L’uso stilistico del punto

di Rossella Monaco

(dal sito scrivo.me del Gruppo Mondadori. Rubrica “Sulle spalle dei giganti”)

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(illustrazione di Camilla Pintonato)

“Il mio atteggiamento nei confronti della punteggiatura è di essere convenzionale quando possibile. Il gioco del golf perderebbe parecchio se le mazze da croquet e le stecche da biliardo fossero ammesse sul green. Bisogna mostrare che si può far bene, meglio di chiunque altro, con i normali strumenti, prima di avere la possibilità di apportare delle migliorie”.

Ernest Hemingway

Il punto è una soglia. Una sorta di masso messo lì a rallentare la nostra andatura sulla strada. Dopo averlo superato, si prosegue per la stessa via ma qualcosa è inevitabilmente cambiato perché stiamo percorrendo un nuovo tratto. E i punti che troviamo man mano che procediamo, definiscono un ritmo alla nostra andatura, spezzano il fiato, aumentano l’attesa.

Ci sono dei punti che non ci aspettiamo. Dopo aver superato una serie di massi più o meno alla stessa distanza, facciamo fatica a superare un altro masso posto appena dopo un altro. Dopo aver fatto un passo soltanto. E investiamo maggiore intensità, anche emotiva, nel superamento.

La stessa esperienza ci capita a confronto con la letteratura. La punteggiatura restituisce un ritmo peculiare, che ci permette una certa assimilazione dei contenuti.

L’uso del punto fermo è fortemente legato allo stile di chi scrive.

Partimmo giovedì mattina, c’era tanta gente per strada, non badava a noi: ci mettemmo una mezz’ora per fare 500 metri.

In questa frase la lettura è scorrevole, continua. Non ci sono pause forti.

Partimmo giovedì mattina. C’era tanta gente per strada. Non badava a noi: ci mettemmo una mezz’ora per fare 500 metri.

Qui il ritmo è più spezzato: due punti fermi nel mezzo della frase a dare maggiore stabilità e isolamento alle frasi.

Partimmo giovedì mattina. C’era tanta gente. Per strada. Non badava a noi. Ci mettemmo una mezz’ora. Per fare 500 metri.

Questa frase singhiozza. I punti fermi non spezzano più il ritmo, lo incalzano, quasi fosse un singhiozzo ripetuto. Si creano frasi molto brevi. Con un uso un po’ esasperato della punteggiatura. E si enfatizzano certe espressioni piuttosto che altre. Notate ad esempio il significato inedito che assume “Per strada”. Quasi a sottolineare che per strada c’era molta gente mentre altrove no. E “Per fare 500 metri” si investe di una sfumatura quasi ironica, a confermare che ci hanno messo troppo tempo per fare un piccolissimo pezzo di strada. Ci sembra quasi di vedere la macchina che parte e frena, riparte e frena, in coda a causa della gran confusione. Con consapevolezza letteraria, come se le parole fossero un vestito cucito appositamente per un determinato contenuto, a volte al di là delle regole grammaticali.

Nelle opere letterarie dei grandi scrittori troviamo continuamente questa consapevolezza nell’uso stilistico del punto.

Luigi Pirandello e Italo Svevo lo utilizzavano per ricreare la frammentarietà dell’io dei personaggi, diviso tra diverse identità. Albert Camus e Hernest Hemingway raramente utilizzavano altri segni di punteggiatura oltre al punto.

Il romanzo Lo Straniero inizia così:

“Oggi mamma è morta. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall’ospizio: ‘Madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti.’ Questo non dice nulla. Forse è stato ieri”.

Le frasi brevi hanno in questo caso diversi scopi. Si tratta dell’incipit della storia e una simile velocità imposta al ritmo della scrittura riesce a catturare subito l’interesse del lettore che con poche chiare indicazioni viene a conoscenza dello stato attuale delle cose. Inoltre si capiscono fin da subito lo stile e il tono generale dell’intera opera, fatta di ritagli di memoria, di dati di fatto. Camus utilizza il linguaggio fratto del telegramma come una dichiarazione stilistica.

Hemingway allo stesso modo nel racconto “Il ritorno del soldato” (in I quarantanove racconti) dà un significato peculiare all’uso della frase breve e al punto fermo.

“Non voleva avere niente a che fare con il corteggiamento. Non voleva più dire bugie. Non ne valeva la pena. Non voleva conseguenze. Non voleva più conseguenze. Voleva che vivessero insieme senza conseguenze. Inoltre non aveva realmente bisogno di una ragazza. L’esercito gli aveva insegnato questo”.

Per ogni frase, un pensiero inchiodato nella testa del soldato. In maniera ripetitiva, a delineare una sorta di mania ossessiva del protagonista, scioccato dalla freddezza e dalla risolutezza della guerra. Senza possibilità di ritorno.

L’assenza del punto sortisce altrettanti effetti stilistici. Pensiamo alla scrittura di MarcelProust che colleziona dettagli di mondo, frammenti, uno dopo l’altro, in una serie ininterrotta di parole e immagini, o all’assenza quasi totale di punteggiatura negli esperimenti di stream of consciousness che tentano di ricalcare la forma del pensiero, ininterrotto, senza respiro alcuno.

C’è ovviamente una grande differenza tra l’uso del punto per scopi stilistici e l’abuso di queste licenze.  Come ha suggerito Hemingway, bisogna prima saper padroneggiare i normali strumenti per poter apportare consapevolmente le proprie migliorie.

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