Tra moglie e marito: quando la scrittura è un affare privato

di Rossella Monaco

(dal portale scrivo.me del Gruppo Mondadori. Rubrica “Sulle spalle dei giganti”)

(Illustrazione: Studio Armad’illo / Cecilia Azzali)

 

 

“Le coppie di letterati sono una peste”.

Elsa Morante

La scrittura è quasi sempre un affare intimo, prima che l’autore decida di consegnare le proprie fatiche a un editore e renderle pubbliche. Così è inevitabile che nella letteratura mondiale siano presenti riferimenti, più o meno palesi, alla vita privata e alle relazioni coniugali degli scrittori.

Negli scritti letterari l’amore è un tema ricorrente fin dall’antichità. Grandi poeti e scrittori hanno celebrato questo sentimento a parole, ma, passando ai fatti, essere il coniuge di un noto scrittore non è cosa semplice perché la scrittura implica isolamento, a volte ossessione, e iniziale incomprensione: tutte caratteristiche che non giovano a una coppia.

Quando andiamo a indagare nelle vite private degli scrittori scopriamo equilibri che hanno di certo influito sulla creazione letteraria di molte opere.

La moglie di Simenon batteva a macchina i romanzi del marito e poi li metteva in banca, nella cassaforte di famiglia, per rallentarne la pubblicazione, visto che ne scriveva uno dietro l’altro. Italo Calvino, negli ultimi anni della sua carriera, si isolava nelle sue stanze e disponeva la moglie come unico tramite tra lui e il mondo. Véra, moglie di Vladimir Nabokov, salvò il manoscritto di Lolita dall’inceneritore e lavorò, anni dopo, all’epistolario del marito. Dostoevskij pubblicò i suoi più grandi capolavori dopo essersi sposato per la seconda volta con la studentessa Anna Grigorevna, la quale stese sotto dettatura l’intero manoscritto del Giocatore in un mese e gli rimase vicina negli affari letterari fino alla morte. Hemingway legò molte opere importanti alle sue quattro mogli, a partire da Fiesta, dedicato a Elizabeth Hadley, sua prima moglie, fino a Il vecchio e il mare, la cui stesura fu portata a termine nel quarto matrimonio con Mary Welsch. E per citare motivazioni alla scrittura più prosaiche, Mario Puzo, autore de Il Padrino trovò la spinta creativa per accontentare la moglie e assicurarle una sicurezza economica.

I problemi più grandi nascono però quando di letterati in famiglia ce ne sono due. Guardando in casa nostra, la più famosa coppia di scrittori è senza dubbio quella formata da Alberto Moravia e Elsa Morante. Il loro amore fu al centro della vita letteraria italiana degli anni Quaranta-Cinquanta, prima di spegnersi in una forma di rivalità psicologica e nella consapevolezza di essere in fondo, oltre che scrittori d’ispirazione molto diversa l’uno dall’altra, caratterialmente incompatibili. Si sposarono nel 1941 e vissero ad Anacapri e poi a Roma, dove fecero della loro casa e del loro rapporto un punto di riferimento culturale. Con la pubblicazione di L’isola di Arturo e de La Ciociara, entrambi del 1957, la differenza tra i due fu evidente a tutti. Mentre Moravia si teneva legato alla realtà, al momento storico di riferimento, la Morante costruiva tra le righe mondi lontani fatti di ricordi, relazioni e simboli. E la rivalità iniziò a farsi sentire sempre più forte. Elsa in una lettera del 1948 a Maria Valli scrisse:

“Sono contenta che a te e a Penna sia piaciuto un racconto di Alberto. Nel caso poi che si trattasse del racconto uscito su ‘Tempo’ in cui si parla di una cameriera la quale poi era un angelo, sono ancora più contenta, perché detto racconto è un plagio (mediocremente riuscito) di un mio breve racconto dal titolo Un frivolo aneddoto sulla Grazia, uscito prima su ‘Beltempo’ e poi dentro il mio libro di racconti (Il gioco segreto) nel 1942. Lo dico non per rivendicare nulla (ché una milionaria d’idee come me può anche permettersi il lusso di regalare un’idea) – ma semplicemente perché altrimenti fra qualche anno, quando si saran confuse le date, voi estimatori di Alberto e razzisti antifemminili sareste capaci di dire che sono stata io, in quel mio racconto, a plagiare lui!”

Zelda Sayre fu responsabile non in scarsa misura del successo di Francis Scott Fitzgerald che si vide rifiutare il matrimonio se non fosse riuscito a pubblicare Di qua dal Paradiso. In seguito, Zelda lesse e criticò in maniera costruttiva gli scritti del marito; disegnò per lui alcuni personaggi. I due ebbero un rapporto tormentato e intenso. Fitzgerald, durante un’intervista, dichiarò rivolgendosi all’amata:

Mi piaci così. Per me sei perfetta. Sei sempre disposta ad ascoltarmi mentre ti leggo i miei manoscritti a qualunque ora del giorno o della notte. Sei affascinante – e bella. E sbrini il frigo una volta a settimana. O almeno credo.

Hemingway raccontò in seguito del loro conflitto:

“Zelda era gelosa del lavoro di Scott, e quando li conoscemmo meglio scoprimmo che le cose andavano sempre nello stesso modo. Scott decideva di non partecipare alle feste che duravano tutta la notte e di fare ogni giorno un po’ di esercizio e di lavorare regolarmente. Si metteva all’opera e appena riusciva a combinare qualcosa Zelda cominciava a lamentarsi che si annoiava e lo persuadeva ad accompagnarla a un’altra festa. Bisticciavano e poi facevano la pace e lui si spremeva l’alcol dal corpo facendo lunghe passeggiate con me, e decideva che questa volta si sarebbe messo a lavorare sul serio, e non avrebbe guardato in faccia a nessuno. Poi riprendeva tutto da capo”.

Tantissime sono ancora le coppie di letterati che hanno vissuto in maniera ambivalente la loro relazione: Natalia e Leone GinzburgMatilde Serao e Edoardo ScarfoglioVirginia e Leonard Woolf.
Siri Hustvedt e Paul Auster, per esempio, vivono a Brooklyn da più di trent’anni, in un grande loft: lei non sopporta il ticchettio della macchina da scrivere, così lui va a lavorare in un piccolo appartamento indipendente, vicino alla casa, e poi torna. Un modo diplomatico per conciliare famiglia e letteratura. La letteratura, del resto, ha sempre influenzato la vita di coppia, forse perché le due cose non sono facilmente separabili: “La vita o si vive o si scrive”.

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