La tecnica, la creatività e il talento dei grandi scrittori

Quanto serve la tecnica? Cos’è la creatività? E il talento? Cosa possono insegnarci i grandi scrittori?

di Rossella Monaco

(dal portale scrivo.me del Gruppo Mondadori. Rubrica “Sulle spalle dei giganti”)

(Illustrazione: Studio Armad’illo / Lorenza Natarella)

“Allora non credi che l’artista lavori con intelligenza?”

“No. Procede migliorando, se può, ciò che imita in fatto di stile; e scegliendo, dalla propria interpretazione delle cose che lo circondano, ciò che gli serve da materiale. Ma dopotutto lo scrittore scrive sempre perché questo è il suo modo di vivere”.

Francis Scott Fitzgerald, Belli e dannati

 

Fitzgerald non aveva dubbi: uno scrittore che sia anche un artista è sempre il risultato dell’unione tra talento innato, tecnica e creatività. Un merito delle scuole di scrittura è di aver demitizzato l’idea dello scrittore romantico che procede per l’impeto dell’ispirazione; un demerito del creative writing è invece la diffusione del concetto che tutti possono diventare degli artisti, se conoscono le tecniche per farlo.

Ma è bene specificare che conoscere le tecniche di scrittura non vuol dire riuscire a creare arte. Non bastano una buona idea, delle regole teoriche e tanto esercizio perché il nostro nome compaia sulle antologie scolastiche. Serve anche del talento.

Oggi quasi tutti hanno il desiderio di scrivere un libro, anche solo per affermare la propria individualità (i blog e i social network hanno alimentato questo fenomeno). Esiste l’idea diffusa che pubblicare un buon libro sia un po’ come vincere la lotteria. Scrivere è visto come uno dei tanti modi per fare successo. Tutti siamo narratori per vocazione, perché ogni persona comprende in sé un mondo di emozioni e pensieri, un punto di vista sulle cose, una capacità di capire ed esprimersi. Bisogna poi valutare se si hanno le conoscenze, il desiderio e la predisposizione per diventare scrittori, artisti o semplici comunicatori.

La creatività è il frutto della conoscenza e dell’introiezione delle tecniche di scrittura. Stefano Bartezzaghi in L’elmo di Don Chisciotte (2009) scrive:

“Se Geppetto non fosse stato un bravo falegname non gli sarebbe neppure venuto in mente di costruire un burattino che sapesse muoversi e parlare. […] Quando la tecnica non ci dà più alcuna preoccupazione, possiamo pensare ad altro. A costruire un burattino fenomenale…”.

La creatività sopraggiunge quindi nel momento in cui si sono assimilate così a fondo le tecniche da non pensarci più mentre si applicano o si decide consapevolmente di trascenderle. Se si riesce a essere creativi, in questo senso, si è probabilmente dei bravi scrittori.

Il talento invece è qualcosa di innato, un’abilità eccezionale. È ciò che rende particolari, unici. La tecnica permette quindi lo sviluppo della creatività, che a sua volta permette di coltivare il talento, perché prenda forma e porti al successo artistico. (Nota: il successo commerciale può prescindere o meno dal talento artistico e a volte anche dalla creatività).

Il mestiere del narratore è difficile: costruire mondi è indubbiamente un’attività a cui molti si dedicherebbero a tempo pieno, ma comporta fatica, attenzione e disponibilità al lavoro in tutte le fasi. Tolstoj, ad esempio, amava riscrivere molto. Il suo capolavoro Guerra e Pace è stato rivisto otto volte e l’autore ha continuato a correggerlo fino alle ultime bozze. Per Carver la riscrittura era un’attività piacevole e divertente più delle altri fasi creative. Gabriel Garcìa Màrquez continua a rivedere i suoi romanzi finché il suo agente non lo ferma e non gli strappa letteralmente di mano il lavoro.

Ciò che rende Tolstoj, Gabriel Garcìa Màrquez, Raymond Carver degli artisti non è però solo la conoscenza delle tecniche, la creatività con la quale le hanno interpretate, la tenacia con cui lavorano, e non è solo il loro talento innato. È una somma di tutti questi aspetti.

Chi scrive è quindi il Geppetto della situazione: colui che crea, lavora, lima, taglia, aggiusta e riaggiusta. È sempre un artigiano della parola che deve imparare le tecniche di questo lavoro per svolgerlo. Può riprodurle con fedeltà e allora sarà un imitatore e un buon comunicatore; può trovare il modo di trascenderle o combinarle a modo suo, proponendo qualcosa di nuovo, e allora sarà un creativo, uno scrittore; sarà un artista solo se in grado di dare la propria firma peculiare ed eccezionale, elevandosi sulle altre possibilità creative, offrendo qualcosa di se stesso, sulla base del talento innato che lo distingue dagli altri.

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