità

Fratelli

E in generale in tutta la poesia, lo spazio assume significato simbolico molto intenso. Come in Temporale (Myricae) di Pascoli, dove il primo verso della poesia è staccato dal resto da uno spazio, una pausa ricca di attesa, come quando in seguito a un lampo attendiamo il tuono.

Questi spazi bianchi sono finestre chiuse per mancanza e difficoltà di comunicazione a volte; altre volte sono aperte per interagire con l’esterno. Sempre di buchi nella struttura architettonica si tratta. Ciò che accomuna le due cose è loro consistenza fisica nello spazio, il loro essere soggette al tempo che scorre e spesso simbolo della presenza o dell’assenza di un inquilino.

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